· Città del Vaticano ·

Gioia terrestre, un privilegio degli uomini negato agli dei

Una lettera dedicata a Giovanni Paolo II

Al via la ventesima edizione del Festival delle lettere d’amore a Torrevecchia Teatina

03 agosto 2020

Niente è più prezioso, potente, delicato, feroce o dolcissimo di una parola. Una parola può salvare la vita o comunque cambiarla e la parola scritta è un patrimonio inestimabile da proteggere. Chi si nasconde tra le righe di una lettera d’amore? Quale anima vibra mentre l’inchiostro si adagia su un foglio bianco? Massimo Pamio è un poeta prima di tutto, oggi direttore del Museo — unico al mondo — della Lettera d’Amore.

Tutto è iniziato vent’anni fa forse con le parole che ha indirizzato alla sua sposa, Pina, parole d’amore e di passione. Massimo e Pina hanno iniziato a collezionare carteggi, epistolari, brevi messaggi che contenessero un messaggio d’amore, declinato nel tempo e nei contenuti per poi fondare a Torrevecchia Teatina, nel settecentesco palazzo Valignani un appuntamento ormai giunto alla ventesima edizione.

Un festival molto, molto particolare. Dal 6 al 9 agosto esposte in un edificio-museo di grande suggestione, migliaia di lettere d’amore. Tutti possono partecipare, con messaggi di tenerezza, di speranza, di amore filiale e materno, amore frutto di devozione di fedeli ma anche di legami ritrovati o di sentimenti mai dimenticati, purché racchiudano l’amore.

Parole scritte con lessico alto e sicuro, letterario, o in italiano zoppicante e incerto come quello degli emigranti che avevano varcato un oceano di tormenti pur di raggiungere la terra promessa. Ogni parola nel Museo di Massimo e Pina ha un peso e uno spazio, tutto è collocato secondo un ordine preciso.

Due sale — le più grandi — sono state dedicate a Giovanni Paolo II. Lì dentro, esposte nelle teche, le migliaia di lettere indirizzategli dai fedeli di tutto il mondo, che ricostruiscono l’operato straordinario del Pontefice, dai primi giorni del pontificato fino alle ultime ore del grande Karol morente. «È stato un dono da parte dei “papaboys”», rivela Pamio, commosso mentre lo sguardo vaga tra quelle tracce di profonda gratitudine.

Un’altra sala è dedicata a lettere di nostalgia e sofferta lontananza di chi, spesso costretto dal bisogno, è dovuto emigrare nelle Americhe. E in un’altra ancora lettere cucite insieme, come stelle filanti, piovono dalla volta dove il visitatore può muoversi tra una lieve foresta di parole che danzano davanti ai suoi occhi come farfalle.

Sfogliandoli riconosciamo le parole di Barbara Alberti, Remo Rapino, Rita El Khayat, Stevka Smitran, Arnaldo Colasanti, Antonio Spagnuolo, Maurizio De Giovanni, Renato Minore, Ernesto Livorni, Maria Jatosti, Rolando D’Alonzo, Anna Ventura, mescolate con quelle di Mirella, Paola, Giacomo, Etienne, Jack e tutti coloro che continuano a scrivere per amore.

Massimo e Pina volevano dar vita a un luogo magico dove fare sognare e riscoprire la forza dell’amore, volevano ridare vigore a quel piccolo capolavoro di «gioia terrestre, privilegio degli uomini e negata agli dei» come pensava Emily Dickinson e strappare ai WhatsApp o agli emoticon il dominio delle nostre emozioni. Ci sono riusciti. E dal 6 al 9 agosto, Torrevecchia Teatina d’Abruzzo è pronta a trasformarsi ancora una volta in una delle più belle favole d’amore mai raccontate.

di Giulia Alberico
e Flaminia Marinaro