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La Santa Sede e la costruzione della nazione della Corea

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20 agosto 2020

Introduzione

In occasione del 75° anniversario della liberazione della Corea dal dominio coloniale giapponese avvenuta proprio il giorno della Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria e del 70° anniversario dell’inizio della guerra coreana, varrebbe la pena rivedere come la Santa Sede ha accompagnato la Corea lungo il suo cammino verso l’autentica umanizzazione del suo popolo con particolare riferimento alla fase iniziale.

Innanzitutto va ricordato che la Santa Sede ha fornito un aiuto determinante alla neonata Corea nel processo di costruzione della sua nazione, che fu iniziato appena dopo la liberazione dal dominio coloniale giapponese avvenuta con la fine della Seconda guerra mondiale il 15 agosto 1945. Non appena fu liberata, tuttavia, la Corea fu divisa in Sud e Nord, poiché la liberazione non fu l’esito di sue proprie conquiste indipendenti. In altre parole, l’area a nord del 38° parallelo di latitudine nord era sotto il controllo dell’esercito sovietico, mentre l’area a sud era sotto il controllo dell’esercito degli Stati Uniti.

Nell’immediato periodo post-liberazione, dunque, le forze politiche e civili della penisola coreana erano divise in diverse parti intorno alla tematica dell’adozione dell’amministrazione fiduciaria temporanea di quattro potenze (Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Unione Sovietica) che era stata decisa nel dicembre 1945 dalla Conferenza di Mosca dei tre ministri degli esteri (Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica). Rispetto ad essa il Nord venne integrato nelle forze che la favorivano secondo le istruzioni dell’Unione Sovietica, mentre il Sud rimase intrappolato nel vortice della divisione e della confusione, a causa di uno scontro frontale tra il campo di destra che vi si opponeva e il campo di sinistra che la favoriva sotto la leadership di sinistra del Nord. Con la guerra fredda, già iniziata all’epoca tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti abbandonarono il piano di amministrazione fiduciaria e rinviarono alle Nazioni Unite la questione di istituire un governo nella penisola coreana.

In seguito, nel novembre 1947, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite decise di tenere elezioni nazionali nella penisola coreana sotto la supervisione dell’Onu. Ma l’Unione Sovietica respinse questa risoluzione nel gennaio del 1948. Ciò perché credeva che le elezioni si sarebbero rivelate sfavorevoli al Nord, che era molto meno popolato del Sud.

Più tardi, nel febbraio del 1948, le Nazioni Unite presero la decisione che le elezioni generali si sarebbero tenute solo nel Sud. Questo piano per tenere elezioni separate nel Sud, tuttavia, incontrò l’opposizione sollevata per ragioni diverse dalle forze di sinistra nel Sud legate al Nord, dalle forze centriste, dalle forze moderate di destra. L’opposizione centrista e di destra era basata sulla preoccupazione che la segregazione per le elezioni infrangesse le speranze di riunificazione con il Nord.

Invio del Visitatore apostolico con poteri di Delegato apostolico

Fu in tale difficile contesto della crescente internazionalizzazione della questione coreana che la Santa Sede nominò il Visitatore apostolico in Corea nella persona di monsignor Patrick Byrne, mm1, nel 1947. Questa nomina gli conferì anche la funzione di Delegato apostolico2. In base al diritto internazionale questa nomina equivaleva a riconoscere de facto la neonata Corea come Stato sovrano, ancor prima della formazione del governo dopo la sua liberazione nel 1945. La Santa Sede fu, quindi, il primo Stato al mondo a riconoscere la Corea come uno Stato, sebbene ufficiosamente. Significava anche che la Santa Sede aveva assicurato pubblicamente l’emergere della Corea entro la comunità internazionale, invitando ogni singola nazione del mondo a riconoscere la Corea come una nazione libera e indipendente. Significava una grande benedizione, che consentiva al popolo coreano di sentirsi fiero e sicuro di sé e della costruzione della nazione. All’epoca i giornali in Corea del Sud riferirono che il popolo coreano era molto grato alla Santa Sede per un tale atto.

Monsignor Byrne, de facto Delegato apostolico, dalle sue esperienze missionarie in Corea e in Giappone durante il periodo coloniale, sapeva meglio di chiunque altro che il popolo della Corea aveva sofferto quasi quarant’anni di oppressione sotto il dominio coloniale giapponese e che il conflitto tra sinistra e destra sulla questione di stabilire un governo libero e indipendente aveva prevalso nel Sud a causa della divisione post-liberazione della nazione, mentre nel Nord il regime comunista era sotto il comando dell’Unione Sovietica di Stalin e la religione, in particolare la Chiesa cattolica, era perseguitata.

