· Città del Vaticano ·

Stati Uniti, convention repubblicana vietata ai media

Trump scende dall’Air Force One al Tampa International Airport, in Florida (Reuters)

La decisione giudicata sconsiderata dall’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca

03 agosto 2020

La convention del partito repubblicano statunitense, in programma dal 21 al 24 agosto a Charlotte, in North Carolina, sarà vietata agli organi di informazione. Non era mai accaduto e la decisione è stata definita «sconsiderata» dall’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca. «Il partito repubblicano dovrebbe riconsiderare la questione», ha affermato il presidente dell’associazione, Zeke Miller, aggiungendo che «la nomination di uno dei principali candidati presidenziali è soprattutto un affare degli americani».

Quello che doveva essere lo show mediatico per rilanciare le chance di rielezione del presidente Donald Trump rischia, così, di tramutarsi in un semplice passaggio burocratico, dove un pugno di delegati — solo 336 su 2.500 — discuterà e voterà per tutti gli altri rigorosamente a porte chiuse, e darà a Trump il mandato per correre per la seconda volta per la presidenza. Negli ambienti dello staff della campagna elettorale di Trump e del partito si ipotizza anche una presenza del presidente a Charlotte solo per ringraziare privatamente i delegati.

Il responsabile della comunicazione del partito repubblicano, Michael Ahrens, ha tuttavia precisato che «non è stata presa alcuna decisione finale, stiamo ancora lavorando sulla logistica e sulle opzioni per la copertura da parte dei media sulla base delle linee guida riguardanti il numero di persone che possono partecipare all’evento».

Il provvedimento di tenere fuori giornali, tv, radio è stato annunciato da un portavoce del comitato organizzatore della convention, ed è stato motivato ufficialmente con le misure restrittive imposte dalle autorità locali per fronteggiare la diffusione del coronavirus. Si vuole evitare insomma che l’afflusso in città di migliaia di persone comporti il rischio di una ulteriore impennata dei contagi a causa degli inevitabili assembramenti.

Senza la straordinaria copertura mediatica che abitualmente ogni quattro anni accompagna la convention repubblicana, su cui il presidente contava per avere una spinta decisiva nei sondaggi, che al momento, a tre mesi esatti dalle presidenziali, lo vedono dietro al rivale democratico Joe Biden. Tutt’altro, insomma, rispetto al megacomizio che era stato immaginato dalla Casa Bianca a Jacksonville, in Florida, poi cancellato perché proprio nell’epicentro della pandemia. Il coronavirus, dunque, sembra stia stravolgendo l’agenda della campagna elettorale in cui molte delle prassi e delle regole sono ormai saltate. L’evento di Charlotte era già stato fortemente ridimensionato a causa della pandemia e dell’opposizione delle autorità locali allo svolgimento in piena regola dell’evento che avrebbe richiamato migliaia di persone tra delegati, ospiti e giornalisti. E il presidente Trump aveva spostato la serata dell’incoronazione a Jacksonville, in Florida, ma come già detto è stato poi costretto a cancellare l’evento.

Intanto il capo dello staff della Casa Bianca, Mark Meadows, parlando ieri alla Cbs, ha dichiarato che «avremo le elezioni il 3 novembre ed il presidente vincerà». Gli ha fatto eco il consigliere per la campagna presidenziale, Jason Miller, secondo cui «il voto si terrà il 3 novembre, il presidente Trump vuole che si tengano il 3 novembre», smentendo ufficialmente l’ipotesi di un rinvio del voto, avanzata dallo stesso Trump su twitter, per via delle sue perplessità nei confronti del voto per posta.

Sul versante democratico c’è attesa per l’ufficializzazione da parte di Joe Biden della figura del vicepresidente. In corsa sembrerebbero esserci tre donne afroamericane.