· Città del Vaticano ·

Rix the Seminarian

Il giovane seminarista Enrico Macrohon con il cardinale Luis Antonio Gokim Tagle

Facce belle della Chiesa

13 agosto 2020

Nelle Filippine spopolano sul web i video di un giovane seminarista che parlano di Dio e della Chiesa


Uno dei pregi che può vantare il nostro piccolo, grande quotidiano è di essere, malgrado il nome, l’unico giornale al mondo che ogni giorno viene letto in tutti e cinque i continenti. Può succedere così che un pezzo che racconta una storia abbastanza locale susciti però reazioni e commenti fin dall’altra parte del globo. Così è successo quando, qualche settimana fa, su questa stessa rubrica, abbiamo raccontato la storia di don Alberto Ravagnani, il giovane prete milanese scopertosi webstar al tempo della pandemia. Il giorno dopo la pubblicazione ci sono giunte almeno una decina di segnalazioni di personaggi simili a lui che hanno scelto la strada dei nuovi media per la loro opera di evangelizzazione, e lo fanno con analoga originalità. Tra questi abbiamo scelto di raccontare quella di un giovane seminarista filippino che spopola sul web e colleziona migliaia e migliaia di contatti su Facebook e YouTube.

«Mi chiamo Enrico Macrohon, ma ormai per tutti sono “Rix the Seminarian”, che è il nome con cui firmo i miei video», ci racconta in un fluente inglese. I suoi video sono spesso bilingue: in tagalog e in inglese. «Sono nato 26 anni fa nella provincia di Nueva Ecija, a circa quattro ore da Manila, e ora sono qui in seminario al secondo anno di teologia, all’Università di San Tommaso, quasi al termine dei miei studi. Vengo da una famiglia — sottolinea il giovane — niente affatto religiosa. I miei genitori erano entrambi artisti, si separarono presto e andarono a vivere all’estero. I miei fratelli non penso siano mai entrati in una chiesa. Forse è proprio perché sono cresciuto in una famiglia così che ho sviluppato poi questo intenso desiderio di dedicarmi all’evangelizzazione e all’annuncio dell’immensa misericordia di Dio. Io sono cresciuto con mia nonna e questa — spiega — è stata la mia fortuna, perché nonna Lourdes è invece una donna di fede profondissima. Cominciò a portarmi in chiesa che avevo appena tre anni e i suoi racconti del Vangelo suonavano come una bellissima favola ai miei orecchi di bambino. Gesù divenne presto, prima ancora che imparassi a leggere e a scrivere, un mio “amichetto”. L’uomo che sono diventato lo devo soprattutto a mia nonna. E anche nella mia vocazione a diventare prete», ricorda Rix the Seminarian, «nonna ha svolto un ruolo importante. Ero molto attratto da bambino dalle sacre liturgie, dai canti, dal suono dell’organo, dal profumo dell’incenso, ma, con la maturazione, muovendo da questo aspetto diciamo così estetico, cominciai a essere sempre più intrigato razionalmente dai misteri della fede. Imparai a suonare l’organo e il parroco mi affidò la direzione del coro; l’attrazione per la musica mi veniva naturale, in fondo sono pur sempre figlio di artisti», commenta sorridendo.

