· Città del Vaticano ·

Amoris laetitia: un aereo ancora in fase di decollo

Papa Francesco durante il Sinodo sulla famiglia

Questo mese Tribuna

26 settembre 2020

A cinque anni dal Sinodo sulla famiglia, una riflessione di chi c’era


In un soleggiato giorno di ottobre del 2015 abbiamo concluso con immensa gioia il Sinodo sulla famiglia. Dibattiti intensi e qualche polemica, affrontati in aula a partire da un magnifico documento di lavoro, hanno mostrato una Chiesa che capiva che la famiglia era cambiata, che le risposte che eravamo soliti dare non servivano più, perché i mutamenti vissuti dalle famiglie negli ultimi decenni erano così profondi da aver trasformato persino le domande.

Ci siamo chiesti che cosa avrebbe fatto il Papa con tutti quegli interrogativi e dibattiti plasmati nella relatio finalis, pubblicata subito on line dallo stesso Francesco, una volta terminata l’Assemblea. Siamo ritornati ai nostri paesi con molte idee, iniziative pastorali e domande, e con la certezza che qualcosa d’importante era accaduto e sarebbe accaduto.

Il 19 marzo 2016, Francesco ci ha offerto l’Amoris laetitia. Non è rimasto intrappolato nelle questioni sollevate nel sinodo e neppure in quelle che non si è potuto affrontare. Il Papa ci ha parlato della gioia dell’amore che si vive nelle famiglie, come giubilo della Chiesa (cfr. Amoris laetitia, n. 1). Ci ha mostrato la centralità dei vincoli tra i coniugi, i genitori e i figli, la famiglia piccola e grande, i giovani e i nonni, e ci ha invitati a vivere una nuova pedagogia dell’amore. A crearla, a farla.

Appena uscito il documento, un teologo amico mio mi ha detto: «Questo testo è un aereo!», per esprimere la forza e le possibilità che vi si intravedevano.

Quando è giunto a queste latitudini, molte persone legate alla pastorale familiare non hanno intuito che i capitoli centrali erano il 4 e il 5 (sull’amore cristiano) e si sono invece focalizzate sul famoso capitolo 8, che non è stato neppure chiamato con il suo vero nome (Accompagnare, discernere e integrare la fragilità) ma definito “il capitolo dei divorziati che vivono una nuova unione”. In tal senso, la ricezione è stata difficile, piuttosto ecclesiastica e a volte riduzionista, concentrandosi sulla domanda: chi può fare la comunione e quando?

In Amoris laetitia si dice che: «In ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali» (n. 3). I vescovi della regione di Buenos Aires hanno redatto un documento con criteri di base per l’applicazione del capitolo 8. Tale documento è stato ratificato da Papa Francesco come attuazione valida dell’esortazione (w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2016/documents/papa-francesco_20160905_regione-pastorale-buenos-aires.html).

I dibattiti teorici sul capitolo 8 sono proseguiti nei circoli pastorali e teologici, ma in concreto la prassi pastorale delle comunità non è cambiata molto. Questo perché le affermazioni contenute in Amoris laetitia sulla ricezione dei sacramenti erano qualcosa che, di fatto, si viveva già in molte comunità cattoliche dell’Argentina, specialmente nei quartieri popolari. La maggior parte del “santo popolo fedele di Dio”, come Bergoglio ama dire, ha trovato in Amoris laetitia quello che già percepiva e viveva, ma sentirlo dal Papa è stato molto incoraggiante.

Bisogna dire — per amore di giustizia — che molte coppie hanno iniziato un cammino di discernimento nella loro situazione sacramentale che le ha portate, ognuna a suo modo, a una maggiore vicinanza alla comunità ecclesiale. Ci sono stati anche tentativi di rinnovare la pastorale familiare in generale e prematrimoniale in particolare, anche se con scarso impatto sulle comunità. Rincresce che ci si sia concentrati troppo spesso sul dibattito della ricezione sacramentale, senza capire l’essenza dell’esortazione e di tutto il pontificato di Francesco, che si riassume nel seguente paragrafo: «Siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è stata usata misericordia», poiché «l’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia» (n. 310).

La riforma di Francesco, che ha cuore di misericordia, finora non è stata del tutto recepita in questo documento sulla famiglia che contiene una grande ricchezza, ancora non sufficientemente scoperta né sviluppata. Per il momento, riprendendo l’espressione coniata dal mio amico, è un aereo ancora in fase di decollo.

In concreto, in questo ambito possiamo elencare alcuni temi che non sono stati sviluppati: il posto delle donne nella società, nella famiglia, la questione del genere, la violenza di cui sono vittime, il maschilismo, (cfr. nn. 49, 54-55, 154-156, 197) e altri ancora. Temi che hanno avuto poca eco pastorale, teologica e sociale.

Ma il bello dei testi è che stanno sempre lì, in attesa di un’occasione per essere scoperti. Speriamo che questo “aereo” concluda il suo decollo, per la felicità di tante persone e di tante famiglie.

di Marcela Mazzini
Teologa, docente della Pontificia Università Cattolica Argentina - Facoltà di teologia e Direttore del Diploma in competenze educative per la vita interiore Università di San Isidro Dr. Plácido Marín di Buenos Aires. Ha partecipato come uditrice al Sinodo sulla famiglia del 2015