· Città del Vaticano ·

Un rischio troppo elevato

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La Giornata mondiale contro gli esperimenti nucleari

28 agosto 2020

Era il 16 luglio del 1945 quando a 56 km dalla città di Socorro  nel deserto del Nuovo Messico gli Stato Uniti diedero il via al primo test nucleare della storia. “Trinity”, così venne chiamato l'esperimento, doveva testare la potenza di una bomba al plutonio (chiamata in codice The Gadget) dello stesso tipo di quella che sarà poi utilizzata dalle forze armate statunitensi il 9 agosto del 1945 a Nagasaki.

L’esplosione di Trinity liberò un'energia pari a 19-21 mila tonnellate di tritolo. Da allora, sono stati condotti quasi 2.000 test nucleari, mille solo negli Usa fino al 1992, 700 in Unione sovietica fino al 1990 e 45 in Cina fino al 1996. Nel corso degli anni, è diventato chiaro che questi esperimenti hanno conseguenze terribili e tragiche, soprattutto in caso di fallimenti nelle condizioni di attuazione, ma anche  perché le attuali armi nucleari sono molto più potenti e distruttive di allora.

Dopo Nagasaki e Hiroshima altre tragedie come quella di Chernobyl e Fukushima hanno dimostrato, se ce ne fosse stato bisogno, la pericolosità del nucleare. Per questo le Nazioni Unite hanno varato nel 1996 il Trattato che vieta i test nucleari e istituito la Giornata mondiale contro gli esperimenti nucleari che si celebra il 29 agosto. Dunque mercoledì prossimo alle 10 nella sede delle Nazioni Unite a New York il presidente dell'Assemblea generale, Tijjani Muhammad-Bande, terrà una riunione plenaria di alto livello, che a causa della pandemia sarà virtuale, per incoraggiare gli Stati membri ad adottare il Trattato contro i test e proseguire sulla strada dell'eliminazione totale delle armi nucleari. A firmare Il Trattato che vieta i test nucleari (Ctt), adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 settembre 1996 sono stati per primi gli Stati Uniti, seguiti da altre 71 nazioni. Ad oggi, l'accordo è stato firmato da 184 paesi e ratificato da 168. Ma per entrare in vigore, deve ancora essere ratificato da paesi con significative capacità nucleari. Intanto, ad esempio, la Repubblica popolare democratica di Corea ha proseguito a realizzare test nel 2006, 2009, 2013, 2016 e 2017.  

Secondo gli ultimi dati riferiti dall'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea), al 31 dicembre 2018, la flotta nucleare mondiale aveva 451 reattori nucleari in circa 30 paesi, mentre 55 nuovi reattori erano in costruzione. Entro la fine del 2018, 13 paesi si affidavano all'energia nucleare per fornire almeno un quarto della loro elettricità. In Francia, Ungheria, Slovacchia e Ucraina, l'energia nucleare rappresenta oltre la metà della produzione totale di elettricità.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha più volte ricordato che «i test nucleari lasciano dietro di sé  solo distruzione», invitando dunque gli Stati che non lo hanno ancora fatto a firmare e ratificare l'accordo, in particolare quelli la cui ratifica è necessaria per l'entrata in vigore del Trattato. «In un mondo in cui le tensioni si intensificano e le divisioni  crescono, ne va della la nostra sicurezza collettiva» ha detto. Secondo l'Onu dunque nessuna azione è tanto cruciale per scongiurare la guerra nucleare o la minaccia terroristica quanto l'eliminazione totale delle armi nucleari.

La Giornata internazionale contro i test nucleari vuole quindi sensibilizzare il mondo per fermare irreversibilmente le esplosioni e impedire l'ulteriore sviluppo di queste armi.

di Anna Lisa Antonucci