· Città del Vaticano ·

L’economia di Dio

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Il Vangelo della XXV Domenica del Tempo ordinario (Matteo 20, 1-16)

15 settembre 2020

La paga giornaliera di un operaio al tempo dei Vangeli era di un denaro, e questo corrispondeva al fabbisogno di un padre di famiglia perché i suoi figli avessero di che vivere.

Essere presi a giornata da un padrone non era un optional, ma una questione vitale. Se leggiamo in questa luce la parabola dei lavoratori nella vigna presi nelle diverse ore, allora intendiamo meglio la scelta del padrone: lui non conta le ore ma la necessità di questi uomini, e non lascia senza pane le loro famiglie.

Infatti è illuminante il dialogo fra il padrone e gli operai delle cinque del pomeriggio, in cui l’indagine sul motivo del loro ozio si risolve nella risposta: «Nessuno ci ha presi a giornata». Questo è il vero motivo del vuoto umano: quando la vita è tenuta in ostaggio dal nulla, quando non c’è quel Qualcuno che solo sa dare pienezza. Così possiamo guardare a tante persone, soprattutto giovani, che sono nel loop dell’inconsistenza.

Il padrone non ha una mentalità economica.

Questa è una parabola sul Regno dei Cieli, non è un sistema aziendale da yuppies degli anni ’80.

Proviamo a pensare a qualcuno a cui vogliamo bene che solo alla fine della vita trova la strada della fede, fosse anche l’ultimissimo tratto della sua esistenza: l’amore ci porta a desiderare di arrivare insieme alla stessa méta, alla stessa paga, ritrovandoci uniti nel Cielo alla fine della nostra giornata su questa terra.

È questa la logica del padrone. Questa è l’economia di Dio.

E c’è ancora da dire che gli operai della prima ora, anche se brontolano, hanno invece passato un giorno intero pensando: “è fatta, oggi ho trovato il pane!”.

Che sorte benedetta è lavorare nella vigna! Che grazia poter spendere quanto più tempo possibile nel compito che il Signore ci assegna! Egli è quel Qualcuno che ci ha “presi”, non ci ha lasciati senza pane, e quando capiamo quale grazia sia “lavorare” per Lui, viviamo in una fatica felice, e non possiamo che sperare che tutti i “disoccupati” di ogni tipo trovino la Sua paga generosa.

di Fabio Rosini