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Kinga, la regina casta al servizio dei poveri

Fe rd y n a n d O l e s i ński, La leggenda di Santa Kinga; fine XIX secolo; Muzeum Żup Krakowskich, Wieliczka

Patrone "Polonia e Lituania"

29 agosto 2020

Dai tempi lontani dei principati medievali e delle alleanze dinastiche giunge l’esempio di una donna dalla singolare determinazione e dalla forte personalità, una donna di azione e religiosità radicale. Una santa che non ha lasciato testimonianze personali o scritti religiosi, che conosciamo in parte attraverso documenti del suo tempo, ma soprattutto attraverso la leggenda e il culto che sono sorti attorno a lei a partire dal Medioevo.

Kinga era figlia di Bela IV, re d’Ungheria, e della moglie Maria, figlia dell’imperatore di Bisanzio. Il cronista Jan Długosz racconta che fu portata in Polonia nel 1239, a cinque anni, da Salomea, sorella del principe di Sandomierz, allora tredicenne, diventato noto come Boleslao il Casto. Kinga era destinata a diventare sua moglie, anche se il matrimonio fu celebrato solo intorno al 1247. Il matrimonio faceva parte della strategia del vescovo e dei signori di Cracovia, che speravano di rafforzare così l’alleanza con l’Ungheria dinanzi alla minaccia dell’invasione tartara e alle lotte di potere interne. Di fatto, i tartari invasero il paese ma furono respinti. In seguito a questi eventi, la coppia reale fece voto di castità a vita, del quale fu testimone il vescovo Prandota. Secondo le usanze del tempo era inteso come offerta votiva in ringraziamento per la protezione divina e la liberazione. Tuttavia, come osservano gli agiografi, fu anche una conferma della vita che Kinga aveva condotto fino ad allora.

In questo matrimonio bianco al quale aveva persuaso il marito, Kinga diede prova di lealtà, cura e prudenza esemplari. Più volte Boleslao menzionò in documenti ufficiali di avere preso una decisione su consiglio della moglie. Tali espressioni di deferenza e di rispetto, ben lungi dall’essere usuali, testimoniano la qualità del rapporto della coppia. La loro vita comune di castità non era segno di una mancanza di accettazione reciproca; non denotava un matrimonio in crisi. Fu una scelta consapevole, per niente facile per Boleslao, come racconta il sacerdote gesuita Piotr Skarga nelle sue vite di santi polacchi, dove tiene pure a sottolineare che Kinga era una donna bella e attraente, come conferma il fatto che anche dopo la morte del marito e la sua adesione all’ordine delle Clarisse, fu sospettata di cadere nell’“impurità”. Kinga non mancò mai di mostrare rispetto per suo marito e di aver cura del suo buon nome, senza mai abbandonare il suo cammino verso la santità man mano che lo discerneva.

Kinga era cresciuta in un clima di attrazione verso la spiritualità francescana. Invece di accumulare ricchezze, diede via i gioielli e le sue belle vesti per aiutare i poveri. Ma era più che un mero effetto collaterale della sua pietà francescana. Kinga aveva capacità organizzative ed economiche fuori dal comune. Il suo impegno a favore dei sudditi andò oltre la generosa offerta di elemosine. Aveva un modo moderno di concepire l’economia locale, capire l’importanza della legislazione e aveva una visione a lungo termine degli interessi di coloro dei quali si sentiva responsabile. Da qui i tanti privilegi concessi alla popolazione della regione di Sądecki; le miniere di sale che, create con l’aiuto di minatori qualificati chiamati dall’Ungheria, assicuravano entrate costanti; l’atto di porre il convento delle Clarisse di Stary Sącz sotto il potere diretto del Papa, che protesse i loro beni contro l’appropriazione da parte di Leszek il Nero. Kinga fu anche strumentale per la canonizzazione del vescovo Stanisław di Szczepanów. Questa avvenne nel 1253, l’ anno in cui morì santa Chiara, la fondatrice delle Clarisse e autrice della loro regola. La sua spiritualità ebbe una profonda influenza su Kinga e sulle persone che la circondavano.

Santa Chiara era in vita quando fu fondato il primo monastero delle clarisse in Polonia. Nel 1245 Salomea (1212-1268), sorella di Boleslao, aveva preso il velo e formato una comunità. Anche Salomea aveva vissuto un matrimonio bianco con il marito, il principe ungherese Colomanno; erano terziari francescani. Dopo la morte di Colomanno, lei tornò alla corte di suo fratello a Sandomierz e diede vita a un monastero delle Clarisse a Zawichost. Seguì il monastero fondato da Kinga a Stary Sącz, nel quale entrò nel 1280, dopo la morte del marito. Tre anni dopo fu fondata una terza comunità a Gnieźno dalla sorella minore di Kinga, Jolanta (1244-1298), vedova di un altro Boleslao, noto come il Pio, principe di Kalisz e Gnieźno. Salomea fu beatificata nel 1673, Kinga nel 1690, Jolanta nel 1827. Il movimento per la cononizzazione di Kinga iniziò verso la metà del XVIII secolo, quando Piotr Konstanty Stadnicki donò 100.000 zloty per finanziare il processo. I lavori furono interrotti in quello stesso secolo a causa della divisione della Polonia e fu solo nel 1999 che Papa Giovanni Paolo II elevò Kinga alla dignità di santa.

di Anna Szczepan-Wojnarska
e Jean Ward
*Docente Università Cardinal Stefan Wyszyński, Varsavia
*Docente Università di Danzica


Kinga


Nascita
1224
Morte 24 luglio 1292
Venerata da Chiesa cattolica
Beatificazione 1690
Canonizzazione 1999 da papa Giovanni Paolo II
Ricorrenza 24 luglio
Patrona di Polonia e Lituania