· Città del Vaticano ·

Chiamati a un progetto universale

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La messe è molta: viaggio nel mondo delle vocazioni/4

11 settembre 2020

La multiforme esperienza dei Serra Club Italia


Il Serra Club deve il suo nome al frate francescano spagnolo Junípero Serra, evangelizzatore della California nel Settecento e canonizzato da Papa Francesco nel 2015. Si tratta di un’organizzazione laicale internazionale al servizio delle vocazioni della Chiesa cattolica. È diffusa in trentacinque Paesi di tutti e cinque i continenti, con oltre 20.000 soci. In Italia i Club sono cinquantasei, attivi in altrettante diocesi, compresi in nove distretti e con circa 1.200 soci. La fondazione aiuta anche materialmente seminari e seminaristi. La onlus può ricevere le donazioni del 5 x mille. Il sito internet è www.serraclubitalia.it.

È il 23 settembre 2015 quando, nel santuario nazionale dell’Immacolata Concezione a Washington, Papa Francesco presiede la messa di canonizzazione di padre Junípero Serra, vissuto nel Settecento e beatificato da san Giovanni Paolo II nel 1988. A questo frate francescano di origini spagnole si deve l’evangelizzazione di una vasta area della California, da San Francisco a Los Angeles, a San Diego. «Ha saputo vivere — disse tra l’altro Papa Francesco nell’omelia della messa di canonizzazione — quello che è “la Chiesa in uscita”, questa Chiesa che sa uscire e andare per le strade, per condividere la tenerezza riconciliatrice di Dio. [...] Scelse un motto che ispirò i suoi passi e plasmò la sua vita: seppe dire, ma soprattutto seppe vivere dicendo “Sempre avanti”. Questo è stato il modo che Junípero ha trovato per vivere la gioia del Vangelo, perché non si anestetizzasse il suo cuore. È stato sempre avanti, perché il Signore aspetta; sempre avanti, perché il fratello aspetta; sempre avanti per tutto ciò che ancora gli rimaneva da vivere; è stato sempre avanti. Come lui allora, che noi oggi possiamo dire: sempre avanti».

E come lui, oggi sono tanti i cattolici, in tutto il mondo, che pregano per le vocazioni, rifacendosi al nome del santo frate anche nel nome del sodalizio: il Serra Club. Fondato nel 1935 a Seattle per volere di quattro imprenditori e professionisti cattolici americani, il movimento del Serra Club ebbe subito ben chiara la strada maestra: promuovere e sostenere nuove e sante vocazioni al sacerdozio. Dagli Stati Uniti, il Serra solcò ben presti gli oceani, arrivando anche in Italia nel 1959 e da principio proprio in una città di mare, quella Genova del cardinale Giuseppe Siri. Oggi i Club attivi in Italia sono ben cinquantasei, distribuiti a loro volta in nove distretti, per un totale di circa milleduecento soci: fedeli che pregano per le vocazioni e che le sostengono anche materialmente.

«Il Serra International Italia — spiega Enrico Mori, presidente del Consiglio nazionale — è un’associazione cattolica che si propone la diffusione della cultura cristiana e si impegna a promuovere nella società civile una cultura favorevole alle vocazioni fondamentali della vita, in particolare a quelle al sacerdozio e alla vita consacrata». E qui è importante, per definire al meglio le funzioni e la funzionalità stessa del movimento, e dunque l’operato a favore delle vocazioni, dare un’occhiata alla struttura: l’organo deliberante del Serra Italia è il Cnis (Consiglio nazionale italiano Serra) che definisce le direttive dell’associazione, ha piena autorità amministrativa in ogni materia concernente il Serra Italia, ha la direzione generale, l’amministrazione delle proprietà e dei fondi e il controllo delle attività. Finalizza la sua azione con il coordinamento e il sostegno delle attività promozionali idonee a realizzare gli scopi statutari, assicurando unità di formazione e di espressione di tutti i Club Serra. I distretti rappresentano porzioni di territorio nazionale, in genere coincidenti con le regioni e comprendono più Club. Proprio il Club è il primo elemento di organizzazione del Serra Italia. È presieduto da un presidente e affiancato da un direttivo.

«Potremmo quindi definire l’organigramma del Serra International Italia — riprende Mori — come una piramide rovesciata, dove la cellula fondante dell’associazione è il Club che rappresenta una presenza attiva sul territorio della diocesi di appartenenza. I soci si impegnano a collaborare in amicizia per promuovere un programma annuale, sotto la guida di un presidente e di un Consiglio direttivo, affiancati da un cappellano incaricato di consigliare e assistere il Club per la parte spirituale. I suoi membri, laici, si impegnano a raggiungere questo scopo attraverso una coerente testimonianza di fede e di servizio nella quotidianità della loro vita e del loro lavoro. La sincera amicizia che si sviluppa fra i soci grazie a questa comunione d’intenti si esprime in programmi volti ad approfondire la propria fede cristiana, a sviluppare azioni e progetti mirati a favorire le vocazioni nei giovani, a sostenere concretamente i seminaristi nel loro percorso di formazione e a essere di sostegno a sacerdoti e consacrati, con spirito di amicizia e di servizio. I soci si riuniscono di norma due volte al mese e si impegnano a dare un particolare spazio all’eucaristia e alla preghiera per le vocazioni, e a mettere a disposizione del vescovo e dei sacerdoti le proprie capacità personali e professionali, volontariamente e gratuitamente», precisa.

