· Città del Vaticano ·

Oltre la cultura del provvisorio

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Messaggio del Pontefice ai partecipanti all’incontro annuale dei giovani a Medjugorje

03 agosto 2020

In occasione dell’annuale incontro dei giovani a Medjugorje, nella sera di sabato 1° agosto è stata data lettura di un messaggio inviato dal Papa ai partecipanti. Il testo originale in croato è stato consegnato dall’arcivescovo Luigi Pezzuto, nunzio apostolico in Bosnia ed Erzegovina. Ne pubblichiamo di seguito la versione italiana.

Carissimi!

L’incontro annuale dei giovani a Medjugorje è un tempo ricco di preghiera, di catechesi, di fraternità. Esso offre a tutti voi la possibilità di incontrare Gesù Cristo vivo, specialmente nell’Eucaristia, celebrata e adorata, e nella Riconciliazione. E così vi aiuta a scoprire un altro modo di vivere, diverso da quello che offre la cultura del provvisorio, secondo la quale nulla può essere definitivo ma conta solo godere il momento presente. In questo clima di relativismo, nel quale è difficile trovare le risposte vere e sicure, le parole-guida del Festival: «Venite e vedrete» (Gv 1, 39), rivolte da Gesù ai discepoli, sono una benedizione. Anche a voi Gesù rivolge il suo sguardo e vi invita ad andare e a stare con Lui.

Non abbiate paura! Cristo vive e vuole che ognuno di voi viva. Egli è la vera bellezza e giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita e di senso (cfr. Esort. ap. Christus vivit, 1). Lo vediamo proprio in quella scena evangelica, quando il Signore chiede ai due discepoli che lo seguono: «Che cosa cercate?». E loro rispondono: «Rabbì, dove dimori?». E Gesù dice: «Venite e vedrete» (cfr. Gv 1, 35-39). E loro vanno, vedono e rimangono. Nella memoria di quei discepoli rimase talmente impressa l’esperienza dell’incontro con Gesù, che uno di loro registrò perfino l’ora: «Erano circa le quattro del pomeriggio» (v. 39).

Il Vangelo ci racconta che dopo essere stati a casa del Signore, i due discepoli diventarono dei “mediatori” che permettono ad altri di incontrarlo, di conoscerlo e di seguirlo. Andrea andò a dirlo subito a suo fratello Simone e lo condusse da Gesù. Quando vide Simone, il Maestro gli diede subito un soprannome: “Cefa”, cioè “Pietra”, che diventerà il nome Pietro (cfr. Gv 1, 40-42). Questo fa vedere che incontrando Gesù si diventa una nuova persona, e si riceve la missione di trasmettere questa esperienza ad altri, ma sempre tenendo lo sguardo fisso su di Lui, il Signore.

Carissimi giovani, avete incontrato questo sguardo di Gesù che vi chiede: «Che cosa cercate?»? Avete udito la sua voce che vi dice: «Venite e vedrete»? Avete sentito quell’impulso a mettervi in cammino? Prendetevi il tempo per stare con Gesù, per riempirvi del suo Spirito ed essere pronti all’affascinante avventura della vita. Andate incontro a Lui, state con Lui nella preghiera, affidatevi a Lui che è esperto del cuore umano.

Questo bellissimo invito del Signore: «Venite e vedrete», raccontato dal giovane e amato discepolo di Cristo, è rivolto anche ai futuri discepoli. Gesù vi invita ad incontrarlo e questo Festival diventa un’occasione di poter “venire e vedere”. La parola “venire”, oltre ad indicare un movimento fisico, ha un senso più profondo, spirituale. Indica un itinerario di fede il cui fine è “vedere”, cioè fare l’esperienza del Signore e, grazie a Lui, vedere il senso pieno e definitivo della nostra esistenza.

Il grande modello della Chiesa dal cuore giovane, pronta a seguire Cristo con freschezza e docilità, rimane sempre la Vergine Maria. La forza del suo «sì» e di quell’«avvenga per me» che disse all’angelo ci colpisce sempre. Il suo «sì» significa coinvolgersi e rischiare, senza altra garanzia che la certezza di essere portatrice di una promessa. Il suo «Ecco la serva del Signore» (Lc 1, 38) è l’esempio più bello che ci racconta cosa succede quando l’uomo, nella sua libertà, si abbandona nelle mani di Dio. Che questo esempio vi affascini e vi guidi! Maria è la Madre che veglia «su di noi suoi figli che camminiamo nella vita spesso stanchi, bisognosi, ma col desiderio che la luce della speranza non si spenga. Questo è ciò che vogliamo: che la luce della speranza non si spenga. La nostra Madre guarda questo popolo pellegrino, popolo di giovani che lei ama, che la cerca facendo silenzio nel proprio cuore nonostante che lungo il cammino ci sia tanto rumore, conversazioni e distrazioni» (Christus vivit, 48).

Cari giovani, «correte attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede» (ibid., 299). Nella vostra corsa per il Vangelo, animata anche da questo Festival, affido tutti voi all’intercessione della Beata Vergine Maria, invocando luce e forza dallo Spirito affinché possiate essere veri testimoni di Cristo. Per questo prego e vi benedico, e chiedo anche a voi di pregare per me.

Roma, San Giovanni in Laterano, 29 giugno 2020