· Città del Vaticano ·

Strage di civili nello Yemen

Bambini yemeniti partecipano a una lezione scolastica (Afp)

Raid aereo su una zona residenziale

16 luglio 2020

La violenza non abbandona lo Yemen. Almeno dodici persone, tra cui 5 bambini e 4 donne, sono rimaste uccise ieri in un attacco aereo nella provincia di Al-Jawf, nello Yemen settentrionale, ad un centinaio di chilometri dalla capitale Sana’a. Lo hanno riferito fonti governative e mediche.

Il raid è avvenuto in una zona residenziale a circa tre chilometri da un fronte di battaglia tra gli huthi e le forze filo-governative. I feriti sono stati portati all’ospedale al-Thawra nella capitale per essere curati. La Reuters attribuisce l’attacco alla coalizione internazionale saudita che sostiene il governo del presidente Hadi. Da parte sua, Riad non ha rilasciato commenti sull’avvenuto.

Sempre ieri, le Nazioni Unite hanno espresso, in una sessione straordinaria del Consiglio di sicurezza dedicata allo Yemen, la loro grave preoccupazione per la crisi umanitaria nel Paese arabo e anche per il rischio della fuoriuscita di petrolio dalla nave cisterna Safer che si è arenata nel Mar Rosso.

Nonostante l’urgenza espressa da più Paesi in merito alla possibilità di una massiccia fuoriuscita di greggio con conseguenze disastrose per l’ambiente, non è stata ancora disposta alcuna ispezione internazionale della nave. L’Onu ha dichiarato di aver proposto ai ribelli huthi, che controllano l’area, una missione congiunta per capire come gestire la situazione. La risposta non è ancora arrivata.

Mark Lowcock, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, ha auspicato che una missione di valutazione abbia luogo «nelle prossime settimane».

«Ho informato 15 volte negli ultimi 15 mesi sulla nave cisterna Safer» ha detto, rammaricandosi implicitamente della mancanza di misure concrete per neutralizzare il rischio di una fuoriuscita di petrolio nel Mar Rosso.

Nel giugno scorso, gli huthi avevano chiesto che la nave fosse riparata e che il valore del greggio a bordo fosse utilizzato per pagare gli stipendi dei dipendenti dell’amministrazione huthi nel Paese. La scorsa settimana, il governo yemenita ha invece chiesto che il denaro sia speso per la salute della popolazione mentre il Paese soffre ancora della peggiore crisi umanitaria nel mondo.

Va ricordato che circa l’80 per cento della popolazione dello Yemen fa affidamento sugli aiuti internazionali a causa della guerra in corso da quasi sei anni e che ha diviso il Paese in una zona a nord, controllata dai miliziani sciiti huthi, e il sud dove è stato trasferito il governo del presidente Hadi appoggiato dall’Arabia Saudita e dalla coalizione militare internazionale guidata da Riad. Notevole la svalutazione del rial yemenita, che nel cambio con il dollaro si è fortemente indebolito nelle ultime settimane. I prezzi del cibo sono aumentati del 20 per cento.