· Città del Vaticano ·

Una storia che guarda al futuro

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Un libro sull’Ospedale Bambino Gesù ne narra le vicende intrecciate alla vita della città e del Paese

31 luglio 2020

«L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nasce da un regalo. Quello di quattro bambini che, il 25 febbraio 1869, donano alla madre, per il suo compleanno, il loro dindarolo, il salvadanaio nel quale custodiscono i propri risparmi. Vogliono esaudire un suo desiderio: dare un ricovero ai piccoli malati di Roma che non possono permettersi cure adeguate. La donna è la duchessa Arabella Fitz-James Salviati, e il tenero gesto dei suoi figli è il seme che farà fiorire l’iniziativa della famiglia: il 19 marzo dello stesso anno apre a Roma il più antico ospedale pediatrico d’Italia».

La storia del celebre nosocomio è sin dalla sua nascita legata a doppio filo alla storia della città, dalla sua prima sede in una semplice stanza al numero 12 di via delle Zoccolette, sulla sponda sinistra del Tevere, fino alla donazione al Papa Pio XI, nel 1924. A narrarne i momenti salienti è ora un libro scritto da Andrea Casavecchia: “L’Ospedale dei bambini. 1869-2019 Una storia che guarda al futuro” (Rizzoli, Milano, 2020, pagg. 272, euro 18), in cui l’autore non si limita a documentare i rapporti tra benefattori, medici, pazienti e Chiesa ma intreccia la vita dell’ospedale con la storia del Paese (i primi anni dell’Unità d’Italia, i Patti lateranensi, le due guerre mondiali) e con l’evolversi della medicina: la trasformazione della pediatria, la riforma del Servizio sanitario nazionale, l’internazionalizzazione della comunità scientifica, l’umanizzazione delle cure. Una storia che, come suggerisce il titolo, guarda per vocazione al futuro, come solo può fare l’”ospedale dei figli del mondo”.

Del volume, pubblichiamo qui per intero la prefazione di Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, e uno stralcio dell’introduzione.

L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù ha compiuto centocinquant’anni. E il presente volume racconta le tappe principali che ne hanno caratterizzato la storia, il percorso, dall'inizio fino ai nostri giorni. Nato nel 1869 con l’obiettivo esclusivo di assistere i bambini malati, l’ospedale ha rappresentato un’opera pionieristica per la città di Roma e per l’Italia intera, inserendosi nella traiettoria di sviluppo di una neonata branca della medicina, che prendeva piede allora in tutta Europa: la pediatria.

La missione era chiara da subito e non è mai cambiata: curare i piccoli infermi. Dalle prime quattro bambine ricoverate nei locali di via delle Zoccolette ai seicento posti letto di oggi, dislocati su più sedi, sono forse centinaia di migliaia le vite incontrate, accudite, salvate o semplicemente accompagnate. Non più solo bambini di Roma, ma provenienti da tutta Italia e dall’estero. Non più solo bambini o piccoli infermi, perché sempre più ragazzi e adolescenti sono ormai seguiti da questo ospedale nel loro spesso lungo percorso di cura.

La ricostruzione che si trova in queste pagine ha il merito di arricchire con nuovi documenti e nuove fonti alcuni lavori precedenti che raccontavano la storia dell’ospedale e soprattutto ne completa il percorso arrivando fino ai nostri giorni. Il cammino del Bambino Gesù si intreccia, infatti, con quello del Paese: l’Unità d’Italia, le due guerre mondiali con in mezzo il regime fascista, la ricostruzione, il miracolo economico, la nascita del welfare e le riforme sanitarie, le sfide della globalizzazione. Ugualmente intrecciato è il cammino della Chiesa, attraverso i Papi che si sono succeduti e hanno inciso nella storia del «loro» ospedale: da Pio IX, che bene l’opera e il nome del «Bambino Gesù», a Pio XI, che ne accettò il dono, fino a Papa Francesco, che ne ha delineato il futuro.

Ma nella storia di questi centocinquant’anni c’è ovviamente molto di più di quanto non sia stato possibile riportare nelle pagine che seguono. Le conquiste, i successi, gli errori e i fallimenti, i dolori e le gioie: sono infinitamente di più quelle taciute di quelle raccontate. L’ospedale dei bambini è la storia di una comunità di cura unica nel suo genere, caratterizzata fin dall’inizio dalla tensione verso la solidarietà e verso l’eccellenza. I pazienti con le loro famiglie, i medici e gli infermieri, i dipendenti e i volontari, i tecnici e i ricercatori, le suore e i cappellani, i vigilanti e gli operai, i dirigenti che si sono susseguiti: ognuno ha dato il suo contributo, ognuno fa parte di questa straordinaria avventura di vite che aiutano la vita.

