· Città del Vaticano ·

Non esclusa un’aggressione esterna dietro l’esplosione a Beirut

Un uomo accende una candela per ricordare le vittime dell’esplosione a Beirut (Reuters)

Migliaia di persone in piazza per commemorare le vittime

08 agosto 2020

Il presidente libanese, Michel Aoun, non ha escluso che la devastante esplosione di martedì scorso nel porto di Beirut, che ha provocato almeno 154 morti e 5.000 feriti, possa essere stata provocata da «una aggressione esterna, con l’ausilio di un missile, di una bomba o di un altro mezzo». Aoun ha chiesto a Parigi le immagini satellitari dei momenti dell’esplosione. L’inchiesta — ha spiegato il presidente — dovrà essere completamente libanese e non internazionale.

Immediata la replica di Hezbollah, il partito sciita libanese che disporrebbe — secondo diverse fonti, ma la questione resta controversa — di un vasto arsenale militare. Ieri pomeriggio il leader del partito, Hassan Nasrallah, in un atteso discorso televisivo, il primo da martedì, ha escluso ogni responsabilità del suo partito, negando che Hezbollah avesse — come sostenuto da molti — un deposito di armi nel porto di Beirut, proprio in prossimità del luogo dell’esplosione. «Non è accettabile sfruttare a scopi politici o settari questo incidente, che ha colpito tutti» ha detto il capo di Hezbollah. «Tutte le parti politiche dicono che l’esercito libanese è l’unica istituzione del paese su cui c’è piena fiducia. Bene, che sia allora l’esercito a condurre l’inchiesta» ha proposto Nasrallah.

Anche Israele, chiamato in causa più volte negli ultimi giorni, ha negato qualsiasi responsabilità. Va detto che ieri — secondo quanto riferito dalla France Presse — l’esercito israeliano ha confermato di aver sventato un tentativo di infiltrazione da parte di una squadra di terroristi di Hezbollah al confine tra due Paesi.

Intanto, una grande manifestazione di commemorazione si terrà nel pomeriggio di oggi nel centro di Beirut, in piazza dei Martiri, per ricordare le vittime e chiedere giustizia. «Solo il popolo libanese commemorerà le vittime, non vogliamo autorità» hanno spiegato gli organizzatori, citati dalle agenzie. «Questa sarà una giornata di rabbia e tristezza» ha commentato uno di loro parlando con la stampa. «È stata la negligenza del governo libanese a causare questa tragedia» gli ha fatto eco uno degli organizzatori, aggiungendo che «l’idea di una cerimonia funebre di massa non si può realizzare a causa di problemi logistici, ma ci sarà una grande marcia di protesta contro la classe dirigente». Al momento, in piazza dei Martiri si sono già radunati decine di attivisti.

In città si respira aria di tensione, dopo le proteste dei giorni scorsi che hanno portato tra l’altro a scontri tra manifestanti e polizia davanti al Parlamento nella notte tra giovedì e venerdì. Nel grande spazio, già teatro di diversi raduni di massa a partire dall’ottobre scorso per protestare contro la disastrosa crisi economica, sono stati allestiti dei gazebo e le fotografie di molte delle vittime sono state incollate alla base del monumento ai martiri.

Questa mattina, nel frattempo, i corpi di 25 persone la cui identità non è stata accertata sono stati recuperati tra le macerie dell’esplosione. Ma sono ancora decine le persone che mancano all’appello.

La questione più pressante per le autorità libanesi e per la comunità internazionale resta al momento quella dell’assistenza alle migliaia di sfollati che hanno perso tutto a causa dell’esplosione. La tragedia ha infatti peggiorato ulteriormente una situazione già drammatica: il Libano attraversa da ormai un anno una pesantissima crisi economica e sociale.