· Città del Vaticano ·

Uccisi in Libia tre migranti

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L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati chiede un’indagine urgente sulla sparatoria

29 luglio 2020

Intercettati in mare avevano tentato nuovamente la fuga per non essere riportati nei centri di detenzione


Un altro dramma legato all’immigrazione nel Mediterraneo. Tre migranti sudanesi sono stati uccisi, e altri quattro feriti in una sparatoria avvenuta la scorsa notte a Khums, est di Tripoli, durante le operazioni di sbarco. I migranti erano stati intercettati in mare e riportati a terra dalla guardia costiera libica. A darne notizia è l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) riferendo che «le autorità locali hanno iniziato a sparare nel momento in cui alcuni migranti, scesi da poco a terra, avevano cercato di darsi alla fuga».

I migranti feriti — stando sempre alle notizie diffuse dall’Oim — sono stati portati in ospedali della zona, mentre la maggior parte dei sopravvissuti è stata trasferita in centri di detenzione. «Le sofferenze patite dai migranti in Libia sono intollerabili» ha affermato Federico Soda, capo missione Oim in Libia. «L’utilizzo di una violenza eccessiva ha causato ancora una volta delle morti senza senso, in un contesto caratterizzato da una mancanza di iniziative pratiche volte a cambiare un sistema che spesso non è in grado di assicurare alcun tipo di protezione». Da tempo, l’Oim e numerose ong denunciano le terribili condizioni di vita alle quali sono sottoposti i migranti in Libia, spesso in aperta violazione dei diritti umani più basilari.

In un comunicato l’Oim ribadisce che «la Libia non è un porto sicuro» e lancia nuovamente un appello all’Unione europea e alla comunità internazionale «affinché si agisca con urgenza per fermare i ritorni in Libia di persone vulnerabili». È necessario — prosegue il comunicato — «mettere in atto uno sistema alternativo che permetta che le persone soccorse o intercettate in mare siano portate in porti sicuri. È altresì necessario che ci sia una maggiore solidarietà tra gli Stati europei e gli Stati mediterranei che si trovano in prima linea».

«L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) deplora la tragica perdita di tre vite umane e chiede un’indagine urgente sulla sparatoria avvenuta al punto di sbarco di Al Khums in Libia la scorsa notte, a seguito dell’intercettazione di un’imbarcazione da parte della Guardia costiera libica» si legge in una nota dell’Unhcr. «Questo incidente mostra che la Libia non è un porto sicuro per lo sbarco» ha dichiarato Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr per la situazione nel Mediterraneo centrale.

Intanto, oggi, la guardia costiera italiana ha coordinato il soccorso di un gommone semiaffondato con 84 persone a bordo in acque libiche. I migranti sono stati recuperati dalla nave Asso 19, in servizio presso le piattaforme Eni ed ora è diretta a Lampedusa. La decisione, spiega la guardia costiera, è stata presa perché né la Libia, né Malta, né un’imbarcazione in servizio presso le piattaforme francesi della Total, avevano accettato di intervenire.

Non si arrestano, nel frattempo, gli sbarchi di migranti dall’Algeria sulle coste sud-occidentali della Sardegna, dove dalle 19 di ieri alle 8.30 di questa mattina guardia di finanza e carabinieri hanno intercettato in tutto 49 persone, fra le quali una donna, due adolescenti e due sedicenti tunisini.