· Città del Vaticano ·

Quasi 7 miliardi di euro per il futuro della Siria

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

I risultati della conferenza dei donatori

01 luglio 2020

«Sono onorato di annunciare un impegno totale di 6,9 miliardi di euro, di cui 4,9 miliardi per il 2020 e due miliardi di impegni pluriennali per il 2021 e oltre». Lo ha annunciato ieri il commissario Ue per la gestione delle crisi Janez Lenarcic al termine della quarta conferenza di Bruxelles per «Sostenere il futuro della Siria e della regione», co-presieduta dall’Unione europea e le Nazioni Unite. «Dagli istituti finanziari e dai donatori internazionali sono stati annunciati anche 6 miliardi di euro in prestiti a condizioni agevolate», ha precisato il commissario. «Come comunità internazionale esprimiamo solidarietà nei confronti dei siriani non solo a parole ma con un impegno concreto», ha aggiunto Lenarcic.

Critiche, tuttavia, sono arrivate dalle ong impegnate in prima linea in Siria. Secondo Oxfam, la cifra stanziata dalla conferenza «semplicemente non è abbastanza». «È scioccante che la comunità internazionale non abbia riconosciuto l’urgenza della situazione» ha commentato Marta Lorenzo, direttore regionale di Oxfam per il Medio oriente ed il Nord Africa.

In occasione della conferenza dei donatori, l’Ue ha ribadito la necessità di una soluzione politica del conflitto. «La comunità internazionale e il Medio oriente non possono permettersi una cronicizzazione del conflitto siriano, con 12 milioni tra rifugiati e sfollati, dei quali la metà nei Paesi vicini» ha sottolineato l’alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Josep Borrell, in videoconferenza stampa a Bruxelles. «Se la questione non fosse così drammatica — ha detto Borrell rispondendo ad una domanda sul rischio che quello siriano diventi un conflitto “congelato” — direi che i conflitti li preferisco congelati, invece che caldi. Almeno, quando sono congelati, le persone non vengono uccise. Ma se intendete dire un conflitto cronico, non possiamo permetterci una cronicizzazione del conflitto: sei milioni di persone hanno lasciato la Siria per i Paesi vicini e altri 6 milioni sono rifugiati interni». È difficile — ha aggiunto il commissario — «che la comunità internazionale e la regione possano permettersi di avere 12 milioni di persone per sempre fuori dalle loro case, aiutate da una conferenza dei donatori dopo l’altra. Abbiamo bisogno di un processo politico che ci riporti ad una Siria stabile e democratica. Questa non è solo una conferenza dei donatori in senso stretto, ma serve anche per sostenere il processo politico» ha concluso Borrell.

Sul piano internazionale, è in programma per oggi una videoconferenza tra il presidente russo, Vladimir Putin, il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, e il presidente iraniano, Hassan Rohani. A confermarlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, precisando che l’incontro è aperto alla stampa. I leader dei tre Paesi — i promotori del cosiddetto “processo di Astana” — avrebbero dovuto incontrarsi nelle scorse settimane, ma il vertice è stato sempre rinviato a causa dell’emergenza coronavirus. L’ultimo summit è quello che si è tenuto ad Astana nel settembre 2019. L’obiettivo del processo di Astana è quello di promuovere il dialogo politico tra governo siriano e ribelli e permettere così la fine dei combattimenti.