· Città del Vaticano ·

Jennifer e il sicomoro

Il sicomoro che sorge nelle Fell End Cloud dello Yorkshire, in Inghilterra

Punti di resistenza

19 settembre 2020

Sono venticinque anni che Jennifer James si domanda, sorpresa e meravigliata, come possa essere nato (sviluppandosi poi rigogliosamente) un sicomoro nelle Fell End Cloud dello Yorkshire, storica contea dell’Inghilterra, situata nella parte settentrionale del Paese. Questo albero, spoglio ma di forma solenne ed elegante, spicca con icastica evidenza in una landa altrimenti brulla e desolata.

Si tratta di una vasta area — dove un tempo lavoravano i minatori — lastricata di calcare. «È veramente inusuale vedere un albero di queste dimensioni in un’area di questo tipo» afferma, citata dal «Guardian», Jennifer James, che si chiede: «Come è cresciuto questo sicomoro? Qualcuno lo ha piantato?».

Ottantuno anni, biologa in pensione, Jennifer ha stretto con tale albero, nel corso del tempo, un rapporto che lei stessa definisce di «amicizia», perché in questo «prodigio della natura» ella vede un simbolo carico di significato e di forza: ovvero, la presenza tenace di un elemento del creato che resiste al passare del tempo e alle offese che, con inquietante frequenza, l’uomo reca all’ambiente che lo circonda.

«Il mio timore — confessa — è che prima o poi, per un motivo legato a qualsivoglia progetto edilizio, verrà deciso che questo albero dovrà essere abbattuto. Quel giorno, se ciò accadrà, sarà un giorno molto triste per coloro che combattono per la salvaguardia dell’ambiente» sottolinea la biologa.

I suoi timori, del resto, non sono infondati. Sempre il «Guardian» infatti — che da tempo sta curando una rubrica dedicata al complesso legame tra le bellezze della natura, la sfida posta dai cambiamenti climatici e le gravi responsabilità dell’uomo — rileva che di recente è stato deciso di abbattere un pero, vecchio 250 anni, nel villaggio inglese South Cubbington: una decisione che ha provocato aspre e veementi proteste da parte dei residenti, non solo perché sono affezionati a tale albero, ma anche perché esso, nonostante l’età veneranda, continua a produrre frutti.

A causa dell’emergenza del coronavirus, l’abbattimento — le cui ragioni non sono ancora del tutto chiare — è stato rinviato, ma le operazioni di estirpamento dovrebbero avere luogo tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre.

Jennifer James ricorda che gli alberi vantano uno straordinario potenziale nel contrastare la crisi climatica, che si manifesta anzitutto nella particolare capacità di assorbimento del diossido di carbonio i cui valori, se troppo elevati, potrebbero provocare, a detta degli esperti, conseguenze disastrose per l’ambiente e per i suoi complessi e delicati equilibri.

Nel descrivere il sicomoro, Jennifer quasi si commuove. «Esso irradia un senso di libertà — dice — ed è perfettamente simmetrico pur nel fitto intrico dei rami. Da qualsiasi angolazione lo si osservi, presenta sempre la stessa forma». Inoltre l’albero sorge in un’area dove, pur essendo aperta, raramente soffia il vento. Questa sorta di immobilità acuisce quel senso di maestosità e di imponenza che pervade il sicomoro, il quale viene così a configurarsi come un baluardo da opporre al corrosivo e impietoso fluire del tempo.

Intorno all’albero sogliono giocare i bambini residenti nei villaggi limitrofi: un tempo vi erano i minatori che, dopo stressanti ore di lavoro, si sedevano sotto i suoi rami per fruire dell’ombra e del refrigerio che ne derivava. «Ora questo è un luogo di gioia e non più fatica» sottolinea Jennifer che ha collezionato numerose foto del sicomoro, scattate, strategicamente, nelle quattro stagioni, così da certificare la sua capacità di resistenza pur nel variare, spesso brusco, del clima.

«È soprattutto di inverno — evidenzia la biologa con pronunciato orgoglio — che il sicomoro irradia un senso di indomabile potenza. Il paesaggio, già di per sé brullo, si fa ancora più cupo e minaccioso ma lui è li, forte e caparbio, come a sfidare chi osi minarne e turbarne l’olimpica serenità».

di Gabriele Nicolò