· Città del Vaticano ·

Estetica della cittadinanza

Masolino da Panicale, «Miracoli di san Pietro» (Cappella Brancacci, 1424-25)

L’attenzione alla bellezza come fondamento di una nuova educazione civica in un libro di Irene Baldriga

01 settembre 2020

«La cittadinanza non è un mero elenco di diritti e doveri, bensì una postura, un modo di essere e di interagire con gli altri e con i luoghi che si abitano e che abitano dentro di noi». Il piccolo ma denso volume che Irene Baldriga ha recentemente pubblicato Estetica della cittadinanza. Per una nuova educazione civica (Milano, Le Monnier Università, 2020, pagine 132, euro 14) amplifica il dibattito, reso ancora più attuale in questa fase storica che stiamo vivendo, sul ruolo dell’estetica nella nostra collettività. Alla luce di tante riflessioni sulla natura, sulla società, sull’estetica e sul ruolo che deve essere svolto dalla “bellezza”, è necessario arrivare a una nuova consapevolezza dell’essere cittadino. I valori civici devono sposarsi con quelli della bellezza che giustamente sta sempre più tornando al centro del dibattito filosofico, politico, pedagogico e sociale. Restituire l’importanza alla natura e alla “cultura” intesa nelle sue accezioni più ampie di conoscenza, e contestualmente focalizzare l’attenzione sul modo di interagire con il prossimo: lavorare sulla qualità dei comportamenti e delle relazioni; imparare a riconoscere la “bellezza”, saperla costruire, raccontare, trasmetterla e soprattutto difenderla. Queste sono le cifre del vero cittadino “estetico” che deve quindi sapere ben integrare e armonizzare natura e cultura. Una consapevolezza che va dall’intelligenza estetica, erede anche di quella raffinatissima filosofia zen wabi-sabi, alla democrazia estetica — una vera e propria filosofia politica che andrebbe sposata dai nostri governanti — fino all’estetica del silenzio: l’ascolto della natura, del canto degli alberi, sottolineato da Papa Francesco fin dagli inizi del suo pontificato con l’enciclica Laudato si’.

Storica dell’arte raffinata, la Baldriga dimostra non solo una buona conoscenza degli autori antichi, ma anche della letteratura e della filosofia più recenti, con spiccate competenze musicali, cinematografiche e sociologiche. Fedro, Esiodo, Lucrezio, Orazio insieme a Platone, Kant, Ruskin, Panosfsky, Hillman, Le Corbusier, Oskar Niemeyer, Renzo Piano accompagnati dai filosofi americani Hannah  Arendt, Martha Nussbaum e Amartya Sen, ma anche Alekdandr Solzhenitsyn, Carlo Maria Martini, fino a Nanni Moretti, sono per lei gli strumenti per avvalorare e dare corpo alla conoscenza e soprattutto alla coscienza estetica, a quell’attenzione diversificata ma immutata nel corso dei secoli riservata a queste importanti tematiche per la nostra società. Lei stessa diventa quindi l’espressione del cittadino con una coscienza estetica: è lei l’essenza di quel “cittadino estetico” che auspica si possa sempre più educare e diffondere nel nostro mondo. 

Mi piace condividere in queste pagine uno stralcio del suo pensiero e il Manifesto dell’Estetica della Cittadinanza che in maniera ironica — ma neanche troppo — l’autrice ha posto in appendice al suo libro, in dieci punti essenziali per sintetizzare e distillare il suo pensiero filosofico. Uno stimolo ulteriore fornito da questo piccolo libro importante, che sono sicura sarà il volano per amplificare il dibattito su tematiche che reputo attualissime.

di  Barbara Jatta


Manifesto dell’Estetica della Cittadinanza


1. L’estetica della cittadinanza consiste nella valorizzazione del rapporto tra conoscenza del patrimonio culturale e qualità dei comportamenti civici e relazionali.
2. L’estetica della cittadinanza si manifesta in termini di postura, partecipazione, sensibilità, sguardo, capacità di ascolto, immaginazione.
3. Il patrimonio culturale e il paesaggio vengono assunti come specchio dell’identità del cittadino estetico.
4. L’educazione alla cittadinanza estetica si esprime attraverso l’esperienza consapevole dei beni culturali, del paesaggio e delle relazioni con gli altri.
5. La cittadinanza estetica promuove l’esercizio della narrazione attiva e passiva (leggere e raccontare).
6. Il cittadino estetico promuove e pratica il rispetto del bene comune e del benessere, rivolto alle cose, alle persone, agli animali, all’ambiente naturale e artificiale.
7. La cittadinanza estetica trova una sua naturale espressione nella pratica del confronto e nella cura per la chiarezza e la bellezza della parola.
8. L’estetica della cittadinanza richiede la massima diffusione della cultura storico-artistica, della conoscenza del paesaggio e del patrimonio immateriale.
9. La cittadinanza estetica valorizza la complessità e lo scambio culturale, promuove la solidarietà sociale e lo sviluppo sostenibile.
10. La cittadinanza estetica è espressione della cultura repubblicana. I suoi valori vengono trasmessi in famiglia, nella scuola, a tutti i livelli della società civile.