Inoltre, monsignor Byrne aveva una conoscenza molto ampia degli insegnamenti pontifici, anche per quanto riguarda il fenomeno del comunismo. In effetti, i Papi degli anni precedenti, ancor prima della pubblicazione del Manifesto comunista (1848), avevano condannato fortemente il comunismo in quanto sopprimeva la libertà di religione e perseguitava la Chiesa, causando quindi un danno enorme anche all’intera società.

In stretta unione con la Chiesa in Corea

Quindi, pienamente in linea con le indicazioni offerte dal Magistero della Chiesa, egli contribuì notevolmente, insieme alla Chiesa cattolica coreana, a realizzare la visione cattolica del vero sviluppo e della vera pace in Corea.

Durante il periodo immediato post-liberazione, di estremo caos ideologico, la Chiesa cattolica in Corea respingeva decisamente il comunismo, mentre informava i fedeli e il popolo delle atrocità inumane che venivano compiute in Corea del Nord sotto il dominio sovietico. La Chiesa in Corea del Sud chiedeva ai fedeli di unirsi nella preghiera per l’indipendenza del Paese, per il radicamento dell’ideologia sana, mentre annunciava a tutto il popolo coreano e a tutti i fedeli i principi per ricostruire un ordine sociale basato sulla giustizia e sull’amore, avvertendo dei pericoli del comunismo.

Istituzione del Governo nel Sud della Penisola

Monsignor Byrne, che intuì profondamente la strategia di Stalin per comunistizzare la penisola coreana leggendo come la politica mondiale andava evolvendo dopo la Seconda guerra mondiale, comprese che le forze comuniste stavano per prendere il comando in Corea del Nord secondo questa strategia e che stavano portando avanti il progetto di ostacolare l’istituzione del governo in Corea del Sud. A quel tempo, monsignor Byrne ritenne che il miglior modo di scongiurare la minaccia di comunistizzare la Corea fosse quello di cominciare dall’istituzione di un governo libero e democratico in Corea del Sud, creando una nazione che venisse riconosciuta internazionalmente come una nazione sovrana. A tal fine, monsignor Byrne faceva da mediatore e da arbitro tra le forze che avevano idee simili e il Governo militare dell’Esercito degli Stati Uniti in Corea, servendo da ponte tra di loro.

Le elezioni si tennero il 10 maggio 1948 con un grande successo dopo aver superato molte complicazioni. L’Assemblea costituzionale venne inaugurata il 31 maggio. La Costituzione della Repubblica di Corea fu adottata il 17 luglio. Syngman Rhee venne eletto presidente. Il Governo della Repubblica di Corea venne infine istituito il 15 agosto. Contemporaneamente, nel Nord fu proclamata la Repubblica Popolare Democratica di Corea il 9 settembre. Così fu sancita la fissazione della divisione intercoreana.

In quel tempo tutte le forze democratiche libere che stavano cercando di difendere la Corea del Sud dalla minaccia comunista della Corea del Nord apprezzarono molto gli sforzi che la Chiesa cattolica in Corea compiva sotto la guida della Santa Sede. Considerarono la Santa Sede come il loro grande alleato nel combattere le diaboliche forze comuniste e nel promuovere il sistema libero e democratico. In particolare, il presidente Syngman Rhee espresse la propria gratitudine a Papa Pio XII per aver mostrato un solidale interessamento alla lotta della Corea per la libertà e l’indipendenza, riconoscendo il debito che i coreani avevano verso il Sommo Pontefice per il suo incoraggiamento e il suo sostegno morale4.

L’invito che il primo presidente Syngman Rhee estese a monsignor Byrne a parlare il 15 agosto 1948, nella storica occasione dell’inaugurazione del nuovo Governo della Repubblica di Corea, rappresentò una manifestazione pubblica di tale apprezzamento5. In quella occasione, Pio XII inviò un messaggio telegrafato in cui accoglieva con favore la «rinascita della sovranità coreana»6, invocando le benedizioni di Dio non solo sul presidente Rhee e su tutti i membri del Governo nel loro lavoro di ricostruzione della nazione, ma anche su tutta la nazione per la cui unità, pace e felicità egli aveva pregato7.

