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Sud Sudan ostaggio delle violenze

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Oltre sessantamila persone a rischio fame

25 luglio 2020

Allarme nel Sud Sudan. Secondo il Programma alimentare mondiale (Pam) e l’Organizzazione per l’agricoltura e l’alimentazione (Fao), almeno 60mila persone nel Paese stanno soffrendo la fame a causa delle violenze interetniche che interessano le regioni di Jonglei e Pibor.

Il governo di Juba ha quindi affermato di essere preoccupato per il fatto che gli scontri hanno bloccato l’agricoltura. Il blocco danneggerà pesantemente i raccolti per il resto dell’anno e priverà le comunità delle loro principali fonti di alimentazione. «La violenza ricorrente a Jonglei e nella zona della Grande Pibor nella parte orientale del Sud Sudan ha già sfollato più di 60mila persone e sta impedendo la sicurezza alimentare e i mezzi di sostentamento di un numero crescente di persone» hanno affermato le due agenzie delle Nazioni Unite. «Al culmine della stagione della semina principale, l’insicurezza impedisce agli agricoltori di recarsi nei loro campi per coltivare e gli allevatori di bestiame non sono in grado di seguire i loro tradizionali modelli migratori per portare al pascolo i loro animali» ha dichiarato Meshack Malo, rappresentante della Fao nel Sud Sudan. «Quando razziare bestiame fa parte della violenza, le comunità perdono gli animali essenziali per il loro sostentamento e non possono partecipare ad attività agricole produttive, che portano a una maggiore insicurezza alimentare» ha aggiunto.

Più di 430 tonnellate di approvvigionamento alimentare del Pam sono state perse a causa del saccheggio di magazzini nelle regioni colpite da scontri inter-tribali. «Non possiamo semplicemente sostituire le calorie del latte dato ai bambini quando viene preso il bestiame e si perde un anno di latte, e abbiamo a malapena risorse sufficienti per soddisfare le esigenze attuali» ha affermato Matthew Hollingsworth, direttore del Pam nel Sud Sudan.