· Città del Vaticano ·

Vademecum su alcuni punti di procedura nel trattamento dei casi di abuso sessuale di minori commessi da chierici

Un momento della liturgia penitenziale durante l’«Incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa» (23 febbraio 2019)

Congregazione per la Dottrina della Fede

16 luglio 2020

Non un nuovo testo normativo, ma uno strumento offerto a vescovi, superiori di ordini religiosi e operatori del diritto per istruire e gestire correttamente le cause concernenti abusi sessuali che coinvolgono diaconi, sacerdoti o membri dell’episcopato. È questo il senso del Vademecum su alcuni punti di procedura nel trattamento dei casi di abuso sessuale di minori commessi da chierici, pubblicato nel pomeriggio di giovedì 16 luglio.

Il documento è stato messo a punto dalla Congregazione per la dottrina della fede sulla base di quanto era emerso durante l’incontro su «La protezione dei minori nella Chiesa» svoltosi in Vaticano dal 21 al 24 febbraio dello scorso anno. Proprio Papa Francesco, al termine del summit, aveva sottolineato con forza «l’esigenza dell’unità dei vescovi nell’applicazione di parametri che abbiano valore di norme e non solo di orientamenti».

Il Vademecum — la cui versione attuale viene denominata “1.0” perché resta aperta a futuri aggiornamenti in base agli sviluppi della normativa canonica e alle eventuali indicazioni provenienti dalle realtà locali e da chi opera nel campo del diritto — ha come obiettivo accompagnare «chiunque si trovi nella necessità di procedere all’accertamento della verità nell’ambito dei delitti» di abuso su minori, a partire dalla “notizia” di eventuali reati fino alla conclusione della causa. «Il desiderio — si sottolinea nell’introduzione — è che questo strumento possa aiutare le Diocesi, gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita apostolica, le Conferenze episcopali e le diverse circoscrizioni ecclesiastiche a meglio comprendere e attuare le esigenze della giustizia su un delictum gravius che costituisce, per tutta la Chiesa, una ferita profonda e dolorosa che domanda di essere guarita».

Dopo aver precisato che il delitto in questione «comprende ogni peccato esterno contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore» e aver ricordato che nella categoria di “minore” rientrano tutte le persone che non hanno ancora compiuto diciotto anni, il Vademecum dà indicazioni sulla procedura da seguire qualora si riceva un’informazione su un possibile abuso. Per quanto si insista sull’opportunità di «usare molta cautela», si consiglia di prendere in considerazione anche le denunce anonime, così come quelle provenienti da fonti di dubbia attendibilità o vaghe e indeterminate. In ogni caso, non viene meno il «sigillo sacramentale» che vincola il sacerdote venuto a conoscenza di un delitto durante l’esercizio del ministero della Confessione.

Quanto all’«indagine previa» prescritta in questi casi, si evidenzia tra l’altro che essa «non è un processo» ma va utilizzata per raccogliere «dati utili ad approfondire la notitia de delicto» e ad «accreditarne la verisimiglianza». Si raccomanda l’accuratezza nel vaglio e nell’accertamento delle informazioni, ma anche la necessità di mantenere il «segreto d’ufficio» e di attenersi «all’eventuale volontà di rispetto della riservatezza manifestata dalle presunte vittime». Già in questa fase è prevista la possibilità di adottare misure cautelari come il divieto di esercizio del ministero. Ogni caso, «anche in assenza di un esplicito obbligo normativo», il Vademecum invita l’autorità ecclesiastica a presentare «denuncia alle autorità civili competenti ogni qualvolta ritenga che ciò sia indispensabile per tutelare la persona offesa o altri minori dal pericolo di ulteriori atti delittuosi».

Il testo chiarisce poi il campo successivo di azione assegnato alla stessa Congregazione per la dottrina della fede, che spazia dall’archiviazione del caso fino all’apertura di un «processo penale» — giudiziale o extragiudiziale — con la possibilità anche di deferire direttamente alla decisione del Papa i casi più gravi, allorché «consta manifestamente il compimento del delitto, dopo che sia stata data al reo la facoltà di difendersi». Si specificano infine le modalità di ricorso previste al termine della procedura penale.

Vademecum

Tabulato per casi di delicta reservata (pdf)

Presentazione del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer

Intervista di Vatican News al Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, S.E. Mons. Giacomo Morandi