Il riconoscimento delle Nazioni Unite del Governo della Repubblica di Corea

In questo contesto era solo naturale che il presidente Syngman Rhee nominasse John Chang Myun, un devoto cattolico e l’unico cattolico tra i 200 membri dell'Assemblea Costituente, come capo della delegazione coreana alla III sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tenutasi a Parigi nel 1948, per ottenere il riconoscimento internazionale dell’Onu alla neonata Repubblica di Corea. Ciò dimostra anche che il presidente Rhee era pienamente consapevole dell’influenza della Santa Sede entro la comunità internazionale.

Monsignor Byrne ebbe un ruolo molto importante nel riconoscimento da parte dell’Onu della neonata Repubblica di Corea — che ebbe luogo nella III sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 12 dicembre 1948 — valendosi di tutte le reti che aveva a sua disposizione in qualità di rappresentante della Santa Sede in Corea. Svolse tale ruolo, non solo perché il riconoscimento da parte dell’Onu della Repubblica di Corea costituiva di per sé il requisito sine qua non per una nuova nazione libera e indipendente, ma anche perché era fermamente convinto che fosse assolutamente necessario per consolidare la vittoria sulle forze comuniste nella penisola coreana e in tutta l'Asia.

Monsignor Byrne fece appello alla Santa Sede per ottenere dal nuovo Governo una legittimità internazionale. Egli domandò alla Congregazione di Propaganda Fide di presentare una richiesta al Santo Padre in tal senso8. Il cardinale Fumasoni, prefetto di Propaganda Fide, e monsignor Tardini, sostituto della Segreteria di Stato, ratificarono sempre le sue iniziative e condivisero le sue analisi9.

È soprattutto grazie all’aiuto della Santa Sede che la delegazione della neonata Corea apparve per la prima volta sulla scena diplomatica mondiale, senza alcuna esperienza di attività diplomatica, eppure ottenne il riconoscimento da parte dell’Onu del Governo del proprio Paese, superando gli ostacoli posti dai Paesi del blocco sovietico. Dietro le quinte, la Santa Sede appoggiava pienamente le attività diplomatiche della delegazione coreana con a capo John Chang Myun, riconosciuto come uomo di Chiesa, avvalendosi con cura delle proprie straordinarie risorse diplomatiche.

Infatti, l’arcivescovo Angelo Roncalli (divenuto in seguito San Giovanni XXIII), Nunzio apostolico e all’epoca Decano del corpo diplomatico in Francia, assistette John Chang Myun in modo così efficace che egli riuscì a costituire la propria rete diplomatica in un arco di tempo tanto breve. Questo avvenne anche dietro le istruzioni che Papa Pio XII inviò al Nunzio apostolico in Francia attraverso i co-sostituti monsignor Giovanni Battista Montini (divenuto in seguito San Paolo VI) e monsignor Domenico Tardini, sulla base del rapporto che gli era stato inviato sulla situazione locale da monsignor Byrne, rappresentante della Santa Sede in Corea.

Il sostegno della Santa Sede, insieme al sostegno attivo della delegazione statunitense con a capo John Foster Dulles, ebbe un ruolo decisivo nel riconoscimento da parte dell’Onu del Governo della Repubblica di Corea. Senza tale sostegno, non sarebbe stato affatto certo che l’Assemblea generale dell’Onu nella sessione di quell’anno riconoscesse il Governo della Repubblica di Corea.

Al riguardo, basti ricordare che dopo la conclusione di tale sessione dell’Assemblea generale dell’Onu il Governo coreano inviò John Chang Myun, che era stato capo delegazione, alla Santa Sede come primo inviato speciale dopo la sua istituzione in visita a Pio XII, per esprimere gratitudine per il sostegno ricevuto a favore del riconoscimento del Governo coreano da parte dell’Onu. C’è da notare una particolarità: il suo passaporto, rilasciato il 6 settembre 1948, era il primo passaporto diplomatico della Repubblica di Corea che identificava il suo titolare come inviato speciale del Presidente della Repubblica di Corea non solo all’Onu, ma anche al Vaticano. Da questa identificazione si può affermare con certezza che il neonato Governo coreano era già convinto di poter ottenere il riconoscimento da parte dell’Onu, se solo la Santa Sede avesse potuto aiutarlo.

In questa udienza, John Chang Myun, a nome dei cattolici coreani, chiese al Papa di erigere una delegazione apostolica ufficiale e permanente in Corea10. Questa richiesta rappresentava anche il vivo desiderio del Governo coreano di rafforzare sempre più il rapporto con la Chiesa cattolica di fronte alla permanente minaccia di invasione militare da parte del Nord.

Nell’aprile del 1949 la Santa Sede riconobbe il Governo della Repubblica di Corea e istituì la Delegazione apostolica a Seoul, nominando monsignor Byrne primo Delegato apostolico in Corea ed elevandolo alla dignità episcopale.

