· Città del Vaticano ·

L’Europa discute la riforma del Regolamento di Dublino sui migranti

Donne migranti sull’isola greca di Lesbo (Reuters)

La Commissione illustra le proposte. Previsto un meccanismo di solidarietà sui ricollocamenti

23 settembre 2020

Un Regolamento di Dublino sulla responsabilità del Paese di primo ingresso più morbido e accompagnato da un meccanismo di solidarietà, che sarà obbligatorio in ogni sua declinazione, sia in termini di ricollocamenti dei profughi che hanno probabilità di ottenere asilo nell’Ue, che in termini di rimpatri accelerati e sponsorizzati dagli altri Paesi partner per i migranti che invece non hanno titolo a restare nell’Unione. Sono due dei pilastri su cui si fondano le proposte del nuovo Patto per la migrazione, che oggi sono state presentate dalla Commissione europea. «Il meccanismo di solidarietà, con i ricollocamenti ed i rimpatri sponsorizzati, scatterà in modo automatico per i migranti che vengono salvati in mare. Ma anche il Paese di sbarco ne dovrà accogliere una parte» ha detto Ylva Johansson, commissario Ue agli Affari interni.

Bruxelles non propone l’abolizione del regolamento di Dublino, ma alcune modifiche sulle norme che obbligano i Paesi di primo ingresso a farsi sempre carico dei migranti. Ci sono cioè degli emendamenti, che arricchiscono la casistica per l’assegnazione della responsabilità ai Paesi partner, allentando la pressione su quello di primo ingresso. Le proposte dovranno poi passare al vaglio del Consiglio e del Parlamento. E al momento — secondo gli analisti — è facile prevedere che i quattro Paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) saranno quelli che porranno l’urgenza di maggiori condizioni e garanzie.

Una voce critica è stata espressa dal governo austriaco. «La redistribuzione in Europa dei richiedenti asilo ha fallito» ha detto ieri il cancelliere austriaco Sebastian Kurz in un’intervista alla France Presse. «Sono convinto che abbia fallito e che molti Stati non la vogliano» ha sottolineato riferendosi ai Paesi che si rifiutano di accogliere i migranti arrivati in Italia o in Grecia. «Il sistema non può funzionare così ma con una migliore difesa delle frontiere esterne» ha aggiunto il cancelliere.

Nel frattempo, diverse Chiese e organizzazioni religiose, tra le quali il Consiglio ecumenico delle Chiese (Coe), la Conferenza della Chiese europee (Cec) e la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme), insieme al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, hanno scritto una lettera alla Commissione europea perché vengano offerti aiuti ai migranti e alle comunità di accoglienza. Nel documento Chiese e organizzazioni religiose ribadiscono il loro impegno a sostegno dei migranti e chiedono all’Unione europea un patto su asilo e migrazioni, l’applicazione del Patto mondiale per i rifugiati e del Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, il rispetto dei diritti e della dignità dell’uomo e l’effettiva solidarietà fra gli stati membri. La lettera nasce in seguito all’incendio del campo di Moria sull’isola di Lesbo che ha lasciato 13 mila migranti senza un tetto. «La migrazione è parte integrante della storia e dell’esperienza umana — si legge nella lettera — esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la stigmatizzazione della mobilità e chiediamo che ciò cambi nella politica, nei media, e nelle nostre comunità, in linea con i principi della dignità e della solidarietà e con i diritti umani».