· Città del Vaticano ·

Con la leggerezza dell’intelligenza e della bellezza

Federico Zandomeneghi, «Donna che legge il giornale» (particolare)

In «Meraki. Il talento di vivere, 12 incontri»

04 agosto 2020

«Meraki è una parola greca che significa fare qualcosa, una grande impresa o un piccolo gesto quotidiano, con tutto il cuore». Una parola preziosa che la scrittrice e saggista Francesca Romana de’ Angelis ha saputo declinare con la leggerezza dell’intelligenza, della competenza, della bellezza (come avrebbe detto Italo Calvino) nelle pagine di Meraki. Il talento di vivere, 12 incontri (Roma, Edizioni Studium 2020, pagine 176, euro 16).

Nel libro — che raccoglie le interviste pubblicate in quasi un anno su Quattro pagine, inserto culturale de «L’Osservatore Romano» — ogni incontro ripropone l’essenza della xenia: è ospite l’autrice, sono ospiti i protagonisti che si raccontano, si fidano e affidano, in un dono reciproco. Dodici personaggi per altrettanti capitoli, su ciascuno un titolo, epitomo e guida precisa al tratto distintivo del colloquio. Persone naturalmente diverse fra loro, intellettuali di grande spessore, ma uniti dal filo rosso del «talento di vivere» e di trasformare il sogno in progettualità, in realtà foriera di cambiamenti.

Prima fra tutti Elena Gianini Belotti, pedagogista e scrittrice. Sappiamo che le interviste non le piacciono perché «tutto quello che aveva da dire l’ha detto nei suoi libri», ma con Francesca Romana de’ Angelis è diverso. «Bambini, donne, anziani... Hai dato voce, e una voce ferma e potente, a chi non aveva voce. Possiamo sintetizzarlo così il tuo percorso?». Subito la memoria «diventa racconto» e l’intervista tocca tutte le corde care all’autrice di libri sui quali si è formata più di una generazione di donne. «Di strada per fortuna ne è stata fatta tanta, ma altra ne manca (...). Per questo dobbiamo continuare ad essere dalla parte delle bambine come di tutti i fragili di questo mondo».

Conosciamo, poi, una Giulia Mafai inedita. Terza e ultima figlia di una celebre coppia di artisti, scenografa costumista e storica del costume, ha contribuito a trasformare il modo di intendere i costumi nel cinema. Prima c’erano quelli di stile hollywoodiano, patinati che finivano per rendere i personaggi tutti uguali, poi, con lei, il realismo italiano. Racconta — e «il brillio degli occhi si fa più intenso» — che mentre giravano La Ciociara con Sophia Loren si era recata al mercato di Fondi e aveva notato che tutti indossavano le ciocie. Allora ebbe l’idea di regalare tutte le ciocie nuove che una celebre ditta aveva preparato per il film in cambio di quelle usate. «Fu naturalmente un successo. Quelle calzature erano un dettaglio, ma un dettaglio che era vita vera».

Non può essere un caso che le interviste siamo state utilizzate, nel difficile anno scolastico appena conclusosi, come materiale in una scuola superiore, il liceo scientifico Tito Lucrezio Caro di Cittadella in provincia di Padova. L’insegnante Laura Businaro le ha proposte ai suoi studenti, rimasti — fra l’altro — colpiti dalla scelta di partire dall’infanzia dei personaggi incontrati. La domanda iniziale di de’ Angelis li ha portati, infatti, a una auto-descrizione di sé in grado di introdurre le esperienze che li hanno resi gli adulti che sono oggi.

Ogni intervista è uno spaccato di mondo, apre a nuove scoperte. Valeria Della Valle, docente di linguistica italiana, racconta, fra l’altro, di una permanenza nello stato dello Utah, considerato provinciale e conservatore nel quale era arrivata «con la superiorità culturale europea, portandomi dietro molti pregiudizi». Vi trovò, inaspettatamente, rispetto per la natura, solidarietà sociale e biblioteche aperte anche la notte.

E Noemi di Segni, membro del Collegio dei revisori della Fondazione del Museo ebraico di Roma. «In qualche modo la memoria è un eterno presente perché il popolo ebraico non è un popolo di morti, ma di vivi che sono riusciti ad andare avanti senza dimenticare».

Meraki. Il talento di vivere chiede rilettura e lentezza, ogni capitolo ha una sua complessità, un suo carisma: è il lettore ad essere avvicinato.

L’incontro con Lamberto Maffei, il neurobiologo di fama internazionale, porta a riflessioni profonde sui temi centrali del mondo di oggi, ma ricorda de’ Angelis, «c’è una dedica bellissima in un tuo libro che suona così: “Ai miei genitori che mi hanno fatto studiare”». Ed è emozione.

di Nicla Bettazzi