· Città del Vaticano ·

Ad Aparecida la preghiera non si è mai fermata

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In viaggio tra i grandi santuari che in tutto il mondo devono affrontare la pandemia

14 settembre 2020

Avvertenza: il viaggio che stiamo per intraprendere potrebbe riservare alcuni effetti collaterali. E anche qualche sorpresa. Perché scoprire come la pandemia stia modificando in profondità la vita dei santuari di tutto il mondo e come abbia imposto ai pellegrinaggi di cambiare forma e consistenza, può provocare qualche piccolo dispiacere, qualche comprensibile disappunto. Ma certamente non oscurerà la speranza e l’ottimismo generati dal sapere che milioni di fedeli non hanno abbandonato le piccole o grandi comunità che si stringono attorno a questi luoghi santi, sostenendole in ogni modo e con ogni mezzo. Anche se a distanze siderali le une dagli altri. Dalle Americhe all’Europa, passando per l’Asia, i santuari che visiteremo proveranno a raccontare l’impatto del virus sulla loro accoglienza, sulla loro pastorale, sulla loro precaria economia. E tenteranno di disegnare un futuro prossimo possibile. Prima tappa è il Brasile.

Nello Stato di San Paolo c’è il comune di Aparecida, appena 35 mila abitanti. È qui che si erge maestosa la basilica di Nostra Signora di Aparecida, la patrona del Paese. Secondo i dati più recenti, la struttura detiene il primato di uno dei santuari più frequentati al mondo: prima della crisi sanitaria, erano 13 milioni i pellegrini che ogni anno varcavano la sua soglia. In un solo fine settimana, se ne registravano 200 mila. Affollatissime erano anche le celebrazioni eucaristiche, in una chiesa dove potevano assistere alla santa messa anche 20 mila fedeli. «Oggi tutto è diventato un deserto», ammette padre José Ulysses da Silva, portavoce del santuario. «Non possiamo più permettere — spiega desolato — l’arrivo di pellegrinaggi organizzati. Ora, con la riapertura dopo il confinamento e il rispetto del protocollo per la salute, possiamo accogliere al massimo un migliaio di pellegrini al giorno. Un numero davvero simbolico, di semplice rappresentanza».

Al posto delle migliaia di pullman di fedeli, molto spesso stranieri, il santuario si è tornato a riempire di famiglie locali, che hanno riscoperto l’orazione e la partecipazione ai sacramenti. I grandi pellegrinaggi, però, non ci saranno per un tempo decisamente lungo, forse potranno riprendere in pieno con l’arrivo di un vaccino efficace. Intanto, sono proprio i responsabili del santuario a scoraggiare l’arrivo di gruppi organizzati: «Lo facciamo — dice il portavoce del santuario — chiedendo, a tutti quelli che vorrebbero venire, di pregare dove si trovano, di non mettersi in cammino per arrivare ad Apparecida. Noi sacerdoti abbiamo paura, non ci sentiamo sicuri di accogliere tanta gente e non vorremmo che i nostri fedeli possano subire qualche danno». L’unica strada percorribile per rispondere alle esigenze spirituali dei pellegrini rimane l’uso dei mezzi di comunicazione del santuario che durante il lockdown si sono dimostrati strumenti ideali per accompagnare, sostenere, incoraggiare. «Durante il confinamento — entra nel dettaglio José Ulysses da Silva — le celebrazioni sono state trasmesse dalla nostra televisione, dalla nostra radio e dai nostri social: la partecipazione della gente è aumentata vertiginosamente. A quel punto, per dare modo a tutti di prendervi parte, abbiamo moltiplicato le messe».

Anche la festa della Vergine di Aparecida, che si celebrerà il prossimo 12 ottobre e che è nel cuore di ogni brasiliano, si svolgerà soprattutto in modo virtuale anche se sarà ammessa una piccola partecipazione fisica al santuario. In questo caso si prevede che i social saranno letteralmente presi d’assalto perché la preghiera, in questo tempo drammatico, non è mai diminuita. «Anzi — afferma José Ulysses da Silva — è cresciuta. La gente sente la presenza viva della Madonna. La Vergine di Aparecida è sempre stata vista come la Madonna dei poveri, dei neri, delle persone investite dalle difficoltà della vita. E nessuno ha mai ha pensato che la pandemia fosse un castigo divino. La gente viene al santuario per ringraziare la Madonna e per dimostrare fiducia in lei». Una fiducia sconfinata, se si calcola che ogni giorno sono centinaia le intenzioni di preghiera che in tanti inviano al santuario, anche tramite il telefono, che squilla incessantemente perfino durante la notte. I sacerdoti, per essere ancora più vicini ai fedeli, ogni settimana celebrano una messa per ricordare le vittime della pandemia e quanti non hanno potuto avere una degna sepoltura a causa del confinamento. Un momento molto atteso ed apprezzato.

La diffusione del virus sta modificando anche la dimensione sociale ed economica del santuario e della cittadina di Aparecida. Entrambi vivono delle entrate generate dai pellegrinaggi e il loro fermo prolungato sta gettando in una crisi profonda ampi settori: dagli alberghi ai trasporti, dai ristoranti alle semplici botteghe di souvenir. Solamente la basilica dà lavoro a più di 2.000 dipendenti, un terzo dei quali ora è a casa. «Non potevamo fare altrimenti — commenta José Ulysses da Silva — abbiamo perso le offerte dei pellegrini e i nostri negozi interni sono chiusi. Un dramma per molte famiglie che vivono solo di questo».

A non far precipitare la situazione, ci sono i devoti che, da tutto il mondo, alleviano le sofferenze economiche del santuario con le loro piccole donazioni. José Ulysses da Silva racconta: «Grazie a Dio, sono rimasti molto fedeli e ci stanno aiutando. Sono loro che ci permettono di mandare avanti la radio, la tv e di sostenere i collaboratori. Senza questo grande impegno non potremmo fare nulla».

Al termine della prima tappa di questo viaggio nei santuari del mondo scossi dalla violenza del virus, un dato appare incontrovertibile: se l’organizzazione e la struttura della basilica di Nostra Signora di Aparecida necessariamente si sono dovute piegare alle mutate necessità sanitarie, così non è stato per la sua intima essenza, alla quale è rimasta fedele. L’aumento della preghiera, della solidarietà, della compassione e del sostegno vicendevole, sta a testimoniare come il santuario stia uscendo vittorioso dalla battaglia contro la pandemia. Una battaglia difficile ma non certo impossibile che sicuramente riguarda anche altri luoghi santi dei quali proveremo a raccontare. Il viaggio continua.

di Federico Piana