· Città del Vaticano ·

Basta la sinistra

Leon Fleisher

È morto a Baltimora il pianista Leon Fleisher

04 agosto 2020

«Era un monaco che lavorava nella Chiesa della musica». L’ha scritto il figlio di Leon Fleisher annunciando la morte del padre. Non si fa fatica a crederlo, anche perché non esistono solisti bravi, in carriera per decenni, che non applichino una disciplina ferrea, quasi maniacale. Stanno per ore allo strumento, ogni giorno, sentono la fatica, ma semplicemente non ne possono proprio fare a meno.

Leon Fleisher, era così. Un pianista eccezionale e intraprendente che non si è fermato nemmeno quando a fermarsi è stata la sua mano destra. Se ne è andato domenica a Baltimora all’età di 92 anni dopo avere dimostrato al mondo che si può continuare a inseguire le proprie passioni quando sembra impossibile.

Nato a San Francisco, in California, il 23 luglio 1928, da una famiglia di ebrei immigrati dall’Europa dell’Est, aveva iniziato a studiare a quattro anni e non aveva più smesso. Ne aveva nove quando si accorse di lui Artur Schnabel, che di allievi ne accettava pochi. Partecipando a quelle lezioni Fleisher entrò nella sequela di predestinati della tastiera che attraverso Teodor Leszetycki, maestro di Schnabel, e Carl Czerny, insegnante di Leszetycki, arrivava fino a Beethoven, con cui Czerny aveva studiato privatamente dal 1801 al 1803.

Insomma gli ingredienti c’erano tutti: talento, disciplina e qualcuno esperto che se ne era accorto. A 16 anni debuttò con la New York Philharmonic Orchestra dando il via a una carriera prolifica anche per le registrazioni. Negli anni Cinquanta arrivò la consacrazione con la firma di un contratto discografico esclusivo con la Columbia Masterworks. Era la fama mondiale, soprattutto grazie alle interpretazioni dei concerti per pianoforte di Brahms e di Beethoven, che registrò con George Szell e la Cleveland Orchestra.

Sembrava tutto fatto, quasi scontato, ma è andata diversamente. Nel 1964 perse l’uso della mano destra a causa di una malattia neurologica, la distonia focale. Fleisher era convinto che il problema fosse dovuta agli anni di pratica continua. Forse non era così, ma la testardagine lo aiutò a spostare il suo interesse sul repertorio per la sola mano sinistra.

Non era un’idea originale, prima di lui lo aveva fatto Paul Wittgenstein, il fratello del filosofo Ludwig, pure lui allievo di Leszetycki, che perse il braccio destro durante la prima guerra mondiale. Oltre a essere bravo Wittgenstein era pure ricco. Dal padre Karl, magnate della siderurgia, aveva ereditato una fortuna spropositata e la propensione al mecenatismo. Decise quindi di commissionare ai maggiori compositori dell’epoca brani che sarebbe stato in grado di eseguire. Nacquero così alcuni capolavori tra i quali il Concerto per pianoforte e orchestra per la mano sinistra in re maggiore di Maurice Ravel.

C’era un lavoro, però, che a Wittgenstein proprio non piaceva, quello che aveva composto Hindemith nel 1923. Il committente aveva il diritto esclusivo sulla partitura e decise di chiuderla in un cassetto. Il manoscritto fu scoperto tra le sue carte dopo la morte della vedova nel 2002.

Fleisher non poteva farsi sfuggire l’occasione. Fu lui a eseguire la prima mondiale di Klaviermusik (Concerto per la mano sinistra), opera 29 di Paul Hindemith, con i Berliner Philharmoniker nel 2004. Paradossalmente proprio in quel periodo aveva ricominciato a utilizzare anche la mano destra.

di Marcello Filotei