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Vita di Caterina, che non è la mia

Plautilia Nelli, Santa Caterina riceve le stimmate, c.1570, restaurato nel 2008; Museo San Salvi, Firenze

Patrone "Italia e Europa"

29 agosto 2020

La santa di Siena e una narratrice che ha l’età in cui lei morì


Quest’anno mi sono detta che non avrei festeggiato il mio compleanno, perché 32 anni sono poca cosa, una età di mezzo, tra la fine dei venti e l’età di Cristo. Una età in cui ci pare incredibile non aver ancora compiuto miracoli, ma esserci solo rifugiati nella nostra vita da mortali che non crea dissesto o rivoluzione. Si può dire che questa sia l’unica cosa in comune tra me e Caterina di Jacopo di Benincasa: l’età in cui per me sta finendo una certa giovinezza e per lei finiva la vita.

Caterina nasce nel 1347 a Siena nella contrada dell’Oca e muore all’età della morte di Cristo, dopo aver compiuto una vita che ne racchiude mille e aver lasciato dietro di sé una scia di sangue e di gigli.

È il 25 marzo e c’è chi dice che lei fosse la figlia numero 23 e chi dice fosse la numero 24 e chi dice che i figli e le figlie fossero 25, ma di certo Caterina nasce tra molti, riflessa nel volto gemello della sorella Giovanna che però muore presto, ancora neonata. E mi viene da pensare che lei abbia voluto vivere una vita che valesse almeno due, che fosse doppia nella forza, nella determinazione, nella fede. Una vita per sé e una per Giovanna.

Caterina nasce tra tanti, quindi, così tanti che io non saprei neanche immaginarli tutti, io la nata figlia unica e nipote unica, unica erede, unica bambina, non trovo spazio per loro nella Contrada dell’Oca, eppure ci sono stati e hanno vissuto ai tempi della peste nera. L’anno in cui Caterina viene al mondo infatti è l’anno in cui anche la peste torna. Lei bianca, lei fiore incorrotto, lei purezza; la peste notturna, la peste e i suoi bubboni scuri, la peste e le strade che odorano di morte e malattia.

Alcuni dicono a sei anni, alcuni dicono a sette, quando io alla stessa età corro nel grande uliveto della mia scuola per vincere una medaglia alla corsa campestre o imbratto fogli A4 con le mie manate di colore a tempera, Caterina si trova nella località senese di Vallepiatta e le appare Cristo, vestito con maestà, come fosse il Papa, ha in testa tre corone e sulle spalle un mantello rosso, è accerchiato dai santi: Pietro, Paolo e Giovanni. Io schiaccio i tubetti di colore sul banco in formica e mi faccio i codini con gli elastici rosa, cerco di scrivere le b in corsivo maiuscolo e Caterina scopre l’esistenza di Dio sulla terra e decide di far voto di purezza.

Caterina inizia da quel momento a fare penitenza e negli anni seguenti riduce sonno e cibo, smette di mangiare carne ma si nutre di erbe crude e frutta, porta il cilicio; io incendio i pomeriggi con i miei capricci per non fare gli esercizi di matematica e ottenere una Barbie dagli occhi viola e la gonna molto corta.

Quando ha 12 anni Caterina per l’epoca è in età da marito e i genitori sono pronti a cercarle sposo; intanto io vado in bicicletta lungo i viali costeggiando i pini del paese dove sono cresciuta, mangio pinoli, bevo aranciata e colleziono sticker che se li sfreghi profumano di fragola, per me i maschi sono solo fastidi e i matrimoni favole della mezzanotte.

Neanche Caterina ha alcuna intenzione di sposarsi con un uomo di carne e per protesta si taglia i capelli si copre il capo con un velo e si chiude in casa, già tenace, già pronta alle rinunce e alle battaglie per seguire il cammino da lei scelto, da lei soltanto. È convinta della propria decisione e forza la famiglia ad accettare la sua fede incontrollabile. Impara da sola a leggere non essendo andata a scuola e studia la vita dei santi e dei mistici, senza sapere che sarà lei la santa, sarà lei la mistica, sarà lei la venerata. La lettura e la scrittura diventano ostacoli e occupazioni quotidiane, Caterina è quasi analfabeta e deve farsi aiutare per scrivere i suoi pensieri, a lungo infatti li detterà a chi le starà vicino, per non perdere le parole, farsi leggere, comunicare.

Presto Caterina entra nell’ordine delle Mantellate e riesce a forzare anche le loro regole, visto che l’ordine accoglieva donne adulte e vedove, mai le ragazze vergini. Eppure neanche le monache possono molto contro la caparbia Caterina che è linea retta, è freccia, conosce il bersaglio, va come scheggia nella sua vita.

Io comincio il liceo e imparo il latino e il greco, salto l’ora di religione e pigramente occhieggio i miei compagni giocare a calcio e passarsi agli angoli del palazzo le sigarette, vedo i politici in televisione vestirsi con foulard verdi al collo; Caterina è già nel mondo, un mondo infestato, doloroso, in cui il posto per la fede si sta estinguendo, mentre non si fermano le guerre e vincono gli interessi politici, gli schieramenti, le malattie: la Francia è preda della guerra dei Cent’anni, l’Italia è percorsa dalle compagnie di ventura e dilaniata dalle lotte intestine, il regno di Napoli viene travolto dall’incostanza della regina Giovanna, Gerusalemme è già teatro di lotte, i turchi avanzano in Anatolia mentre i cristiani si fanno guerra tra loro.

