· Città del Vaticano ·

Al ritmo della “Laudato si’ revolution”

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Dal frate rap agli orti comunitari si moltiplicano in Asia le iniziative per il Tempo del Creato

15 settembre 2020

C’è il frate francescano che canta il rap e spopola sul web; c’e chi promuove piccoli gruppi di preghiera “porta a porta”, in modo da non infrangere le misure anti covid-19; chi potenzia e cerca nuove braccia per allargare l’orto biologico comunitario; ci sono gli imprenditori che si riuniscono online per scambiarsi esperienze e buone pratiche di “sostenibilità ambientale”, e tante altre iniziative. In Asia il Tempo del Creato proclamato fino al 4 ottobre da Papa Francesco è una stagione vissuta all’insegna della creatività apostolica missionaria. Nella pluralità delle culture, etnie e tradizioni sociali e religiose che contraddistingue il continente, sorgono spontanee forme diversificate per promuovere a livello spirituale, pastorale e sociale la cura della creazione e la salvaguardia della “casa comune”.

Il dinamismo missionario delle comunità cattoliche nel continente più vasto e plurale — dove i fedeli sono circa il 3 per cento dell’intera popolazione — non cerca strade e modalità eccentriche, ma piuttosto la capacità profetica di aprire orizzonti nuovi, di saper adattare alle culture la parola del Vangelo, di creare fantasiose forme di pastorale e moderni linguaggi per annunciare la salvezza.

E il tema di una salvezza che «riguarda tutti, nessuno escluso», perché «nessuno si salva da solo», è tanto più forte e comprensibile quando si tocca il tema del rispetto e della tutela della “casa comune”, oggi sconvolta dalla pandemia. A tal fine è il mondo giovanile quello più coinvolto e più sensibile a una questione, quella della salvaguardia del creato, declinato dai battezzati non come “esigenza ambientalista", bensì come anelito di speranza fondata «su Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia».

Parte da qui, ben radicata nel Vangelo, la “Laudato si’ revolution” proposta sulle note, sulle parole e sulle danze di un rap trascinante dal sacerdote e frate minore indiano Sandesh Manuel che, dalla sua Bangalore, è divenuto virale sul web soprattutto tra i giovani del subcontinente e poi a livello internazionale.

«La musica e l’arte sono vicine al cuore di san Francesco, uomo pazzo di Dio», spiega il frate a «L’Osservatore Romano». La campagna francescana globale per «una conversione integrale ed ecologica», al centro del Tempo del Creato «non può evitare di sperimentare nuovi linguaggi e nuove forme, come quello della musica rap, percorrendo le piazze, le strade virtuali degli ambienti digitali, frequentate da milioni di persone. Abbiamo bisogno di lasciare il nostro ego, fino ad abbandonare la vanità. Tante cose devono cambiare, perché non cominciare da noi stessi?», recita il testo della canzone. «Il video musicale di fra Sandesh è pieno di energia ed ispirazione per la conversione evangelica ed ecologica» dichiarano i frati dell’Ufficio internazionale giustizia e pace, che hanno accolto e rilanciato la proposta del francescano indiano che, dicono, «ci incoraggia a compiere passi audaci, per vivere la nostra vocazione francescana in maniera radicale nel mondo».

In India la sensibilizzazione all’interno della comunità cattolica ha preso forma anche attraverso la coltivazione di orti biologici, organizzati in conventi, case religiose, parrocchie, orfanotrofi, istituti, scuole. In Tamil Nadu, nell’India meridionale, uomini e donne, religiosi e laici, suore e giovani, dopo aver partecipato a uno speciale programma di formazione condotto da una ong, si sono dedicati ad avviare l’orto gestito rigorosamente senza utilizzo di prodotti chimici, per restituire genuinità allo stile di vita e allo stile di alimentazione.