Altrettanto naturale fu la scelta, finite le scuole, di entrare in seminario: «Anche se poi nei fatti l’esperienza si rivelò molto più difficile di quanto avessi immaginato, lo studio della filosofia da un lato mi appassionava, dall’altro mi suscitava aridità spirituale e dubbi. Comunque — prosegue Macrohon — studiai con profitto e dopo cinque anni mi laureai in filosofia. A quel punto chiesi di uscire per qualche tempo dal seminario, un po’ per chiarirmi le idee, e un po’ perché ero intrigato, come effettivamente feci, dall’insegnare filosofia all’università. Ed è stato lì che è cominciata questa passione per i video. Infatti, mi ero inventato questa bizzarra novità per gli esami: invece di produrre degli elaborati scritti chiedevo ai miei studenti di registrare dei brevi video sulla materia dell’esame. Fu un esperimento divertente e molto interessante, ma dentro di me — afferma Enrico — non si era spostata di un millimetro la vocazione a diventare prete. Anche in questo caso, come nell’infanzia con mia nonna, mi fu di grande aiuto spirituale una donna, una suora francescana, madre Margaret Gasal, che sapientemente e amorevolmente mi accompagnò nel rientro in seminario, e fui incardinato nella diocesi di Parañaque. Come dicevo, un certo talento artistico ereditato dai genitori mi ha sempre accompagnato fin dall’infanzia, e il videomaking è stato il mio hobby preferito fin dalla giovinezza. Allora — prosegue — rientrato in seminario, mi sono detto: perché non mettere questi talenti al servizio del Regno? In fondo: dono ricevuto è dono da restituire, no? E poi, c’è da dire che qui da noi nelle Filippine nessuno si è mai industriato nella Chiesa cattolica a evangelizzare attraverso i nuovi media. Invece i protestanti sì; c’è una lunga tradizione di predicatori, soprattutto televisivi, di Chiese e sette protestanti, che usano toni spesso apocalittici. Io però — spiega Macrohon — volevo fare una cosa diversa: dare ragione della fede della mia Chiesa con uno stile nuovo, cioè capace di esprimere appieno quella gioia esistenziale che è, o dovrebbe essere, la cifra del vivere cristiano. E soprattutto capace di parlare ai giovani. Così, due anni fa, misi in rete il mio primo video, in cui cercavo di spiegare — contrastando l’uso protestante — perché i cattolici si avvalgono di immagini e sculture artistiche per pregare. Lo firmai Rix the Seminarian, nel velleitario tentativo di garantirmi un certo anonimato. Tre giorni dopo riaccesi il computer e stavo quasi per svenire: oltre centomila persone avevano guardato il mio video e mostravano di averlo apprezzato. Centomila. Pensai subito: è come se avessi parlato contemporaneamente in tre-quattrocento chiese piene. Più che esserne contento mi cominciarono a tremare i polsi per la responsabilità che implicava».

I video di Rix sono in effetti abbastanza diversi da quelli del nostro don Alberto Ravagnani. Li accomuna certo uno stile veloce, ritmato, musicale, e un linguaggio (verbale e non) pop. Ma, mentre don Alberto è più mirato alla suscitazione di domande di senso, il carattere delle clips di Rix the Seminarian è decisamente più apologetico e anche con qualche accenno devozionale: «D’altronde qui da noi nelle Filippine la pastorale ha sempre avuto una tradizione di trasmissione diretta e improntata alla gioia e semplicità. Pensi alla straordinaria comunicativa e carica empatica che contraddistingue il cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Io lo considero il mio maestro, per me è un mito. Sia il mio rettore che il mio vescovo — aggiunge — sembrano essere contenti di questa mia attività, anche se mi ricordano sempre giustamente che essa viene solo dopo i miei studi, la mia vita di preghiera, la mia vita di comunità. E io invece ricordo sempre a me stesso di non montarmi la testa e di rimanere umile nel cuore. Perché i video stanno avendo una diffusione incredibile: tanti preti e vescovi li condividono sulle pagine web delle loro diocesi».

Anche a te Rix, che sei così giovane, chiedo: cosa vorresti fare da “grande”? «Di sogni ne ho tanti — conclude — ma sicuramente in cima c’è il desiderio di essere un buon prete e di fare sempre la volontà del Signore. E poi — però mica lo scrivi — mi piacerebbe venire a studiare per la licenza in teologia a Roma, poter incontrare Papa Francesco per dirgli che prego per lui e tifo per la sua opera riformatrice della Chiesa. E, magari, fare pure qualche video con don Alberto».

di Roberto Cetera