Ci sono poi delle azioni concrete che non solo avvicinano il Serra alla cultura cristiana e alla società civile, ma si rivelano idonee al raggiungimento delle finalità vocazionali appena descritte. E si tratta soprattutto di due concorsi nazionali, a partire da quello scolastico, che ogni anno si rivolge agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado di tutta Italia, coinvolgendo anche tanti insegnanti (tra i vincitori anche don Marco Pozza, conosciuto anche per le sue “chiacchierate” televisive con Papa Francesco). C’è poi il premio «Penna dello Spirito», con i soci serrani che scelgono e votano un libro nell’ambito di una terzina di titoli (fra i vincitori Andrea Tornielli, Cristiana Caricato, Alessandra Buzzetti, Antonella Lumini e Paolo Rodari, Armando Matteo).

Vivaci e attivi anche durante il lockdown, per continuare a descrivere l’azione dei Serra Club, il presidente Mori si rifà alle parole di Papa Francesco nella Gaudete et exsultate, laddove afferma: «Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati a essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova» (14).

«Possiamo quindi affermare — osserva il presidente nazionale del Serra Club — che ognuno di noi può intendere la vocazione come una tendenza personale che lo porta a fare con più facilità alcune cose invece di altre. Ogni vocazione è unica e irripetibile, perché intrecciata con la persona, la sua storia, il suo carattere. Ma ci sono alcuni indizi che, quando cominciano ad accumularsi, fanno decisamente aumentare le probabilità che il Signore stia cercando di far capire qualcosa. Qualcuno sentirà un trasporto interiore verso il matrimonio, la famiglia, il lavoro, altri verso la vita consacrata ma tutti risponderemo a quella “chiamata” che è “la vocazione” a sentirci partecipi di un progetto universale, ognuno nel proprio ambito specifico. Anche in senso cristiano la vocazione non è solamente quella legata al sacerdozio o alla vita consacrata, ma tutti siamo chiamati a riconoscere e a valorizzare i nostri talenti mettendoli in pratica, in un’ottica di fede, per il bene proprio e il bene del prossimo esattamente come fa il Serra International Italia che con i suoi membri favorisce e accompagna, attraverso l’impegno quotidiano della preghiera, dell’amicizia e dell’aiuto, i sacerdoti, i seminaristi e i consacrati».

E qui non si può non tornare alla preghiera e a quella assai particolare per le vocazioni: «L’efficacia della preghiera, nel campo della vocazione, è inestimabile non solo se essa è praticata dall’interessato, ma anche se fatta da altri con l’intenzione di illuminare questa vocazione», sottolinea Enrico Mori. La comunicazione dell’associazione è affidata al portale www.serraclubitalia.it (comprensivo di tante notizie e documenti della Chiesa, con un utile rimando in particolare al Centro nazionale per le vocazioni), alla pubblicazione cartacea e online di «Bellringers», una newsletter mensile e alla rivista quadrimestrale «Il Serrano». Va poi considerata l’azione parallela della Fondazione Beato Junípero Serra, costituita nel 1994, con decreto dell’allora arcivescovo di Genova, cardinale Giovanni Canestri. Gli scopi della fondazione sono chiarissimi e così riassumibili: svolgere attività, in tutto il territorio italiano, dirette a favorire l’istruzione religiosa dei giovani che abbiano avvertito la vocazione religiosa con attenzione per i meritevoli e per coloro che hanno difficoltà economiche. A tal fine vengono istituite borse di studio a favore di seminari e noviziati, l’assistenza logistica e l’offerta di supporti didattici a corsi di aggiornamento sul problema vocazionale organizzati dalle diocesi italiane. E, ancora, aiutare i sacerdoti e i religiosi che per ragioni di età, salute o altro incontrino difficoltà nello svolgere il proprio ministero; sensibilizzare i giovani ad accogliere la “chiamata” alla vita religiosa e le famiglie a favorire la vocazione religiosa dei figli; favorire iniziative culturali per la diffusione del cattolicesimo nella società e per migliorare la stima verso i sacerdoti e i religiosi.

Dal 2008 all’interno della Fondazione Beato Junípero Serra è attivo il ramo onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), la cui peculiare attività di beneficenza ha esclusive finalità di solidarietà sociale ed è rivolta a giovani seminaristi bisognosi (nelle varie diocesi italiane) e consiste in contributi e borse di studio. Anche l’onlus della fondazione può ricevere eredità, lasciti e donazioni con tale specifica destinazione e in particolare il 5 x mille dell’Irpef. Solo nell’ultimo anno, la onlus ha elargito somme per i seminari di Acireale, di Taranto, per quello pugliese Pio X, di Palermo, per l’interdiocesano della Basilicata.

di Igor Traboni