· Città del Vaticano ·

Intervento del segretario generale dell’Onu dopo le intese di Israele con Emirati Arabi Uniti e Bahrein

Gli accordi di Washington opportunità da non perdere

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
17 settembre 2020

«Credo sia importante vedere l’opportunità che c'è, l’accordo ha ottenuto un risultato importante, la sospensione dell’annessione dei territori occupati, che abbiamo sempre detto avrebbe avuto drammatiche conseguenze per la pace e la sicurezza nella regione e la soluzione dei due Stati».

Lo ha detto il segretario generale dell’Onu, António Guterres, all'indomani degli accordi firmati alla Casa Bianca — alla presenza di Donald Trump — per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele e Emirati Arabi Uniti e la dichiarazione di pace tra Israele e Bahrein. «Questa opportunità ora esiste — ha proseguito Guterres — pensiamo che sia il momento in cui Israele e Palestina riprendano il dialogo per trovare una soluzione in linea con le risoluzioni delle Nazioni Unite». «È molto importante — ha quindi aggiunto il segretario generale delle Nazioni Unite — che si impegnino in diretti negoziati per la pace in Medio Oriente». L’obiettivo è il raggiungimento del cessate il fuoco.

Di ritorno da Washington, il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha detto che «porteremo altri accordi di pace, non c'è dubbio che abbiamo dato il via ad una grande rivoluzione». In dichiarazioni rilanciate dal quotidiano «Times of Israel», Netanyahu ha precisato che si tratta di «un bene per Israele, bene per la regione, bene per l’umanità. Non è una piccola cosa».

Gli accordi di Washington sono stati criticati dall'Iran. In una riunione del governo a Teheran, trasmessa ieri in diretta televisiva, il presidente, Hassan Rohani, ha dichiarato che l’Iran considererà gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein come «responsabili di tutte le gravi conseguenze che deriveranno» dagli accordi di normalizzazione siglati alla Casa Bianca con Israele.

«Come avete potuto tendere la mano a Israele? E volete anche dargli delle basi nella regione?», ha accusato nel suo discorso Rohani, parlando di «alcuni Stati regionali» i cui «dirigenti non capiscono nulla di religione e ignorano il proprio debito verso la nazione palestinese e i loro fratelli che parlano la loro stessa lingua». «Dove sono finite le vostre preoccupazioni per i crimini in Palestina e — ha incalzato il presidente dell'Iran — dov’è finita la vostra compassione per i vostri fratelli palestinesi?».

Nei giorni scorsi, la Guida suprema di Teheran, Ali Khamenei, aveva già accusato gli Emirati Arabi Uniti di avere «tradito il mondo islamico, le nazioni arabe, i Paesi della regione e la Palestina».

L’Arabia Saudita si è mantenuta prudente e ha ribadito di essere dalla parte del popolo palestinese e di sostenere tutti gli sforzi volti a raggiungere una soluzione giusta e globale alla questione palestinese.

In una rara intervista televisiva, il capo del Mossad, Yossi Cohen, non ha però escluso, a breve, la possibilità di intese tra Riad e Israele. Il presidente Trump, nella conferenza stampa alla Casa Bianca prima della firma degli accordi con Abu Dhabi e Manama, aveva dichiarato che «altri cinque Paesi arabi si uniranno alla pace con Israele». In risposta ad una domanda diretta se l’Arabia Saudita sia tra questi Paesi, Cohen ha detto: «Stimo che ci possa essere questa possibilità. Certamente lo spero».

Da Ramallah, il presidente palestinese, Abu Abbas, ha denunciato che le intese di Washington «non permetteranno di raggiungere la pace finché gli Stati Uniti e l’occupazione israeliana non riconosceranno il diritto del popolo palestinese a uno Stato indipendente».