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Persi 147 milioni di posti di lavoro a causa della pandemia

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Il segretario generale della Nazioni Unite indica la via dell’energia pulita per la ripresa

10 luglio 2020

Un calo dei consumi di 3.800 miliardi di dollari (-4,2 per cento, pari al Pil della Germania) e 147 milioni di posti di lavoro persi. È questo il pesante prezzo della pandemia di covid-19, con la maggior parte delle attività produttive praticamente in ginocchio. In forte calo anche i redditi da salario (-2.100 miliardi di dollari). Sono le cifre relative alla recessione dell’economia globale contenute in uno studio internazionale coordinato dall’università di Sydney e pubblicato sulla rivista californiana «Plos One».

Lo studio offre una panoramica ad ampio spettro dell’impatto diretto e indiretto, economico, sociale e ambientale che ha avuto sul mondo la diffusione del nuovo coronavirus. I settori dei trasporti e quello turistico sono quelli che fanno segnare le perdite maggiori.

«Stiamo vivendo il peggior shock economico dalla Grande Depressione, e allo stesso tempo stiamo registrando il maggior calo di gas serra delle emissioni da quando si sono iniziati a usare i combustibili fossili», ha commentato Arunima Malik, coordinatrice dello studio dell’università australiana.

L’ateneo di Sydney, per l’elaborazione dello studio, ha incrociato i dati raccolti fino al 22 maggio dalle agenzie statistiche e dai grandi database sui commerci internazionali lungo la catena di rifornimenti che si estende per 221 Paesi.

In chiave futura, in compenso, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha annunciato, attraverso gli Indicatori compositi avanzati (Ica) che anticipano di 6-9 mesi le tendenze economiche, un «netto miglioramento rispetto al rallentamento senza precedenti raggiunto nel momento più acuto della crisi attuale ad aprile, ma la ripresa resta fragile, perché c’è ancora incertezza sulla possibilità di future misure di riconfinamento».

Secondo gli esperti i coronavirus diffusisi negli ultimi 20 anni (sars, mers e covid-19) insieme all’ebola, all’hiv e all’influenza aviaria hanno avuto origine da virus animali. Un quadro che bisognerà evitare in futuro, con l’eventuale comparsa di nuovi virus, predisponendo un sistema globale di monitoraggio degli animali selvatici.

Intanto ieri, in tema di politica ambientale, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato un appello a «tutti i leader a scegliere la via dell’energia pulita», nei rispettivi piani nazionali di rilancio economico post covid-19. Guterres ha esortato i singoli Paesi a bandire il carbone e i sostegni alle energie fossili. «Non c’è piu spazio per il carbone nei piani di ripresa economica post covid», ha dichiarato Guterres, in un messaggio video rivolto ai ministri dei Paesi riuniti dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie). Intervenendo on-line al Summit delle transizioni verso una energia pulita, il numero uno del Palazzo di Vetro ha invitato tutti i leader a scegliere le energie pulite per «tre ragioni vitali: la salute, la scienza e l’economia».