· Città del Vaticano ·

Quel tesoro dei nonni

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Messaggio dell’episcopato portoghese

20 luglio 2020

«Sono i primi ad arrivare al reparto di maternità e riconoscono immediatamente qualsiasi somiglianza familiare. Gestiscono con sicurezza la fragilità di un neonato e calmano le bizze del sonno come nessun altro. Camminano con loro mano nella mano lungo i marciapiedi. Restano tranquilli in riva al mare mentre le onde bagnano i piedini. Comprano quel gelato, puliscono le ginocchia ferite nei giochi di strada, fanno loro il bagno alla fine della giornata, aspettando l’arrivo dei genitori». I nonni sono un tesoro: si intitola così il messaggio che la Commissione per i laici e la famiglia della Conferenza episcopale portoghese dedica ai più anziani in vista del 26 luglio, festa dei santi Gioacchino e Anna, genitori della Beata Vergine Maria. Il giorno dei nonni «è un’occasione per ringraziare, abbracciare e celebrare la loro presenza nel passato e nel presente, per andare alle proprie radici e scoprire in essi la tenerezza e l’amore di Dio». Sono i nonni a notare che è necessario acquistare un paio di scarpe nuove per i loro nipoti, a scoprire qual è il giocattolo sognato e a dire arrivederci, con gli occhi gonfi di lacrime, nei lunghi abbracci d’addio. Ascoltano in silenzio lamentele, dubbi, paure. Compensano con amore le assenze, la rabbia, le difficoltà di genitori impegnati, di vite separate. Conoscono i primi fidanzati, aiutano a pagare le spese scolastiche e quel viaggio tanto atteso.Sono i nonni, scrivono i vescovi, che «si commuovono per le tappe raggiunte, per gli studi completati», che «si preoccupano dei fallimenti, accendono candele il giorno degli esami, pregano per i loro nipoti. Creano legami che non conoscono limiti, che non contemplano l’apparenza delle cose, ma che si concentrano sulla disponibilità totale, sull’amore incondizionato». I nonni «sostengono la vita delle famiglie, non solo perché spesso ne consentono la sopravvivenza o danno un po’ di sollievo, ma perché sono le radici di tante vite. Raccontano storie del passato, e aiutano a capire la differenza tra essenziale e superfluo». Gli anziani rappresentano una ricchezza insostituibile perché «sono testimonianze concrete e reali di altri tempi, spesso segnate da difficoltà, lotte, bisogni. E quando lo raccontano, seduti a tavola per i pranzi domenicali o felici per una visita inaspettata, trasformano vecchie storie in lezioni di vita; quelli che li ascoltano con più attenzione sono i più piccoli, incantati dalle avventure vissute in terre lontane o dalla minuziosa descrizione di una casa, di una passeggiata, di una vacanza».I nonni sono un tesoro. Nel tempo in cui viviamo — sottolinea la commissione episcopale —  dobbiamo dirlo chiaramente, difenderlo in modo perentorio. I tesori vanno protetti, maneggiati con cura e ammirazione.Una società che non protegge, non si preoccupa, non ammira gli anziani, è destinata al fallimento perché proprio come la natura nasce e rinasce, come il seme cresce e viene gettato a terra, così scorre e trascorre la vita. Chi è stato curato sarà in grado di prendersi cura, chi ha imparato potrà insegnare, chi è stato protetto sarà in grado di proteggere, chi è stato amato saprà amare». Ecco perché talvolta viene voglia di «correre tra le braccia di un vecchio nonno, di una nonna sola», di «pregare per quelli che sono già partiti», di «raccontare a un figlio, a una nipote, la storia dei nonni, dei bisnonni, di tutti coloro che ci hanno dato la vita». (giovanni zavatta)