· Città del Vaticano ·

Monito del Papa contro il nucleare

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Nel 75° anniversario della tragedia di Hiroshima

06 agosto 2020

Sono trascorsi esattamente 75 anni da quel 6 agosto 1945 in cui l’umanità sperimentò per la prima volta la potenza devastatrice della bomba atomica sganciata su Hiroshima. Affinché non si ripeta mai più la «distruzione di vite umane e di beni» prodotta dalle armi nucleari, Papa Francesco è tornato a denunciare come sia «immorale» non solo «l’uso» ma anche «il possesso» di queste ultime, ripetendo le accorate parole pronunciate il 24 novembre 2019 davanti al Memoriale della pace edificato nella città giapponese perché non si perda il ricordo di quell’orrore.

Lo ha fatto attraverso un messaggio in lingua inglese indirizzato a Hidehiko Yuzaki, governatore della prefettura di Hiroshima, in occasione delle annuali celebrazioni commemorative della catastrofe. Rivolgendosi agli organizzatori e ai partecipanti, in particolare agli “hibakusha” — i sopravvissuti — il Papa è tornato a inchinarsi dinanzi al dolore delle vittime, come fece anche all’Hypocenter park di Nagasaki — la seconda città martire, devastata il 9 agosto di tre quarti di secolo orsono — per mantenere viva e sempre attuale la riflessione su «quei terribili giorni di guerra» tragicamente segnati dallo scempio prodotto dall’energia atomica usata per fini bellici.

«Proprio come lo scorso anno sono venuto in Giappone come pellegrino di pace, — ha scritto Francesco — continuo a conservare nel cuore il desiderio dei popoli del nostro tempo, specialmente dei giovani, che hanno sete di pace e fanno sacrifici per la pace». Inoltre, ha aggiunto, «conservo anche il grido dei poveri, che sono sempre tra le prime vittime delle violenze e dei conflitti». E poiché dopo Hiroshima e Nagasaki «non è mai stato tanto evidente che, affinché prosperi la pace, tutti devono deporre le armi di guerra» — in special modo quelle «più potenti e distruttive», ovvero gli ordigni «nucleari capaci di mutilare e distruggere intere città, interi paesi» —, il Papa ha espresso l’auspicio che «le voci profetiche degli “hibakusha” possano continuare a servire da monito per noi e per le generazioni future!».

Infine il messaggio del vescovo di Roma si conclude con l’invito — «per i sopravvissuti e per tutti coloro che lavorano per la riconciliazione» — a ripetere «le parole del salmista: “Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: Su di te sia pace!” (Sal 122, 8)».

Anche il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha lanciato un appello per l’eliminazione di tutte le armi nucleari. «Gli Stati che possiedono armi nucleari stanno modernizzando i loro arsenali e sviluppando nuove e pericolose armi e sistemi di trasporto», ha detto in un messaggio inviato alla cerimonia di Hiroshima. «Il rischio — ha concluso — che le armi nucleari vengano usate, intenzionalmente o per un incidente, è troppo alto perché questa tendenza prosegua».