· Città del Vaticano ·

Il santo che unisce le generazioni

Jorge Mario Bergoglio da arcivescovo di Buenos Aires celebra nella parrocchia dedicata a san Raimondo Nonnato

Raimondo Nonnato e la devozione delle donne in attesa e degli sposi

31 agosto 2020

In mezzo a quel “jardín de senderos que se bifurcan” (“giardino dei sentieri che si biforcano”), che è Buenos Aires secondo il suo poeta più famoso, Jorge Luis Borges, nel vortice di quel pullulare di palazzi, botteghe, caffè e note di tango per strada, si erge come saldo scoglio in mezzo al mare, la Parroquia santuario de San Ramón Nonato. La vita di questa chiesa ha conosciuto diverse tappe prima di divenire il santuario così come lo conosciamo oggi cioè uno dei più importanti dell’intera Argentina. La storia è assai curiosa. Il 15 agosto 1930, tale padre Emilio Di Pasquo inizia una missione pastorale nei quartieri di Villa Luro e Vélez Sarsfield, celebrando ogni domenica la messa per le strade. Erano quartieri popolati maggiormente da immigrati italiani: gente povera con la speranza di un impiego, giunta nella nuova terra per cercare fortuna.

Il 20 settembre veniva celebrata la prima messa per la cosiddetta “Missione della Carpa”. Il 2 febbraio 1931 viene inaugurata, sotto il titolo di María Auxiliadora, la cappella originaria. Era costruita in legno e lastre di zinco. Nel 1932 avviene l’acquisizione da parte della Curia dell’attuale proprietà occupata dal santuario, dalla casa e dal collegio parrocchiale. Nel 1933, la cappella subirà alcuni lavori di ristrutturazione edilizia e verrà, successivamente, dedicata a San Gennaro, ma tre anni dopo, nel 1936, su richiesta della commissione di vicinato, la cappella viene nuovamente dedicata a María Auxiliadora. Padre Di Pasquo intanto continuava la missione per gli ultimi, gli “scartati della società” del quartiere e presiedeva la messa domenicale nella cappella. Questo lavoro era sostenuto da famiglie benestanti, tra le quali spiccava la famiglia Rivero, nota famiglia della zona che sostenne con ingenti somme di denaro la costruzione della nuova chiesa. E fu proprio in questa occasione che avvenne il cambiamento più importante: la nuova chiesa doveva essere dedicata a san Ramón Nonato. Il padre delle sorelle Rivero si chiamava Ramon, ed era recentemente scomparso. La costruzione della nuova chiesa doveva essere, dunque, un omaggio al padre Ramon. Fu così che il 2 settembre 1939, il cardinale Santiago Luis Copello inaugura il santuario di San Ramón Nonato, nominando parroco padre Alberto Fernández.

A questo punto della storia, si innesta un’altra storia: è quella di san Raimondo Nonnato — in catalano Raimond Nonat — nato a Portell, intorno al 1200/1204. Nonnato è un soprannome attribuitogli dopo la tragedia familiare in cui Raimondo è venuto al mondo. “Non-nato”, ossia non partorito da madre viva: la tradizione, infatti, vuole che venne estratto dal corpo della madre, morta il giorno precedente, utilizzando un’arma da taglio. Una pratica chirurgica che potrebbe ricordare molto quella utilizzata per il parto cesareo. Raimondo — secondo alcune fonti lacunose — pare che fosse di famiglia nobile, con alte parentele nell’aristocrazia catalana. Nella sua Catalogna, libera dalla dominazione araba, Raimondo vive i tempi della “Reconquista”: la riscossa guidata dalla coalizione dei re di Navarra, di Aragona e di Castiglia, che lascerà infine sotto controllo arabo soltanto il regno meridionale di Granada. Raimondo però non combatte in queste guerre. Solo nel 1224 si arruola in un esercito del tutto speciale. È l’ordine religioso della Mercede — detto anche dei Mercedari — fondato pochi anni prima dal suo amico Pietro Nolasco. Questo particolare esercito aveva come unico scopo il riscatto e la formazione religiosa e morale degli schiavi nelle regioni spagnole ancora occupate dagli Arabi: veniva pagata una somma di denaro per liberare gli schiavi, e questi venivano così riportati nei luoghi d’origine. In queste terre venivano poi assistiti materialmente e spiritualmente dai Mercedari. Papa Gregorio ix, nel 1239, lo nomina cardinale, chiamandolo a Roma come suo consigliere. Raimondo però non arriverà mai nella Città eterna, perchè a Cardona, presso Barcellona, rimarrà fermo per via di violenti febbri. Quando muore ha appena quarant’anni. Era il 31 agosto 1240.

Sono trascorsi ben 780 anni da quel giorno di agosto, eppure la memoria di questo santo è presente tutt’oggi in molte parti del mondo, e soprattutto nel santuario argentino a lui dedicato. Quello stesso santuario che inizialmente non aveva accolto benevolmente il cambio del patrono: molti emigranti italiani della città di Buenos Aires erano profondamente legati alla figura miracolosa di San Gennaro, venerata originariamente nella cappella parrocchiale. Ma poi, i santi — si sa bene — prendono strade a noi ignote e la devozione popolare rimane un qualcosa di misterioso. Per via della sua nascita così miracolosa San Raimondo è divenuto, per devozione popolare (vox pupuli, vox Dei), il patrono delle donne in gravidanza e delle ostetriche. Madri in attesa di un figlio cominciarono a rezar (“pregare”) il santo; coppie di sposi desiderosi di essere genitori comenzaron a encender velas para el santo (“cominciarono ad accendere candele per il santo”); le ragazze argentine in stato interessante portavano — ed è tutt’ora così — delle scarpine di bambino al santuario e ricevono quelle di chi le ha precedute; si assistono a processioni interminabili per chiedere la protezione per i nascituri. Questa devozione non è passata inosservata alla Chiesa tanto da spingere il cardinale Antonio Quarracino — l’allora arcivescovo di Buenos Aires — a dare alla Parroquia de San Ramón Nonato il titolo di santuario: “il santuario della Vita”, così lo definì nella sua omelia del 5 giugno 1993. Qualche anno più tardi, il 25 marzo 2011, il suo successore all’arcivescovado della città, pronuncerà davanti alla piazza del santuario, stracolma di fedeli, di ragazze in “dolce attesa”, queste forti parole: «Non deve esserci un solo bambino che non abbia il diritto di nascere, che non abbia il diritto di essere bene alimentato, che non abbia il diritto di andare a scuola». Quel vescovo si chiamava Jorge Mario Bergoglio.

di Antonio Tarallo