Pubblichiamo uno stralcio del secondo capitolo del libro, intitolato Aquile e cattedrali. Sull’armonia tra natura e cultura.

Disperso nel cuore della Navarra, poco a sud dei Pirenei, c’è un piccolo villaggio di 150 abitanti. Gallipienzo è un luogo remoto, non facile da raggiungere. I pochi turisti che arrivano a visitarlo sono viaggiatori attratti da un gradevole albergo di poche stanze, l’Heredad, appollaiato sulla collina che guarda la valle del fiume Aragon. È un posto ideale per godere del silenzio e dell’antica atmosfera di questa regione affascinante che vanta come pochi posti in Europa una natura incontaminata e una storia veneranda. L’albergo ha l’aspetto di una casa rurale, molto curata e costruita nel pieno rispetto dei materiali e dei colori del luogo. I proprietari hanno ricavato gli ambienti restaurando alcune case del vecchio borgo, sfidando il precipizio che si apre a pochi metri sulla bellissima valle. Il silenzio assoluto si rompe, a tratti, per il vento che si insinua tra i corpi degli edifici e per gli uccelli che si rincorrono in volo. L’area è una riserva ornitologica, conosciuta per la presenza delle aquile imperiali.

L’ospitalità è impeccabile. I gestori riservano a tutti un caloroso benvenuto, dispensando informazioni e notizie sulla storia dei luoghi e sulle escursioni da fare nei dintorni. A chi manifesti particolare interesse e sensibilità, rivelano il segreto più prezioso del luogo: in cima al vecchio borgo, arrampicata sulla montagna, si erge la chiesa romanica di San Salvador. L’antica cripta è un piccolo gioiello di architettura: non c’è un custode, ma è possibile prendere le chiavi in prestito per poterla visitare. La salita al paese antico è una piccola sfida: scale, sentieri, molte case abbandonate. L’aria è purissima, il cielo abbagliante. D’un tratto, alzando gli occhi per misurare la distanza fino alla iglesia, compaiono le prime aquile: due, tre, cinque, che continuano ad aumentare. Se ne possono vedere fino a quindici contemporaneamente. Volano in cerchio, si allargano e fischiano, fino a controllare l’intera vallata. L’emozione è tale, così grande il senso di pienezza e di armonia tra la storia, la natura e quei maestosi rapaci, che immediatamente la salita prende una sua accelerazione; si arriva in cima in un baleno, in una sensazione che ci fa volare e vedere attraverso le ali e gli occhi di un’aquila. E così noi siamo il paesaggio, siamo la natura, siamo la storia, entriamo in sintonia così vera e profonda con quei luoghi che trasudano vita e fatica, sacrificio del lavoro degli uomini di ieri e di oggi; cogliamo le affinità con la nostra terra natale, sentendoci più vicini a quella e a questa che abbiamo appena incontrato, felici e orgogliosi di essere stati accolti e di esserne parte, adesso e per sempre nella nostra memoria. 

Quello di Gallipienzo è solo un piccolo esempio tra le migliaia che potremmo citare: un frammento di esperienza vissuta in una esplorazione ben più ampia che ci porterebbe lontano. Il cittadino estetico è anche un insaziabile viaggiatore, desideroso di ampliare i propri orizzonti e gli spazi ove arricchire il proprio bagaglio, attratto dalla fisicità del fare esperienza, dal partecipare sensorialmente alla vita profonda dei luoghi. «Sentire il luogo»: è un’espressione comune, carica di significato. Sentire, ovvero ascoltare, assumere dentro di noi, ma anche condividere e assaporare. È una sensazione che si arriva a comprendere facilmente nei confronti della natura. 

Così dichiara, per esempio, uno dei personaggi di Andrea Camilleri (1925-2019) nella saga di Montalbano: «Non ho ralogio, di giorno mi regolo col sole; quand’è scuro con l’odore della notte» – «Ha detto l’odore della notte?» – «Sì. A seconda dell’ora, la notte cangia di odore» I luoghi hanno ritmo, odore e un loro respiro. Gli antichi vi riconoscevano una identità sovrannaturale, il genius loci, che poi è una divinità protettrice ma che si traduce nella personificazione di uno specifico spazio, un’entità con cui poter dialogare, cui potersi rivolgere e rapportare. La facoltà di interagire con lo spirito dei luoghi è di fatto una competenza che il cittadino estetico arriva a maturare nell’esercizio della contemplazione e della interazione con l’ambiente di vita.

di Irene Baldriga