· Città del Vaticano ·

Governo all’ascolto delle autorità musulmane

L’islam francese alla ricerca di un nuovo modello

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23 settembre 2020

Il Governo francese all’ascolto dei musulmani: nell’arco di soli tre giorni, le principali rappresentanze islamiche del paese sono state ricevute a varie riprese dalle autorità dello Stato per evocare le sfide che deve affrontare l’islam in Francia, in particolare la gestione territoriale delle moschee e il finanziamento del culto, mentre il presidente della Repubblica annunciava il suo intento di avviare una vasta riflessione in vista di una legge contro «i separatismi» che dovrebbe essere presentata in Parlamento a novembre.

Il 16 settembre è stato il primo ministro Jean Castex a ricevere a Hôtel de Matignon una delegazione del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), composta dal suo presidente, Mohammed Moussaoui, e dai due vicepresidenti. L’incontro è stato occasione per il Cfcm di presentare le principali linee di «una riforma ambiziosa, in particolare sulla sua organizzazione territoriale con la creazione dei Consigli dipartimentali di culto musulmano, la formazione di imam e cappellani nonché dei loro statuti». A riferirlo è un comunicato della stessa associazione, sottolineando inoltre che l’attuale capo del Governo «si è espresso favorevolmente a proposito di questa iniziativa» che «consentirà una maggiore vicinanza con gli attori in campo e una migliore gestione degli archivi di culto con le prefetture, i comuni e gli uffici».

È da diversi anni che Moussaoui, eletto alla guida del Cfcm nel gennaio 2020, auspica questa “dipartimentalizzazione”. Nel maggio 2018 — era allora presidente dell’Unione delle moschee di Francia (Umf) — aveva già presentato alla stampa le sue proposte «per l’organizzazione e il finanziamento della religione musulmana». Tra le vie più innovative c’era quindi quella di una divisione territoriale, sul modello delle diocesi della Chiesa cattolica. La richiesta di maggiore prossimità era poi emersa agli incontri territoriali dell’islam in Francia, organizzati nelle prefetture nel settembre 2018. In conseguenza di ciò il Cfcm si era impegnato a «puntare a una maggiore vicinanza attraverso la creazione dei Consigli dipartimentali del culto musulmano», ma la misura non era stata mai attuata.

Ma qual è la situazione odierna? Il più delle volte le questioni del culto musulmano vengono affrontate essenzialmente sul posto (organizzazione di feste religiose, monitoraggio di atti di radicalizzazione e di attacchi a luoghi di culto). Tuttavia, il livello ancor oggi privilegiato è la regione, attraverso i venticinque consigli regionali di culto musulmano. Secondo l’opinione della maggior parte dei protagonisti, questi consigli non sono in grado di soddisfare le aspettative dei musulmani in Francia e costituiscono «il gradino di troppo». Un altro tema di grande rilevanza approfondito da Jean Castex e dalla gerarchia del Cfcm — organo fondato da Nicolas Sarkozy quando era ministro dell’Interno nel 2003, ispirandosi alla Legge del 1905 sulla separazione delle Chiese e dello Stato — è stata la formazione di imam e cappellani francesi, «preoccupazione condivisa dal culto musulmano e dalle autorità pubbliche». Si è discusso in particolare «sui mezzi da mettere in campo affinché la formazione sia di qualità e in grado di rispondere alle grandi aspettative dei musulmani in Francia nella loro vita spirituale e nella lotta contro le ideologie estremiste», spiega il comunicato.

Sul finanziamento, infine, il Cfcm ha chiesto «una modifica normativa che consenta alle associazioni che sovraintendono ai luoghi di culto di gestire in modo proporzionato e concordato gli edifici. Questo percorso consentirà, attraverso il contributo dei fedeli, di dare ai luoghi di culto i mezzi per compiere in autonomia la loro missione».

Due giorni dopo l’incontro svoltosi nella sede del Governo francese, il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, si è recato a sua volta alla Grande moschea di Parigi, dove ha incontrato il rettore Chems-eddine Hafiz, prima di animare un dibattito con rappresentanti e imam della moschea su temi di attualità legati all’islam e al culto musulmano in Francia. L’intento del leader politico era rassicurare gli esponenti musulmani, preoccupati dal progetto di legge sul separatismo voluto dalle autorità francesi. «Il separatismo è un concetto, non so se sarà il titolo della legge», ha detto Darmanin, prima di dare garanzie sul metodo. A inizio ottobre il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, dovrebbe precisare i principi cardine di una riforma che poi resterà da definire. Il testo sarà inviato al Consiglio di Stato a novembre e successivamente presentato al Consiglio dei ministri entro la fine dell’anno. Infine dovrebbe arrivare in Parlamento, nel mese di febbraio.

Nel suo discorso di accoglienza, il rettore ha espresso il suo punto di vista personale sull’argomento: «Se siamo attenti al tema del separatismo islamista e sosteniamo qualsiasi azione volta a consolidare il quadro repubblicano, sono convinto che ogni azione concreta ed efficace debba, nel rispetto delle regole della laicità, essere condotta in spirito di consultazione con i legittimi rappresentanti dei musulmani, coloro che difendono un islam aperto e una cittadinanza repubblicana». Convinto che la prevenzione dei fenomeni di radicalizzazione islamica in Francia «non deve passare attraverso la sola gestione della sicurezza», Chems-eddine Hafiz ha ritenuto importante «non porre la questione sulle spalle delle sole forze di sicurezza, né su quelle dei soli musulmani. È affare della Repubblica e di tutta la società».

di Charles de Pechpeyrou