· Città del Vaticano ·

Von der Leyen accelera sul Recovery fund

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Vertice straordinario l’8 luglio tra i presidenti delle istituzioni Ue

03 luglio 2020

Prosegue a ritmo serrato l’attività negoziale e diplomatica per un accordo sul Recovery fund, il piano dell’Unione europea per aiutare i Paesi del Vecchio continente maggiormente colpiti dalla crisi economica innescata dal covid-19.

«Sarà necessaria una forte leadership politica per giungere a una conclusione rapida e fruttuosa» sul piano di rilancio europeo, ha affermato ieri il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Per intensificare il negoziato — alcuni Paesi del Nord rimangono però fortemente contrari al Recovery fund — è stato confermato per l’8 luglio prossimo in vertice straordinario tra i presidenti delle istituzioni dell’Ue. «E’ di importanza fondamentale che ci sia uno stretto coordinamento tra le istituzioni e che il Parlamento europeo sia pienamente coinvolto», ha precisato il presidente della Commissione europea. Come prevede l’articolo 324 del Trattato, Von der Leyen ha invitato a Bruxelles il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, il cancelliere tedesco Angela Merkel (la Germania ha assunto dallo scorso primo luglio la presidenza semestrale di turno del Consiglio dei ministri dell’Ue) e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

Lo stesso Michel ha concluso un primo giro di consultazioni con il presidente francese, Emmanuel Macron. Nella seconda metà della prossima settimana, il presidente del Consiglio europeo presenterà il cosiddetto “negobox”, cioè una proposta in cui, secondo quanto si è appreso, confermerà lo stanziamento di 750 miliardi proposta dalla Commissione per il Recovery fund e ridurrà di qualche decina di miliardi, rispetto ai 1.094 dello scorso febbraio, la dotazione del bilancio pluriennale 2021-2027 (tecnicamente chiamato Quadro finanziario pluriennale).

Una mossa, quest’ultima, destinata a dare soddisfazione ai Paesi che si oppongono (soprattutto Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia). Così, come in favore dei quattro più forti oppositori di trasferimenti a fondo perduto, gioca l’idea di confermare loro quel “rimborso” nato su richiesta del Regno Unito e che molti altri partner vorrebbero invece eliminare ora che Londra è fuori dal meccanismo finanziario dell’Unione.

Novità dovrebbero arrivare da Michel anche sul fronte dei criteri di allocazione dei fondi europei previsti per sostenere la ripresa. L’idea è quella di dividere il totale in due tranche. Per la ripartizione della prima, pari al 70% del totale, saranno presi come riferimento il pil e il tasso di disoccupazione degli ultimi anni passati. Per la seconda, nel 2022 si prenderanno come riferimento i dati del 2020 e 2021, numeri che, spiegano gli addetti ai lavori, certificheranno non solo l’impatto dell’emergenza covid, ma anche quello della Brexit. Impossibile sapere ora se questi interventi consentiranno di trovare anche un’intesa sulle quote di fondi destinati ai prestiti e ai trasferimenti, ora pari rispettivamente a 250 e 500 miliardi.

Intanto, nel rapporto annuale presentato oggi, l’Istat ha certificato che in Italia l’epidemia si è abbattuta sulle persone più fragili, acuendo le già significative disuguaglianze. Una prova, indica l’Istituto nazionale di statistica , ne sono «i differenziali sociali riscontrabili nell’eccesso di mortalità causato dal covid-19», con i meno istruiti maggiormente colpiti.