· Città del Vaticano ·

Nella lotta alla povertà essenziale promuovere l’uguaglianza

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Per le Nazioni Unite la pandemia causerà una grave crisi economica in tutto il mondo

13 agosto 2020

«Dobbiamo essere chiari: siamo ben lontani dall’obiettivo di sconfiggere la povertà nel mondo». Questa grave presa di coscienza arriva dal responsabile delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo e la povertà estrema, il giurista belga Oliver De Schutter, che è stato designato in questo ruolo nel maggio scorso, in piena pandemia, e rimarrà in carica per i prossimi tre anni.

Professore di diritto internazionale all’Università di Louvain, De Shutter è impegnato a risvegliare le coscienze e ad incitare i Governi perché lavorino seriamente in favore dei diritti umani e contro la povertà estrema. Figlio di un diplomatico, ha viaggiato molto nei paesi in via di sviluppo, in particolare in India e Ruanda, e come relatore speciale sul diritto al cibo tra il 2008 e il 2014 ha conosciuto le realtà di povertà estrema. «La priorità — dice — deve essere promuovere l’uguaglianza».

Infatti, per povertà estrema, non si intende solo la mancanza di reddito sufficiente, che la Banca mondiale fissa a 1,90 dollari al giorno, ma una situazione di vita in cui la maggior parte dei diritti dell’uomo sono negati.

Secondo l’ultimo rapporto sullo sviluppo umano dell’Onu, sono oltre 1,3 miliardi le persone che soffrono la povertà estrema, e la pandemia ha peggiorato la situazione. Secondo De Schutter, la crisi economica legata al covid-19 ha messo in evidenza le difficoltà e le gravi lacune dei nostri sistemi di protezione sociale. Come risulta dai dati Onu, il 55 per cento della popolazione mondiale non ha nessuna protezione sociale e solo  il 29, concentrato nei paesi ricchi, ha sostegno sociale in tutte le fasi della vita. Dunque siamo ben lontani da quell’obiettivo fissato dall’Agenda 2030 per lo sviluppo che prevedeva di ridurre almeno della metà la percentuale di persone che vivono in condizioni di povertà estrema.

È necessario quindi impegnarsi, sostiene il rappresentante Onu, ad incoraggiare tutti gli Stati perché prevedano basi di protezione sociale, come si sono impegnati a fare nel 2012, adottando la raccomandazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). Alcuni passi in questo senso, secondo De Schutter, durante questa crisi sanitaria, sono stati fatti, molti Stati hanno adottato con urgenza sistemi di trasferimento di denaro per aiutare i gruppi più vulnerabili, o hanno allentato le condizioni di accesso ai sistemi esistenti.

Questi sistemi devono essere resi sostenibili e deve essere incoraggiata una politica permanente di protezione sociale. È a questo fine che il rappresentante Onu intende incalzare i governi, perché nulla sia tralasciato per ridurre il disagio e la povertà. La pandemia, sottolinea De Schutter, porterà ad una grave recessione economica, dell’ordine del 4 per cento in tutto il mondo. «In particolare — sottolinea — a soffrire saranno i paesi in via di sviluppo che sono i più fragili». «L’onere del debito estero di questi paesi è significativo e li priva dell’opportunità di adottare ambiziosi piani di ripresa economica» sottolinea.

Inoltre, questi paesi dipendono spesso fortemente dall’esportazione di materie prime, che sono oggi al loro prezzo più basso, e dagli importi delle rimesse dei migranti che sono diminuite drasticamente sempre a causa della crisi. Il 61 per cento della forza lavoro mondiale, circa 2 miliardi di persone, ha un lavoro precario nell’economia informale senza protezione sociale. La percentuale è ancora più alta nei paesi poveri. L’impatto sulle cifre della povertà sarà quindi drammatico. Quasi 180 milioni di persone in più vedranno i loro redditi scendere al di sotto di 3,20 dollari al giorno.

Per De Schutter «anni di sforzi e di progresso rischiano di essere cancellati in un colpo solo. E come sempre, le donne saranno le più colpite». Per il rappresentante Onu, dunque, serve un modello di sviluppo che pone l’inclusione sociale e la sostenibilità ecologica al centro della politica pubblica. «La crescita economica è stata a lungo considerata la chiave per risolvere tutti i nostri mali» conclude. «Questo ragionamento, del secolo scorso, ora mostra i suoi limiti. La priorità deve essere invece la promozione dell’uguaglianza».

di Annalisa Antonucci