· Città del Vaticano ·

Un incontro tra i banchi di scuola

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03 agosto 2020

Nel libro di Michele Trabucco «Storia di Behn»


Un romanzo sui nostri agitati tempi, un saggio sull’inclusione, una ricerca epistemologica sull’ora di religione a scuola, una riflessione sul dialogo tra le religioni. L’ultimo libro di Michele Trabucco Storia di Behn. Un incontro tra i banchi di scuola (Roma, Intrecci Edizioni, 2020, pagine 128, euro 14) è tutto questo, e anche di più.

Lo spunto narrativo lo dà Behn, studente afgano e islamico precipitato, non si sa bene come e perché, dentro una scuola italiana dove si trova a doversi cimentare anche con la “famigerata” ora di religione.

Come è noto, l’insegnamento della religione nella scuola italiana adotta un sistema semi-confessionale, nel senso che la confessionalità è richiesta all’insegnante e non anche agli studenti, che possono ben essere di altra religione o semplicemente non credenti. E invero non si tratta di un caso limite, perché il paradosso è che per quanto una stragrande maggioranza di ragazzi e ragazze continuino a scegliere di avvalersi dell’ora di religione, è anche vero che l’insegnante deve spesso destreggiarsi in una classe con una maggioranza di alunni che non sono affatto cattolici e neanche credenti.

Trabucco è anche nella vita insegnante di religione, e lo si capisce bene dal raffinato dettaglio con cui descrive l’ambito delle relazioni culturali ma anche psicologiche tra insegnante e studenti, e anche degli studenti tra loro.

In genere gli studenti non credenti giustificano la scelta di avvalersene sostenendo che è l’unica ora “di libertà”, la sola in cui gli è dato di poter esprimere le proprie opinioni sulla vita e sul mondo. La spiegazione invece che spesso forniscono gli studenti stranieri e di altra religione è di altra natura, diciamo più culturale.

Raccontava tempo fa un insegnante di religione di una sua studentessa cinese, buddista, molto brava a scuola e innamorata dell’Italia, suo paese d’adozione. «Io amo l’Italia e sicuramente voglio vivere qui. Perché faccio religione? Perché se studio storia dell’arte scopro che qui l’arte è indissolubilmente legata alla religione, che se studio italiano non capirò mai abbastanza Dante o Manzoni se non conosco la morale cattolica, e lo stesso vale per la filosofia, o per il latino che studiamo, che non è quello dei romani, ma quello ecclesiastico. Insomma ho capito che se non studio la vostra religione non sarò mai una vera italiana».

Trabucco con perizia e vivacità narrativa ci immerge in questo mondo di relazioni trasversali e interculturali, che erano inimmaginabili solo due decenni fa. Un mondo dove si intrecciano in scontri e incontri idee e persone, innovazione e regressione, soddisfazioni e delusioni.

Il breve romanzo comincia proprio raccontando l’inizio dell’anno scolastico in una scuola superiore della provincia italiana. Una scuola professionale, con studenti poco motivati, poco disciplinati ma molto vivi umanamente. Quel tipo di scuole da cui non pochi tra gli insegnanti di lettere o matematica in genere cercano di fuggire, mentre sono il pane per i denti degli insegnanti di religione (quelli bravi) che tutto investono sulla relazione e sulla crescita umana.

La storia è principalmente centrata sul rapporto tra il professore di religione, che è anche il soggetto narratore, e questo strano studente afgano misteriosamente piombato nella provincia italiana. Con questo artifizio letterario il racconto permette di affrontare diverse tematiche legate alla scuola e non solo.

La scuola, ovvero a cosa serve studiare, il lavoro ovvero come cercarlo e renderlo appagante, e poi i problemi connessi all’immigrazione, l’inclusione nella scuola, il ruolo religioso ma anche politico dell’Islam nel mondo d’oggi, e poi la fede, la preghiera, la modernità, la famiglia, l’affettività, il bene e il male. Il tutto condito anche da un pizzico di suspence, fintanto non si rivelano i veri motivi della venuta di Bhen in Italia.

Ma in fondo tutto è sovrastato dall’esplicitazione esemplare di cosa effettivamente è, e a che cosa serve l’ora di religione. E risulta anche rivelato in fondo anche il senso di quella “semiconfessionalità” di cui parlavamo sopra, e che è spesso motivo delle critiche radicali di chi vorrebbe sostituire l’ora di religione con una presuntamente più neutrale ora di “storia delle religioni”. Le religioni, e in modo specifico il cristianesimo, non sono ideologie che possono essere spiegate, discusse e criticate. Sono piuttosto esperienze che possono essere validamente comunicate solo da chi le vive. Chi di noi, d’altronde, non preferirebbe essere preliminarmente edotto su l’Islam da un competente e profondo Imam piuttosto che da un dotto e neutrale storico delle religioni?

Il dialogo tra le religioni (la cui imprescindibilità è sottolineata nel commento al libro del vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol) si nutre più dell’esperienza spirituale che del confronto dottrinale. In definitiva un bel libro che ogni insegnante di religione dovrebbe leggere e dal quale trarre anche dei buoni spunti per le sue lezioni.

di Roberto Cetera