Io assisto passiva al mondo attraverso gli schermi della televisione, tutto è fuori di me, tutto non mi riguarda, se non le puntate del mio telefilm preferito e il mio primo amore; tutto intanto è dentro Caterina: ogni dolore, ogni dispiacere è per lei missione. Così, armata della sola volontà, da fedele, Caterina cammina tra chi è malato, tra chi è in punto di morte, tra chi ha peccato, tra chi cerca una cura attraverso le parole di Dio, per salvare il mondo, per salvare la Storia.

È il 1370, Caterina ha 23 anni, mancano dieci anni alla sua fine, e Cristo le apre il petto, le dona il proprio cuore per darle la forza necessaria a compiere le sue missioni, renderla pietra rovente. È lo stesso anno in cui il Papa Urbano v lascia Roma e torna ad Avignone dove era stata trasferita la sede pontificia dal 1309. Io inizio a studiare all’università la filosofia antica e medioevale, ho dispense fotocopiate che ingombrano le mie borse, e penso che la politica sia finita e che il mondo non mi appartenga se non nei libri, solo il mondo scritto mi compete.

Caterina esce dalla sua città e inizia a viaggiare, è ormai guida per molti e molte, intorno a lei si riuniscono pensatori, medici, eremiti, le sue lettere rispondono a chi chiede fede, a chi ha bisogno di guida e di aiuto per non farsi travolgere dalla tristezza di un universo in cui tutto sembra perduto. Caterina prende coraggio, che è un attributo del “cor”, solo chi ha cuore e sa portarlo fuori, sa gettarlo oltre l’ostacolo, ha coraggio. Caterina porta il proprio cuore, che Cristo le ha dato, fino ad Avignone, perché lei ragazza, lei figlia del tintore con troppi figli, piccola anima di un piccolo paese, donna che non sa scrivere, è decisa a sanare anche quella ferita, quella che ha spezzato la chiesa, che sta disperdendo la fede.

Nel 1374 Caterina ha 27 anni, io finisco la mia laurea in Filosofia politica con una tesi su Nietzsche e il mio grido di battaglia non può che essere Dio è morto, scopro che con la filosofia non si lavora, dormo nella stanza di una ragazza che è andata in Erasmus e lavoro in una casa editrice che non mi paga. Caterina entra in contatto con Papa Gregorio xi e continua il suo apostolato itinerante e il suo interesse per la politica, quando rientra a Firenze vi trova ancora la peste, nemica acerrima.

L’epidemia colpisce anche la sua famiglia, quella famiglia di discepoli e discepole con cui Caterina da tempo trascorreva le sue giornate di preghiera, di riflessione e di fede.

Caterina va ad Avignone e incontra il Papa, diventa celebre per le lettere infuocate di fede che gli scrive, per le pressioni con cui cerca di convincerlo a rientrare a Roma, per le discussioni con lui sulle crociate, sulla pacificazione in Italia, sulla Curia corrotta e la riforma della Chiesa. Già solo il viaggio ci dà ancora oggi la misura dello spirito di Caterina, che porta con sé, in petto, un cuore santo, e crede che ci sia un solo futuro possibile, quello che salva.

Intanto io prendo in affitto la mia prima casa e studio le colonie d’Italia, parlo con mia nonna degli anni della guerra e prendo appunti sulle bombe, il deserto e le gazzelle, sul treno per tornare a trovare i miei genitori al paese vedo i pellegrini scendere alla fermata di San Pietro per l’Angelus del mercoledì.

Gli ultimi due anni sono quelli della discesa, nel 1378 viene eletto un nuovo Papa, anzi due (l’altro è l’Antipapa Clemente VII), la pacificazione della Chiesa è lontana, a Firenze la città non è ancora tranquilla e Caterina viene quasi uccisa durante la rivolta dei Ciompi. La Chiesa si sta frantumando ed è in pieno Scisma d’Occidente, e Caterina assiste alla sua rovina, alla caduta. Nel mentre io sono già tre anni che soffro di una malattia invisibile, entro ed esco dal mio letto per lunghi periodi, i telefoni e i computer mi raccontano tutto quello che non riesco più a vivere.

Arrivano così gli anni di Cristo e lui torna, chiede indietro il proprio cuore, Caterina muore a Roma, la mia città, e lascia un mondo che rischia di dimenticarla. Sono le sue parole che sopravvivono, le sue lettere, le sue scritture che vengono pubblicate, i suoi pensieri che avanzano nei secoli.

La mia vita e quella di Caterina non si toccano mai veramente, nel 1461 Caterina viene canonizzata a Roma, nel 1866 è dichiarata Patrona della Capitale, nel 1939 Patrona d’Italia, nel 1999 Giovanni Paolo II la proclama Compatrona d’Europa. Io resto a guerreggiare contro la partita iva, le analisi del sangue, l’intestino irritabile e la mia scrittura. Resto e accetto la sconfitta di non riuscire ad aspirare alla santità.

di Giulia Caminito


Caterina di Jacopo di Benincasa


Nascita
Siena, 25 marzo 1347
Morte Roma, 29 aprile 1380
Venerata da Chiesa cattolica e Chiesa anglicana
Canonizzazione 1461 da papa Pio II
Ricorrenza 29 aprile
Dottore chiesa 3 ottobre 1970
Patrona di Italia, compatrona d'Europa

L’autrice

Romana, 32 anni, ha esordito con il romanzo "La Grande A" (Giunti 2016) che ha vinto i premi Bagutta opera prima, Giuseppe Berto e Brancati giovani. Il suo ultimo romanzo è “Un giorno verrà” (Bompiani 2019), Premio Fiesole narrativa under 40. Editor, si occupa di narrativa italiana per la casa editrice Nutrimenti. È nelle redazioni di Letterate Magazine e del programma Tabula Rasa di Radio Onda Rossa. Cura “Under - festival di nuove scritture” con l’Associazione Da Sud che si tiene a Roma nelle scuole.