· Città del Vaticano ·

Lo sguardo dell’altro

Particolare dalla copertina del libro

In un libro sull’etica della cura e della compassione

03 agosto 2020

«Isolati si muore. Amati si vive»: da qui uno psicologo, Simone Olianti, e un teologo, Alfredo Jacopozzi, partono per sviluppare una riflessione su questo tempo, segnato dalla pandemia, con il libro «Lo sguardo dell’altro - Per un’etica della cura e della comprensione» (Noventa Padovana, Edizioni Messaggero Padova, 2020, pagine 161, euro 12). Pubblichiamo la prefazione del cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve.

Abbiamo alle spalle le immagini delle nostre città deserte e silenziose, il tempo incerto e sospeso trascorso nelle nostre case, quasi un letargo incompatibile con i nostri ritmi umani, da cui ci stiamo risvegliando a fatica. Ma rimangono ancora nel cuore, profondamente segnato, le immagini dolorose dei cortei funebri di camion militari che sotto i teloni mimetici hanno portato via piccole storie di vita, spente d’un tratto da una storia più grande, che negli ultimi tempi ha preso un andamento disastroso. Sono state usate, forse, espressioni troppo forti per parlare di questa pandemia, spesso paragonata a una vera e propria guerra. Una cosa è certa, anche se non ci sono rovine e detriti per le strade, ci sono sicuramente macerie morali e sociali nella vita di molte persone. Più che di guerra, metafora inappropriata, sarebbe meglio parlare di cura. Hanno bisogno di cura la nostra vita interiore e le nostre relazioni familiari e interpersonali, e il nostro meraviglioso pianeta, troppo spesso depredato dall’avidità umana e dalla ingordigia. Angosce, preoccupazioni, rabbia, dolore, frustrazioni, paure, disorientamento stanno segnando il quotidiano di molti. Come pure il peso di gestire molte domande senza risposta. C’è, inoltre, la tenuta economica del nostro Paese da tenere presente. Più l’emergenza durerà, più è probabile che dovremmo confrontarci con una crisi drammatica. Quale prospettiva abbiamo di fronte a tutto ciò?

Sentiamo quanto mai urgenti le parole che più volte ha pronunciato Papa Francesco, soprattutto nei giorni più acuti della pandemia. Dobbiamo ritrovare la concretezza delle piccole cose, delle piccole attenzioni da avere verso chi ci sta vicino, famigliari, amici. Capire che nelle piccole cose c’è il nostro tesoro. «Ci sono gesti minimi — ha detto il Papa — che a volte si perdono nell’anonimato della quotidianità. Gesti di tenerezza, di affetto, di compassione, che tuttavia sono decisivi, importanti. Sono gesti familiari di attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia senso e che vi sia comunicazione e comunione fra di noi. Dio chiede a noi di non allontanarci, di essere vicini l’uno all’altro, di manifestare di più la nostra vicinanza, di farla vedere di più» (Omelia a Santa Marta del 18 marzo 2020). La cura si nutre di prossimità, di solidarietà, di compassione, di pazienza e di perseveranza. Agli specialisti e ai tecnici dei diversi settori della politica e della società compete l’obbligo di trovare soluzioni idonee per affrontare i diversi aspetti della crisi. A tutti noi, invece, è richiesto di sentirci responsabili nel mettere in atto quei gesti che danno alla vita un orientamento nuovo. Ma i gesti hanno bisogno anche di essere accompagnati da parole significative, che aiutino a pensare e a orientare profondamente i nostri cuori verso un’autentica solidarietà, per uscire tutti insieme da questa curva della storia.

Alcune di queste parole segnaletiche le possiamo trovare in questo prezioso libretto, scritto da Simone Olianti e Alfredo Jacopozzi, ormai da tanti anni docenti universitari e guide premurose nei corsi di crescita personale, ritiri ed esercizi spirituali. “Altruismo”, “compassione”, “cura” e “dono” sono le parole che gli autori hanno scelto per comporre queste pagine: parole che hanno la loro radice nella fede cristiana e che qui trovano la loro declinazione nelle diverse discipline, dalla filosofia alle religioni, dalla psicologia all’antropologia. Dunque, parole che toccano l’intelligenza e scaldano il cuore, soprattutto parole luminose per il tempo che stiamo vivendo. A Simone e Alfredo mi legano una profonda amicizia e un affetto paterno e sento la loro missione e il loro servizio di amore alle persone, specialmente nei confronti dei piccoli, tanto vicini alla mia missione. A questo loro breve ma intenso lavoro auguro davvero ogni bene, perché quanta più passione si nutre nel prendersi cura dell’uomo, tanto più è possibile trovarsi sulla strada di Dio, come ce lo ha ben detto l’Abbé Pierre: «Ho cercato Dio e non l’ho trovato, ho cercato la mia anima e non l’ho trovata, ho cercato il fratello e vi ho trovato anche Dio e la mia anima».

di Gualtiero Bassetti