· Città del Vaticano ·

I cerchi concentrici della solidarietà

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Per superare le crisi ed essere migliori di prima

05 settembre 2020

Nel corso della prima udienza pubblica dopo la sospensione dovuta all’emergenza sanitaria, il Pontefice ha invocato la solidarietà quale valore fondamentale per superare, «migliori di prima», la crisi, che, ormai da mesi, mette a dura prova tanto le istituzioni, quanto le relazioni sociali ed economiche dell’intero pianeta. Il forte richiamo al canone solidarista merita particolare attenzione, essendo rivolto, al contempo, alle persone e alle istituzioni della convivenza.

La solidarietà è valore che, nel corso dei secoli è transitato dal piano religioso a quello politico-filosofico, per approdare, in esito ad un lento processo di positivizzazione, alla dimensione giuridica e, segnatamente, a quella costituzionale. Il principio di solidarietà si colloca, dunque, alle radici di ogni legame sociale, esprimendo, nelle diverse declinazioni in cui si svolge, tutti i riflessi della sua ascendenza assiologica.

L’origine dell’ispirazione solidarista è storicamente segnata dall’incarnazione del figlio di Dio e, dunque, dalla fratellanza di tutti gli uomini in Cristo. «Non c’è più (tra voi) né giudeo, né greco, né schiavo, né libero, né maschio, né femmina essendo tutti noi una sola persona in Cristo Gesù», scriveva San Paolo nella Lettera ai Galati (III, 28). Tale rivoluzionario postulato è stato capace, dapprima, di riplasmare i riferimenti culturali e assiologici della civiltà greco-romana, assorbendoli nella nuova dimensione della Respublica Christiana, orientata dall’autorità imperiale e dalla Chiesa universale. Successivamente, dopo la rottura dell’unità religiosa dell’Occidente, la solidarietà ha, comunque, condizionato i caratteri degli ordinamenti politici laici, affacciandosi sotto forma di fraternità, accanto alla libertà e all’eguaglianza nella triade rivoluzionaria del 1789.

In quest’ultimo contesto storico-politico, tuttavia, l’ispirazione solidarista rimase in ombra, essendo strutturalmente incompatibile con la fortissima carica individualistica che connotava gli altri due principi ispiratori dello Stato liberale ottocentesco. La solidarietà, infatti, postula il concetto di persona, entità originale, ma in costante rapporto con il prossimo e, dunque, immersa nella concretezza dei rapporti sociali, titolare di diritti, ma anche di paralleli doveri. Ecco, allora, che il principio di solidarietà riemerge nella Dottrina sociale della Chiesa, che, a partire dalla Rerum novarum di Leone XIII, contribuisce al superamento dell’individualismo liberale e, nel segno della dignità della persona umana, alla progressiva affermazione dello Stato costituzionale e sociale nella seconda metà del XX secolo.

Proprio nello Stato costituzionale, la solidarietà, divenuta ormai principio di diritto, rivela tutte le sue potenzialità per l’affermazione di un assetto di convivenza orientato al bene comune. In tale ambito, il principio solidarista è un potentissimo fattore di integrazione umana, sul piano politico, sociale ed economico, tanto nelle relazioni tra i privati, quanto nei rapporti tra i cittadini e l’autorità.

Dal primo punto di vista, la solidarietà opera in parallelo al principio di sussidiarietà, offrendo un parametro giuridico per la valorizzazione delle condotte individuali e sociali spontaneamente rivolte al bene comune. Come ha segnalato la Corte costituzionale italiana, la persona è chiamata «ad agire non per calcolo utilitaristico o per imposizione di un’autorità, ma per libera e spontanea espressione della profonda socialità che caratterizza la persona stessa». La solidarietà è, dunque, un principio che, «comportando l’originaria connotazione dell’uomo uti socius», è posto dalla Costituzione tra i valori fondanti dell’ordinamento giuridico. La stessa, quindi, è «istanza dialettica volta al superamento del limite atomistico della libertà individuale, nel senso che di tale libertà è una manifestazione che conduce il singolo sulla via della costruzione dei rapporti sociali e dei legami tra gli uomini, al di là di vincoli derivanti da doveri pubblici o da comandi dell’autorità».

Sul piano dei rapporti tra autorità e libertà, la solidarietà si pone, innanzi tutto, alle radici del vincolo politico tra Stato e cittadino. Tuttavia, proprio la sua carica assiologica alimenta le aperture dell’ordinamento a legami che valicano il perimetro della cittadinanza. Il rilievo del valore personalista, infatti, va oltre la cittadinanza e la nazionalità e rappresenta il presupposto per l’allargamento dei vincoli solidaristici anche in campo politico, secondo un’articolazione che può essere definita “a cerchi concentrici”. Così — sia pure entro i limiti di compatibilità stabiliti dall’ordinamento sovrano, dai suoi organi democratico-rappresentativi e dalla cornice dei principi costituzionali — la solidarietà è stata riconosciuta dal Giudice delle leggi, come fondamento di «una comunità di diritti e di doveri, più ampia e comprensiva di quella fondata sul criterio della cittadinanza in senso stretto, accoglie e accomuna tutti coloro che, quasi come in una seconda cittadinanza, ricevono diritti e restituiscono doveri». In questi termini la solidarietà è ponte tra libertà e autorità, tra cittadino e straniero, tra sentimento e ragione, in un equilibrio dinamico che aiuta a superare le crisi «migliori di prima».

di Felice Giuffrè
Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università degli Studi di Catania