· Città del Vaticano ·

Prendersi cura dei bambini e dei lavoratori stranieri

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Appello di Caritas internationalis e di Coatnet ai governi

29 luglio 2020

La pandemia da coronavirus ha esasperato i problemi e ha reso i bambini ancora più vulnerabili al rischio di violenza, abusi e sfruttamento, sia nel mondo reale sia in quello online. In difficoltà si trovano anche i lavoratori domestici stranieri, che non hanno più un’occupazione e vengono esclusi dalla società. In vista della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani — che si celebra ogni anno il 30 luglio — un appello ai governanti affinché si impegnino maggiormente nell’arginare questa piaga dilagante è stato lanciato da Caritas internationalis insieme con Coatnet, rete di 46 organizzazioni cristiane impegnate nella lotta alle nuove forme di schiavitù.

«In questo momento di diffusione del covid-19 — sottolinea il segretario generale di Caritas Internationalis, Aloysius John — denunciamo una realtà preoccupante per le persone vulnerabili che sono maggiormente a rischio». La concentrazione dell’attenzione e degli sforzi sul fronte dell’emergenza provocata dal virus «non deve impedirci di prenderci cura delle persone più soggette allo sfruttamento», offrendo «reti di sicurezza» e «un sostegno materiale, sanitario, legale e psicologico» in modo da «accompagnarle nelle difficoltà». Per questo, Caritas internationalis chiede ai governi maggior attenzione ai «danni collaterali della pandemia globale, specialmente sui migranti e lavoratori informali, ora più esposti alla tratta».

A causa delle misure restrittive infatti, sottolinea Caritas internationalis, è «più difficile per le associazioni e le autorità identificare le vittime di tratta e sfruttamento, molte delle quali sono bambini». Durante l’emergenza sanitaria, è il grido di allarme, sono «aumentati i casi di violenza ai danni dei minori e il numero di bambini vittime dello sfruttamento on line, al quale sono esposti soprattutto quando seguono lezioni a distanza con scarsa supervisione da parte dei genitori».

Purtroppo, riferisce Caritas India, durante il lockdown nel sub-continente sono stati segnalati alle autorità 92.000 casi di abusi su minori in soli undici giorni. Inoltre, fa notare l’organismo caritativo indiano, vi è stato un incremento del lavoro minorile e dei matrimoni in tenera età. Questo a causa delle difficoltà economiche delle famiglie che non avendo risorse preferiscono far sposare le giovani figlie per non doverle mantenere. Oppure, mandano i figli piccoli per strada a chiedere l’elemosina.

Per questo motivo, la Confederazione delle 162 Caritas nazionali e Coatnet chiedono per i più deboli e i più poveri l’«accesso alla giustizia e ai servizi di base, in particolare centri di accoglienza e linee di supporto dedicate», e al tempo stesso «misure urgenti e mirate per sostenere i lavoratori nei settori informali». Con una richiesta estesa alle istituzioni e alle organizzazioni della società civile, come sottolinea Aloysius John, «di proteggere i bambini dagli abusi e dallo sfruttamento, che avviene anche attraverso internet e i nuovi media», invitando tutte le persone di buona volontà a «essere vigilanti» e a «denunciare i casi di sfruttamento e di tratta di esseri umani».

Un discorso a parte meritano i lavoratori domestici che devono far fronte a maggiori rischi economici, fisici e psicologici. Una situazione drammatica la stanno vivendo in particolare i filippini che vivono in alcuni paesi del Medio Oriente e in Libano. Lo rende noto Gabriel Hatti, presidente dell’ufficio di Caritas per la regione. Molti di questi lavoratori «stanno lottando per tornare a casa dopo aver perso il lavoro. Ora sono in fila di fronte alle loro ambasciate, senza alcun supporto sociale o protezione psicologica e molti sono privi di qualunque status legale».

Per questo, Caritas Internationalis e Coatnet chiedono all’unisono «misure urgenti e mirate per sostenere quanti lavorano in settori informali, tra cui i collaboratori domestici, gli operai agricoli e edili, i migranti privi di documenti».

Anche in Europa, la situazione delle vittime della tratta è peggiorata durante il lockdown. Lo sottolinea Secours Catholique-Caritas France che segnala come sia stato difficile trovare e identificare le persone nel periodo dell’emergenza sanitaria, per cui si aspetta un incremento dell’emersione del numero di vittime dopo la crisi. Questi dati confermano quanto dichiarato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), secondo cui oggi nel mondo vi sono più di 40 milioni di vittime della tratta di esseri umani e dello sfruttamento, al momento ancora più a rischio a causa della pandemia. È fuori dubbio, del resto, che «la mancanza di libertà di movimento causata dal confinamento e dalle restrizioni di viaggio adottate in molti Paesi si è tradotta, per le vittime della tratta, in una minore possibilità di fuggire e di trovare aiuto».