· Città del Vaticano ·

Il chiacchiericcio è una peste più brutta del covid

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All’Angelus il Papa parla della correzione fraterna e della necessità di instaurare relazioni fondate sul perdono

07 settembre 2020

C’è in giro «una peste più brutta del covid». Si chiama «chiacchiericcio» e può essere debellata solo facendo «uno sforzo: basta chiacchiere». Con l’efficacia del suo linguaggio diretto e dirompente, Papa Francesco ha denunciato questo pericoloso malcostume, rimarcando con significative aggiunte al testo preparato che «il grande chiacchierone è il diavolo», il quale «va dicendo le cose brutte degli altri, perché lui è il bugiardo che cerca di disunire la Chiesa, di allontanare i fratelli».

Il monito è riecheggiato dalla finestra dello Studio privato del Palazzo apostolico vaticano a mezzogiorno di domenica 6 settembre, durante la preghiera dell’Angelus recitata dal Pontefice con i fedeli presenti in piazza San Pietro nel rispetto delle misure di sicurezza volte a contrastare il diffondersi del contagio da coronavirus.

Come di consueto il vescovo di Roma per la riflessione ha preso spunto dal passo evangelico proposto dalla liturgia: nella circostanza si trattava del «quarto discorso di Gesù nel racconto di Matteo, conosciuto come discorso “comunitario” o “ecclesiale”» (cfr. 18, 15-20), che parla «della correzione fraterna».

In proposito Francesco ha fatto notare come «per correggere il fratello che ha sbagliato», Gesù suggerisca «una pedagogia del recupero» articolata «in tre passaggi». Il primo consiste nell’ammonimento, che però va fatto «con discrezione» e non per giudicare. «Tuttavia, può avvenire che, malgrado le mie buone intenzioni, il primo intervento fallisca», ha aggiunto introducendo il secondo approccio. Infatti, ha spiegato, «in questo caso è bene non desistere»; occorre al contrario «ricorrere all’appoggio di qualche altro fratello o sorella». Però, persino «l’amore di due o tre fratelli può essere insufficiente, perché quello o quella sono testardi»: ecco allora il terzo aspetto, che consiste nel dirlo «alla comunità, cioè alla Chiesa». Perché, ha chiarito Francesco, ci sono situazioni in cui «tutta la comunità viene coinvolta... per recuperare il fratello». E se «a volte anche questo può non bastare» — ha esortato il Pontefice — bisogna «rimettere il fratello nelle mani di Dio», visto che «solo il Padre potrà mostrare un amore più grande di quello di tutti i fratelli messi insieme». E «questo insegnamento di Gesù ci aiuta tanto, perché... quando noi vediamo uno sbaglio, un difetto, una scivolata... di solito la prima cosa che facciamo è andare a raccontarlo agli altri, a chiacchierare. E le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’unità della Chiesa». Mentre, ha raccomandato Francesco concludendo, «se la cosa non va», sarebbero meglio «silenzio e preghiera per» coloro «che sbagliano, ma mai il chiacchiericcio».

L'Angelus