· Città del Vaticano ·

Il futuro in un sorriso

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

In Guinea-Bissau il “patto educativo” fra le missionarie dell’Immacolata e gli abitanti di alcuni villaggi

27 agosto 2020

Lietamente, e non senza sacrifici, ogni giorno nel mondo ci sono uomini e donne che decidono di allearsi, di unire le forze e le loro qualità migliori per assicurare educazione e scuola alle giovani generazioni. Accade anche in Guinea-Bissau, piccolo stato africano di 1.800.000 abitanti, il 15 per cento dei quali è di fede cristiana, il 46 di fede islamica, mentre il rimanente è seguace della religione tradizionale. Qui, dove il tasso di analfabetismo è ancora elevato, centinaia di bambini e bambine possono studiare e costruire un futuro buono grazie alla felice alleanza nata tra dodici suore missionarie dell’Immacolata, gli abitanti dei villaggi, lo Stato e la diocesi di Bissau; è un’alleanza che rappresenta una significativa declinazione di quell’«ampia alleanza educativa» di cui Papa Francesco ha sottolineato la necessità e l’urgenza annunciando l’incontro mondiale intitolato «Ricostruire il patto educativo globale» (rinviato al prossimo ottobre a causa della pandemia).

Tutto ha inizio nei primi anni Novanta quando le missionarie dell’Immacolata, recandosi nei villaggi intorno alle cittadine di Mansôa e Bissorã, cominciano a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di mandare i bambini a scuola e decidono di offrire un sacco di riso ai docenti delle scuole statali (poche) che non ricevono con regolarità lo stipendio dallo Stato. Gli abitanti dei villaggi, comprendendo pian piano l’importanza di assicurare una buona istruzione ai propri figli iniziano a chiedere che si aprano nuove scuole. Così avviene: nel corso degli anni sorgono sedici “scuole in autogestione”. Sono gli abitanti dei villaggi a costruirle dopo aver reperito almeno una parte del materiale necessario e aver assicurato che anche alle bambine sarà data la possibilità di studiare: da parte loro le suore missionarie dell’Immacolata forniscono il materiale mancante (cemento e fogli di zinco per la copertura del tetto) all’edificazione, si occupano della selezione e della formazione degli insegnanti e le gestiscono dopo aver stipulato, insieme alla diocesi di Bissau, un accordo con lo Stato, che paga lo stipendio degli insegnanti. Attualmente queste sedici scuole — ciascuna comprendente il ciclo delle elementari e delle medie — possono contare su ottanta insegnanti e sono frequentate da oltre cinquemila alunni (di religione diversa), la metà dei quali sono bambine.

«L’opera di sensibilizzazione svolta nei villaggi, che ancora continua, ha mostrato di funzionare; le mie consorelle e io siamo felici che moltissimi genitori mandino i figli a scuola e che vi sia un elevato numero di giovani studentesse. Alcune hanno scelto di diventare insegnanti e oggi lavorano nelle scuole dei villaggi dove un tempo hanno studiato», racconta suor Alessandra Bonfanti, missionaria dell’Immacolata, 65 anni, impegnata nell’attività formativa, nella commissione diocesana per la catechesi e alla radio Sol Mansi. «Ricordo che quando giunsi in Guinea-Bissau, ventinove anni fa, le bambine che andavano a scuola erano un numero molto esiguo: venivano preparate a diventare solo mogli e madri e si riteneva che l’istruzione non fosse necessaria per loro. Oggi la situazione è mutata e un numero sempre crescente di donne studia e partecipa alla vita pubblica: tuttavia molto lavoro resta da compiere per assicurare alle donne il pieno rispetto della loro dignità». In Guinea-Bissau esiste la pratica dei matrimoni forzati e si effettuano ancora le mutilazioni genitali femminili nonostante siano vietate da una legge del 2011.

Nelle scuole le missionarie dell’Immacolata curano la formazione degli insegnanti con corsi periodici (recentemente uno è stato dedicato alla violenza domestica) e tengono lezioni e laboratori anche agli alunni su alcune tematiche (a esempio, il valore e la dignità della persona, la pace e la giustizia, il rispetto della natura, i diritti umani). Obiettivo, sottolinea suor Alessandra, è assicurare la formazione integrale delle persone ossia la formazione di ragazzi e ragazze che abbiano non solo una buona istruzione ma solidi valori, che siano capaci di assumersi responsabilità, di porre al servizio degli altri i loro talenti migliori e costruire comunità fraterne.

Riflettendo sul discorso con il quale Papa Francesco ha annunciato l’incontro mondiale dedicato a «Ricostruire il patto educativo globale», suor Alessandra osserva: «Mi sono sentita a casa leggendo le parole del Santo Padre: sono parole preziose che orientano, rilanciano, incoraggiano l’opera educativa. L’alleanza che egli invoca è indispensabile: le nostre sedici scuole testimoniano che per educare un bambino serve davvero un villaggio, la comunione di intenti di molti adulti che diventano complici operosi per il bene dei più piccoli. L’educazione, dice il Papa, non è impresa individuale: in Africa, che è afflitta da molti problemi ma non è ancora malata di individualismo come molte società occidentali, questa verità è più facile da capire e da proporre. Ed è capace di generare sorrisi grati, quelli dei nostri alunni, che sono indimenticabili».

di Cristina Uguccioni