· Città del Vaticano ·

Il conflitto siriano non si ferma

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Rapporto delle Nazioni Unite sulla situazione attuale

17 settembre 2020

In seguito al cessate il fuoco dello scorso 5 marzo, la guerra civile siriana è entrata in una fase di minore intensità. Questo attenuarsi delle ostilità è dovuto in parte all’attuale situazione sul campo, dove le forze governative hanno riottenuto il controllo sulla maggior parte del territorio, e in parte anche all’emergenza legata alla pandemia in corso. Tuttavia, anche se con una minore portata, il conflitto continua a imperversare, e con esso anche le violenze che porta con sé. In particolare è il governatorato di Idlib, situato nella parte nord-occidentale del Paese e fuori dal controllo delle forze governative, a essere teatro di ostilità.

Una dettagliata descrizione della situazione attuale sul suolo siriano è stata esposta nel rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria, presentato lo scorso 15 settembre a Ginevra. Questa commissione, formata nel 2011 agli albori del conflitto siriano e presieduta dal giurista brasiliano Paulo Sérgio Pinheiro, lavora a stretto contatto con il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, aggiornandolo sugli sviluppi della guerra in incontri quadrimestrali. Dall’inizio del conflitto ad oggi, la Commissione ha presentato oltre 20 rapporti e diversi comunicati brevi.

L’ultimo rapporto, lungo 25 pagine e risultato di costanti e meticolose indagini condotte sul campo fra gennaio e luglio 2020, riporta la perpetrazione di diverse violazioni dei diritti umani da parte di tutte le fazioni coinvolte nel conflitto. All’interno del testo, la Commissione ha dichiarato che il suo obiettivo era quello di ottenere un quadro quanto più completo possibile del territorio siriano, concentrandosi anche sulle aree più distanti dall’epicentro delle ostilità. La popolazione siriana continua pertanto a essere vittima di questo devastante conflitto, giunto ormai al decimo anno di durata.

Speciale risalto, dovuto al momento attuale, è dato al problema della detenzione dei prigionieri da parte di tutte le fazioni. Questo tema assume infatti particolare rilevanza alla luce dell’emergenza covid-19, in quanto molte strutture di detenzione risultano essere sovraffollate e presentano quindi un alto rischio di diventare focolai di contagio. Nelle conclusioni è pertanto espressa la necessità di applicare misure atte a contenere la diffusione del virus. Un altro punto è invece dedicato alla necessità di preservare i numerosi siti di interesse storico e religioso presenti sul territorio siriano, i quali hanno subito ingenti danni dall’inizio del conflitto a causa degli scontri armati.

Il report si conclude infine con un rimando alla risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2015, la quale esorta tutte le parti coinvolte a una cessazione delle ostilità. Per il prossimo 22 settembre è prevista una sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite all’interno della quale il rapporto della Commissione sarà discusso in dettaglio.

di Giovanni Benedetti