Inoltre, se si tiene conto del fatto che il riconoscimento da parte dell’Onu costituì una giustificazione valida perché l’Organizzazione potesse inviare le sue truppe nel 1950 ad aiutare la Corea del Sud a respingere gli aggressori comunisti nordcoreani nella Guerra di Corea, a salvarla da una situazione estremamente precaria, quindi a superare una crisi dovuta al tentativo di comunistizzazione, si deve ribadire che il riconoscimento da parte dell’Onu del Governo coreano funse da fondamento dell’autentico sviluppo della Corea del Sud.

Il martirio del vescovo Byrne primo Delegato apostolico

C’è un altro avvenimento della Guerra di Corea di cui non si deve mancare mai di parlare, riguardo alle relazioni tra la Santa Sede e la Corea. Si tratta del martirio del vescovo Patrick Byrne, Delegato apostolico in Corea.

Intorno al tempo in cui Seoul cadde sotto il controllo degli eserciti comunisti, il vescovo Byrne disse a tutti i sacerdoti stranieri di fuggire verso sud, mentre egli rifiutò l’opportunità offertagli dall’Ambasciata degli Stati Uniti di lasciare la città di Seoul e rimase per dare assistenza spirituale ai sacerdoti e ai fedeli coreani che vi erano rimasti. Poco dopo fu arrestato e portato a Pyongyang, la capitale nordcoreana, dai comunisti con molti altri sacerdoti e religiosi stranieri e altri prigionieri civili coreani. Fu martirizzato durante la cosiddetta “Marcia della morte”. Il martirio di vescovo Patrick Byrne non può essere altro che un nobile atto che testimonia l’amore per il popolo e la Chiesa in Corea per cui ha voluto sacrificarsi a nome del Santo Padre. La causa di beatificazione per lui è attualmente in corso insieme a quelle di altri 80 martiri.

È da sottolineare che l’esempio di vescovo Patrick Byrne, Delegato apostolico in Corea, in effetti, dimostra bene l’identità dei diplomatici vaticani. Cioè, il diplomatico vaticano, ben distinto da un diplomatico di qualsiasi altro Paese che dà la priorità agli interessi del proprio Paese, prima di essere un diplomatico, è innanzitutto un sacerdote, che dà la priorità agli interessi dei fedeli e, in definitiva, a quelli del mondo intero, mettendo a rischio anche la propria vita nello svolgere la propria missione.

Conclusione

L’aiuto che la Santa Sede ha fornito al popolo coreano nel processo della costruzione della sua neonata nazione rappresenta un eccellente esempio della diplomazia vaticana. Infatti, la Santa Sede persegue attraverso le attività diplomatiche l’obiettivo di promuovere il bene comune di tutti i popoli del mondo, di contribuire al loro autentico sviluppo, salvaguardando e promuovendo il bene della Chiesa. La Corea, a sua volta, è pronta a collaborare con la Santa Sede, la «voce che la coscienza umana attende»11, per promuovere la cultura della vita, la riconciliazione, la pace duratura e l’autentico sviluppo umano non solo nella penisola coreana ma anche nel villaggio globale.

di Thomas Hong-Soon Han
Professore Emerito della Hankuk University of Foreign Studies già Ambasciatore della Repubblica di Corea presso la Santa Sede


1) The Catholic Foreign Mission Society of America-Maryknoll Fathers & Brothers
2) Sacra Congregatio de Propaganda Fide, Decretum Pro Missionibus Coreae Visitator Apostolicus Nominatur, aas, Commentarium Officiale, Annus XXXIX, Series ii, Vol. XIV, p. 463.
3) Beato Pio IX, Enciclica Qui Pluribus (1846), 17.
4) Raymond A. Lane, Ambassador in Chains, New York, P.J. Kenedy & Sons, 1955, p. 182.
5) Cfr. Olivier Sibre, La Saint-Siège et L’extrême-Orient (Chine, Corée, Japon): de Léon XIII à Pie XII (1880-1952), Rome, École française de Rome, 2012, p. 751
6) Ibid.
7) Ibid.
8) Olivier Sibre, op. cit., p. 750.
9) Ibid., p. 764.
10) Maryknoll Mission Archives, Letter of Cardinal Fumasoni-Biondi, Prefect of the Congregation de Propaganda Fide, to Bishop Raymond Lane, Superior General of the Society of the Maryknoll Society, January 10, 1949.
11) Cfr. San Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 10, 9 gennaio 1995.