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«Idiot Prayer» di Nick Cave registrato a Londra e trasmesso in streaming in tutto il mondo

Un cuore pieno di desiderio

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28 luglio 2020

«Idiot Prayer» di Nick Cave è uno spettacolo registrato un mese fa a Londra presso l’Alexander Palace e trasmesso in streaming in tutto il mondo lo stesso giorno, il 23 luglio, previo acquisto di un biglietto. La struttura in cui Nick Cave aveva già suonato appare come un transatlantico abbandonato, effetto del coronavirus, ormeggiato nel polmone verde della città inglese. Ricorda alcune ambientazioni del film La leggenda del pianista sull’oceano di Giuseppe Tornatore. Nick è da solo davanti a un pianoforte costruito da artigiani italiani, il preferito da pianisti jazzisti come Angela Hewitt, Herbie Hancock e Stefano Bollani.

«Lo spettacolo è il climax più luminoso» dichiara lo stesso Cave, il punto più alto di un cammino ascensionale iniziato con 20.000 Day On Earth, docufilm pubblicato nel 2014 in cui racconta in modo surreale e sincero la sua carriera artistica. Il gradino successivo è One More Time With Feeling del 2016, spettacolo intimamente legato a Idiot Prayer. Il concerto in diretta web sbalordisce lo spettatore per la scarna scenografia e la regia. Le inquadrature non indugiano troppo sui primi piani, spesso partono dall’alto e si preferiscono campi lunghi. Potentissima è la disposizione del pianoforte, non su un palcoscenico ma al centro d’un enorme spazio solitamente occupato da migliaia di persone. Nick Cave è lì in mezzo davanti al suo pubblico che distante lo guarda in rete. Come se volesse raggiungerli e farsi toccare, senza distogliere l’attenzione dalle canzoni.

Ci sono brani dei “Grinderman”, band nata nel 2006 come progetto parallelo ai “Nick Cave and The Bad Seeds” e sciolta nel 2011. Man in the moon è il momento più toccante insieme a Waiting for you in cui Nick fatica a staccarsi dal corpo del figlio morto come recita un verso della canzone: «Un’àncora che non chiede di esser levata». Perché un figlio è un’àncora che mai un padre vorrebbe levare dal mare della vita.

Nick torna ad essere bambino, i ruoli s’invertono. Ridiventa quel figlio che perse molti anni fa il papà troppo presto. Man in the moon è un testo diviso in due parti. Nella prima ancora piccolo crede che il padre sia un’astronauta e sulla Luna, lontano. Nella seconda parte — quella più adulta — accetta la sua assenza, ne è consapevole. Le luci in scena cambiano secondo le canzoni eseguite, come fossero vestiti cuciti su una voce che assume varie sfumature e tonalità, lo strumento musicale aggiunto al pianoforte attraverso cui Nick canta le sue ferite e soprattutto il desiderio, il tema musicale sotteso dello spettacolo.

La canzone (Are You) The One That I’ve Been Waiting For? è il centro su cui gravita la speranza di Nick Cave. Egli canta di una donna in grado di cambiare il corso della sua vita. Nella narrazione musicale Cristo diventa un riferimento per capire il desiderio di vita nonostante la certezza della morte e di un’eternità in cui crediamo poco. Nella canzone che presta il titolo al concerto, Idiot Prayer, il Paradiso è descritto come un luogo in cui tutto viene perdonato, lì dove ci si potrà incontrare di nuovo con la persona desiderata. L’eternità diventa estensione di qualcosa di bello vissuto e che si vuole trovare altrove, ciò che in terra è destinato a perire ma che non si vuol perdere.

Cristo è più volte citato nelle canzoni proposte, appare infatti come il re di un regno che Nick Cave ha visitato ma senza riceverne cittadinanza. Into my Arms è resa più cupa da un’interpretazione per nulla consolatoria. La distanza da Gesù sembra insopportabile, Nick dice di non credere in un Dio interventista eppure vacilla di fronte alle sue stesse parole. La voce è tremula, dolente e profonda, voce di uno che lotta contro quell’incredulità che lo caratterizza. La canzone incisa al pianoforte nell’album The Boatman’s Call suona come un pezzo punk suonato su una chitarra distorta, una canzone d’amore ruvida e spigolosa. Al centro del racconto non c’è più l’amata da tenere stretta tra le sue braccia ma Dio cui vorrebbe affidarla.

Un’inquietudine lo attraversa, è un altro Nick Cave, consapevole della sua forza, più coraggioso nel mostrare le sue debolezze perché accompagnato da una grazia che non lo lascia mai solo. Ha raggiunto la perfetta letizia, abita stabilmente in mezzo a gioie e dolori di cui tutti conosciamo l’orrore e le consolazioni. Al termine del concerto, Nick si alza e in silenzio esce da una porta da cui passa un enorme fascio di luce. Vedendolo uscire in quel vestito elegante, mi sono chiesto che tipo di luce avrà scelto di seguire; se una luce intermittente, che va e viene, o come disse Papa Francesco nel 2017 all’Angelus dell’Epifania, quella luce stabile, una luce gentile, che non tramonta, perché non è di questo mondo: viene dal cielo e splende… dove? Nel cuore. In quel cuore pieno di desiderio che Nick Cave protegge da attacchi infernali. Uno spettacolo unico che non si ripeterà né sarà riprodotto in dvd, tantomeno in un disco. Destinato dunque a rimanere impresso nella memoria del pubblico a casa che ha saputo ascoltare il suo dolore e cogliere i segni di una presenza che lo consola.

di Massimo Granieri