Conserviamo nel cuore alcuni momenti significativi del 2019 appena trascorso, in cui ricorreva il nostro centocinquantesimo anniversario. Nel giorno inaugurale delle celebrazioni, il 19 marzo, il presidente Sergio Mattarella ci ha commosso e onorato esprimendoci la «riconoscenza della Repubblica» per quanto realizzato ogni giorno in favore dei bambini e dei ragazzi bisognosi di cure. Nel giorno della grande udienza in Aula Paolo VI, il 16 novembre, Papa Francesco ha benedetto le mani dei medici e degli infermieri consegnandoci il suo mandato per il futuro: il Bambino Gesù, aperto al mondo, continui a essere una «straordinaria opera di carità della Chiesa»; «l'autorità morale dei bambini malati e sofferenti» resti l’identità più vera dell’ospedale e il criterio di discernimento di tutte le scelte. Il futuro dell’ospedale, appartiene ai suoi bambini.

di Mariella Enoc


A comandare siano sempre i bambini


Il Bambino Gesù di Roma, o semplicemente Bambin Gesù, come molti lo chiamano, nasce centocinquant'anni fa dall’intuizione di una donna e mamma di grande intelligenza, cultura e fede: Arabella Salviati, vissuta nella feconda stagione del cattolicesimo sociale. Profondamente colpita dall’esperienza dei bambini malati, soprattutto i più poveri, privi di cure ricoverati negli ospedali insieme agli adulti, senza alcuna attenzione particolare, decide di aprire anche a Roma, ispirata da quanto aveva conosciuto a Parigi, un luogo di ricovero per curare i piccoli infermi. Una missione rimasta identica a se stessa malgrado tutte le trasformazioni che hanno attraversato la storia, la società, la Chiesa, la scienza medica e lo stesso ospedale nell’arco di questi centocinquant’anni.

Già solo questi aspetti dicono molto dell’originalità di una storia, quella del Bambino Gesù, che ha offerto a chi scrive — di professione sociologo — innumerevoli spunti di analisi e di riflessione. Da questo punto di vista, il presente volume non va inteso come un libro storico, ma come un libro che racconta una storia.

Per ricostruire il filo di questa lunghissima trama, abbiamo recuperato e confrontato fonti e documenti, consultato la cronaca del passato remoto e di quello più recente, ascoltato racconti e testimonianze, analizzato immagini e video storici conservati nell’archivio dell’ospedale, ora anche digitalizzato. Ne è emerso un racconto, sicuramente parziale ma onesto, appassionato, articolato in questi sette capitoli che seguono, per accompagnare il lettore dal 1869 al 2019, centocinquantesimo anniversario dalla fondazione.

Il dono è il capitolo iniziale, in cui si racconta come nasce e muove i primi passi quello che è considerato il primo vero ospedale pediatrico d’Italia. La presenza delle Figlie della Carità, i primi pazienti, i primi medici.

L'esodo descrive il trasferimento dell’ospedale sul colle del Gianicolo, nel 1889, presso alcuni locali del convento di Sant’Onofrio. Il Bambino Gesù deve affrontare alcune sfide: la ristrutturazione degli ambienti, i primi dibattiti pubblici sulle modalità più efficaci di assistenza sanitaria, il ricovero offerto ai bambini provenienti dalle zone terremotate di Messina e di Avezzano.

Il terzo capitolo, La misericordia, inizia con la donazione dell’ospedale a Papa Pio XI, nel 1924. Una scelta della famiglia Salviati per assicurare un futuro duraturo all’attività di assistenza, che aveva fatto nascere. Intanto, con il fascismo, il sistema sanitario si centralizza. L’ospedale diventa zona extraterritoriale in virtù dei Patti lateranensi.

La ripartenza racconta il rilancio dell’ospedale dal dopoguerra, grazie ai finanziamenti ricevuti da Pio XII e dall’Ordine americano dei Cavalieri di Malta, fino ai due decenni successivi. Nel giorno di Natale del 1958 il Bambino Gesù accoglie Giovanni XXIII, è la prima visita di un Papa. Dieci anni dopo Paolo VI segue il suo esempio e, durante l’omelia della messa, rilancerà la missione dell’istituto, orientata alla cura dei piccoli infermi.

Il 1978 è l’anno che apre La sfida, quello in cui si approva la riforma sanitaria italiana per garantire il diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione. Il Bambino Gesù riceve in dono da Paolo VI la struttura di Palidoro, che diventa una nuova sede dell’ospedale. Si avviano le prime esperienze di cooperazione internazionale, mentre l’ospedale viene riconosciuto in Italia come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.

Il consolidamento di cui si tratta nel sesto capitolo accompagna l’ospedale nel suo cammino di crescita fino ai primi anni del nuovo secolo. Il periodo inizia con le riforme sanitarie degli anni Novanta, che impongono a tutti gli ospedali di riorganizzarsi. Si combattono nuove malattie come l'Aids. Benedetto XVI visita il nuovo padiglione dedicato a san Giovanni Paolo II. L'ospedale consolida il proprio livello di eccellenza e di accreditamento internazionale, con il riconoscimento della Joint Commission International, íl principale ente certificatore in campo sanitario.

Infine l’ultimo capitolo, Il futuro. L'apertura della nuova sede di San Paolo, nel 2012, e dei grandi laboratori per le indagini genetiche e cellulari, due anni dopo, sancisce lo sviluppo definitivo dell'ospedale, ponendolo tra i più grandi centri di cura e di ricerca pediatrica a livello europeo. Si raggiungono nuovi importanti risultati nella ricerca scientifica, con ricadute immediate nella pratica clinica, in grado di offrire ai pazienti risposte impensabili fino a pochi anni prima. L’eccellenza dell'ospedale è messa a disposizione dei «figli del mondo», con l’accoglienza di bambini dall’estero e la formazione del personale locale nelle missioni di cooperazione sanitaria. Papa Francesco incontra e visita più volte il suo ospedale, affidandogli un mandato per il futuro: siano sempre i bambini a comandare.

di Andrea Casavecchia