· Città del Vaticano ·

La pandemia è un’emergenza anche economica

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Allarme degli scalabriniani in Sud Africa

10 agosto 2020

«Il dramma è rappresentato dal fatto che negli ultimi giorni la gente ha abbassato la guardia. Troppe persone vanno in giro per lavoro o per divertirsi, perché hanno la sensazione che il virus non sia pericoloso. Ciò rischia di aggravare la situazione e di farci sprofondare in un altro lockdown ancora più rigido di quello che abbiamo vissuto nei mesi scorsi»: è quanto ha dichiarato il missionario scalabriniano a Johannesburg, in Sud Africa, Pablo Velasquez, il quale non nasconde la preoccupazione che la situazione possa precipitare da un momento all’altro. Il Sud Aafrica, infatti, è entrato da alcuni giorni nella “fase 3” della pandemia, ma il contagio, invece di arrestarsi, si sta diffondendo. I casi finora accertati sono oltre 560.000 (più della metà di tutti i contagi in Africa) e i morti registrati hanno superato quota 10.400.

Il numero maggiore delle persone che hanno contratto il coronavirus è nella provincia del Capo Occidentale e nella regione di Johannesburg. I pendolari che si spostano per motivi di lavoro nella parte est del paese hanno portato il virus nelle aree meno colpite: «C’è gente — spiega il dipartimento di sanità — che lavora tra Città del Capo e Gauteng diffondendo l’infezione». Il timore è che l’epidemia da coronavirus investa anche altre regioni oggi meno toccate. Per far fronte all’emergenza sanitaria, le autorità hanno imposto rigide norme di sicurezza, come mantenere le distanze, indossare le mascherine, disinfettarsi le mani, sebbene i negozi, le officine, gli uffici e le scuole sono aperti. I ristoranti possono lavorare, ma mantenendo distanziati i clienti o vendendo cibo da asporto. I bar sono aperti a orari ridotti. La corrente elettrica e la connessione a internet sono sempre stati garantiti a tutta la nazione. Particolare attenzione è rivolta alle grandi baraccopoli. C’è il timore che le chiusure eccessive portino a rivolte di gente alla ricerca disperata di cibo.

«Nelle città non si vedono poliziotti o soldati — continua padre Pablo — ma intorno alle baraccopoli i controlli sono puntuali. Svolgo una parte del mio servizio pastorale proprio in una bidonville e ho avuto l’occasione di entrarvi. Ho visto molta gente in giro, senza nessuna protezione. Il rischio che il virus si diffonda è alto anche per le scarse condizioni igieniche di questi luoghi». Le funzioni religiose si svolgono ancora tra mille precauzioni. «Noi abbiamo deciso di riprendere a celebrare le messe — osserva il missionario scalabriniano — ma con solo cinquanta fedeli che si devono prenotare in tempo e devono rispettare le rigide norme imposte dall’autorità. Abbiamo detto ai nostri fedeli che, se si dovesse registrare uno o più casi tra chi frequenta la messa, noi chiuderemo la chiesa fino a data da destinarsi». Oltre all’assistenza spirituale, gli scalabriniani offrono anche un aiuto economico a quanti versano in difficoltà. Per settimane, tutti i giorni, la comunità di Johannesburg ha fornito cibo alla povera gente delle township che non poteva andare a lavorare. Hanno assistito migliaia di persone che, fin dalla mattina presto, si mettevano disciplinatamente in fila per ricevere aiuto. «Siamo allo stremo — sottolinea padre Pablo — abbiamo dovuto ridurre le giornate di distribuzione del cibo e selezionare le persone più bisognose. Non avevamo più fondi per sfamare tutti».

Il covid-19 non è solo un’emergenza sanitaria, ma anche una grave emergenza economica. Oltre al cibo la gente cerca aiuto, non ci sono più soldi per comprare il minimo necessario. «La disoccupazione dilaga. La gente — conclude il missionario — non ha denaro per tirare avanti. Un numero crescente di persone viene a chiederci un sostegno economico per pagare l’affitto. Per ottenere una qualsiasi occupazione, la gente è pronta a pagare “mazzette” ai mediatori. La corruzione aumenta. Purtroppo, anche queste sono le conseguenze della pandemia».