· Città del Vaticano ·

I passi dei Papi raccontati sulle pagine de «L’Osservatore Romano»

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29 settembre 2020

Ci sono le prime pagine e le cronache de «L’Osservatore Romano» — insieme a significative e storiche fotografie — a far da filo conduttore alla mostra allestita, nell’atrio dell’aula Paolo VI, per ripercorrere i 75 anni di servizio dell’Ispettorato di pubblica sicurezza vaticano. L’esposizione — che Papa Francesco ha potuto vedere lunedì mattina, 28 settembre, in occasione dell’udienza ai dirigenti, ai funzionari e agli agenti — è stata inaugurata (subito prima dell’incontro con il Pontefice) dal ministro dell’Interno della Repubblica italiana, Luciana Lamorgese, e dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Al termine dell’incontro nell’aula Paolo VI, il ministro Lamorgese, con il capo della Polizia, Franco Gabrielli, il prefetto Felice Colombrino e Luigi Carnevale, dirigente dell’Ispettorato, hanno presentato i contenuti della mostra al Papa, che li ha ringraziati complimentandosi per l’iniziativa.

Nel catalogo dell’esposizione, a tracciare le linee storiche (da Pio XII a Francesco) e a indicare le prospettive di servizio dell’Ispettorato è, con la sua prefazione, proprio il capo della Polizia: «È il 10 marzo del 1945, la seconda guerra mondiale non è ancora finita. Roma è stata da poco affrancata dall’occupazione nazista, ma l’Italia sarà dichiarata libera solo il 25 aprile successivo. Fra macerie ancora fumanti, in una società disorientata e segnata dalle ferite della guerra, l’Italia si affida al governo Bonomi ter per voltare pagina e iniziare il cammino della rinascita all’insegna di una pace mai così agognata. Quel giorno il Ministero dell’Interno, retto dallo stesso Ivanoe Bonomi, emana un decreto di poche righe con il quale viene costituito, nell’ambito della Polizia, l’Ufficio Speciale di Pubblica Sicurezza “San Pietro”. Ad esso è demandata — ricorda Gabrielli — un’alta missione che trae origini dai Patti Lateranensi firmati nel 1929, che nello stabilire la nascita dello Stato della Città del Vaticano avevano previsto per Piazza San Pietro uno speciale regime. Quel luogo sacro alla cristianità pur ricadendo nel territorio del piccolo Stato da poco sorto, sarebbe stato lasciato aperto ai pellegrini e ai visitatori e la sua sicurezza alle autorità italiane. Con quel decreto si dava attuazione a quell’accordo, individuando nel neo costituito Ufficio l’organo a cui affidare la sicurezza di Piazza San Pietro. Un’unicità nel panorama internazionale».

«È l’inizio di un lungo viaggio — spiega — giunto ai giorni nostri e che ha attraversato tutta la storia dell’Italia repubblicana, con il privilegio unico per i protagonisti di vivere a contatto con un mondo, quello vaticano, che per l’altissimo ruolo svolto dal suo Sommo Rappresentante, costituisce un faro per l’umanità». E «nel giugno del 1954 l’Ufficio assunse la denominazione di Ispettorato generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, fino al marzo del 2001, allorquando assunse quella attuale di Ispettorato di Pubblica Sicurezza “Vaticano”».

Non si tratta però solo di guardare a un seppur glorioso passato. «Se la missione non è mai mutata — fa notare Gabrielli — sono invece cambiati gli scenari nazionali ed internazionali con riflessi importanti per la sicurezza degli obiettivi sensibili d’interesse». Si pensi alla minaccia terroristica. E «gli uomini e le donne dell’Ispettorato hanno la consapevolezza della responsabilità che grava sulla propria opera quotidiana, ma ciò non impedisce di coniugare il necessario rigore con la sensibilità necessaria nell’accogliere decine di migliaia di visitatori provenienti giornalmente da tutto il mondo. Garantire la sicurezza, senza turbare la spiritualità che dai luoghi sacri vigilati promana, è l’obiettivo che ogni giorno le donne e gli uomini di questo speciale Presidio si prefiggono».

Punta sull’attualità, infine, Luigi Carnevale, dirigente dell’Ispettorato, nell’introduzione al catalogo, facendo presente che gli agenti, «nel doloroso periodo in cui il Paese si è fermato per impedire una più drammatica diffusione del covid-19, non hanno mai smesso di vigilare con la massima attenzione sui siti sacri adiacenti la Città del Vaticano, Piazza San Pietro e la Basilica in primis». E proprio «in quei giorni — confida — il nostro lavoro ha assunto ancor più i toni di un atto d’amore verso luoghi normalmente brulicanti di pellegrini e turisti e che apparivano improvvisamente deserti anche se paradossalmente ancor più splendenti nella loro solenne bellezza». Di più: «Siamo stati commossi testimoni della preghiera solitaria del Pontefice che ha assunto in quel contesto una veste inedita e ancor più toccante».