Nel vicino Pakistan il focus del Tempo del Creato è sulla crisi ecologica che attraversa la nazione: come nota padre Liam O’Callaghan, missionario irlandese di san Colombano che opera nella diocesi di Hyderabad in Pakistan, «il territorio e il tratto di mare di Karachi risultano notevolmente inquinati a causa dello scarico di rifiuti e dello scarico di acque reflue industriali non trattate». Il sistema produttivo pakistano, poco attento alla tutela dell’ambiente «colpisce seriamente tutti, specialmente i poveri» e questo richiama l’impegno della Chiesa cattolica e delle comunità religiose, del governo, della società civile: «Solo uno sforzo congiunto può salvare l’ecosistema». Nella campagna di attività, il sacerdote ha realizzato dei podcast, inviandoli alle parrocchie e condividendo i link sulle pagine Facebook dei gruppi di “giustizia e pace” nelle varie diocesi. Ampia diffusione si dà inoltre, all’enciclica di Papa Francesco Laudato si’, che i missionari di san Colombano hanno tradotto in urdu, la lingua locale pakistana, pubblicandone anche una versione sintetica a beneficio di scuole, parrocchie, associazioni, comunità, nonché per diffonderla e condividerla tra ong, gruppi musulmani, istituzioni e leader civili.

Spostandosi nel sud-est asiatico, in Malaysia, la Chiesa cattolica ha voluto lanciare un piano quinquennale di “cura della casa comune e della vita umana” e nel 2020, primo anno del campagna, il tema prescelto è legato alla protezione dell’infanzia. Il vescovo di Sibu, monsignor Joseph Hii Teck Kwong, nella messa che ha aperto il Tempo del Creato ha chiesto «la conversione dei cuori per iniziare a prendersi cura della terra e dell’umanità. È essenziale agire oggi per la madre terra, per dare speranza alle generazioni future», ha detto il presule. La speciale Commissione per la giustizia del creato dei vescovi malaysiani, in un messaggio diffuso in tutte le parrocchie e comunità del Paese, scrive: «Come discepoli di Cristo, siamo chiamati a salvaguardare tutta la creazione sulla terra, specialmente i figli di oggi e di domani». La Chiesa invita i fedeli a «sostenere, attuare e promuovere buone pratiche per salvare tutta la vita sulla terra, per proteggere l’umanità dall’autodistruzione e garantire giustizia per le generazioni future», esortando ad «approfondire la spiritualità ecologica e a trasformarla in azione» e notando che «La pandemia di coronavirus dovrebbe rafforzare la nostra determinazione a promuovere la giustizia della creazione e fermare la distruzione dell’ecosistema». L’appello è stato raccolto da un forum di imprenditori, cristiani e non, che hanno attivato una serie di webinar su piattaforme online, per discutere e condividere le varie iniziative da adottare nella gestione di piccole e grandi imprese.

In Myanmar sono sorti gruppi di preghiera animati da religiosi e religiose che partono da approfondimenti biblici e invocazioni con i salmi, per poi proporre una campagna diffusa di piantagione di alberi: avviene nella diocesi di Mandalay, dove l’arcivescovo, Mark Tin Win, ha inteso aprire un nuovo centro per ritiri spirituali e incontri pastorali, realizzato esso stesso all’insegna della massima sostenibilità ambientale.

Nelle Filippine il Tempo del Creato ha coinvolto oltre 700 organizzazioni ecclesiastiche e civili. E la Chiesa, tramite monsignor Pablo VIrgilio S. David, vescovo di Kalookan e presidente ad interim della Conferenza episcopale, ha voluto rimarcare il legame esistente con la pandemia di coronavirus che «ha fatto emergere la nostra vulnerabilità e ha fatto capire l’urgenza di una reale conversione ecologica», per la tutela della stessa vita umana. Nell’arcipelago la conclusione del Tempo del Creato è posticipata di una settimana, fino all’11 ottobre prossimo: «Durante questo periodo, il centro è Dio, nostro Creatore: in quanto sue creature alimentiamo la comunione con Lui e con tutto quanto è creato dall’opera delle sue mani», ha osservato padre John Leydon, presidente della sezione filippina del Movimento cattolico globale per il clima, ampiamente coinvolto nella campagna di sensibilizzazione.

Infine, con un impegno trasversale a molte nazioni asiatiche e dell’Oceania, come Indonesia, Cina, Myanmar, Filippine, Timor Est, Cambogia, Corea, Australia e Micronesia la conferenza dei gesuiti dell’Asia-Pacifico ha inteso promuovere speciali team pastorali di “Riconciliazione con il creato”, individuando questo nodo come valore condiviso e prioritario dell’apostolato. Soprattutto a beneficio dei giovani si intendono promuovere seminari culturali e la spiritualità dell’enciclica Laudato si’ in concomitanza con esperienze missionarie che possano coinvolgere direttamente i partecipanti.

di Paolo Affatato