· Città del Vaticano ·

Per fustigare immoralità e corruzione

Particolare della tomba di Niccolò Cusano nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma

Pubblicato un volume che raccoglie sermoni inediti di Niccolò Cusano

13 luglio 2020

Dopo un lungo, secolare oblio, la figura di Niccolò Cusano (1401–1464) si è imposta all’attenzione della cultura, soprattutto dopo la ”riscoperta” effettuata da Cassirer nel secolo scorso con la sua monografia del 1927, Individuo e cosmo nella filosofia del Rinascimento. Definirlo, come è stato fatto, “padre della filosofia moderna” è forse eccessivo, ma non c’è dubbio che Cusano sia una personalità eccezionale, di quelle che segnano una svolta nella storia dell’Europa. Non occorre che ricordiamo qui la sua attività filosofica, a partire dal concetto di «dotta ignoranza», né la sua perizia di umanista, cui si deve la riscoperta di importanti opere della letteratura latina. Fu anche appassionato ricercatore scientifico, sia a livello teorico, sia pratico, e compì scoperte importanti, dalla cosmologia alla chimica; persino la prima stamperia in Italia fu impiantata a Subiaco, presso i benedettini, grazie a tipografi tedeschi chiamati là da Cusano stesso, che aveva definito la stampa sancta ars.

Ben nota è anche la sua concezione ecumenica della religione, chiaramente espressa in quell’opera straordinaria che è La pace della fede, in cui un concilio celeste sancisce la pace tra tutte le religioni della terra, con il principio di «una sola fede nella diversità dei riti».

Forse meno nota è però la sua attività di predicatore, esplicata peraltro fin dalla giovinezza, come prete in Germania, poi, a lungo, come vescovo di Bressanone, ed infine anche a Roma, dove fu cardinale del titolo di San Pietro in Vincoli — la basilica ove fu sepolto e ancora riposa. Il corpus dei suoi sermoni è in realtà imponente: l’edizione critica tedesca, di recente conclusasi, ne conta 293, e di questi fino a oggi solo un piccolissimo numero era disponibile nella nostra lingua. Con soddisfazione salutiamo perciò la pubblicazione di Niccolò Cusano, Procedete nello Spirito. Sermoni, a cura di Roberto Giannetti (Firenze, Le Lettere, 2020, pagine 222, euro 24).

Dopo ampia introduzione, il volume presenta dieci sermoni, opportunamente scelti in tutto l’arco di tempo dell’attività del Nostro, dai primi, predicati a Coblenza, agli ultimi, tenuti di fronte agli ecclesiastici della Curia romana.

Bisogna però dire innanzitutto che, a differenza di altri complessi di sermoni che ci sono giunti dal passato, quelli di Cusano sono senza dubbio frutto di una rielaborazione, non solo stilistica, ma anche di contenuto. Innanzitutto ci sono giunti in latino, mentre è indubbio che siano stati tutti — o quasi — pronunciati in volgare, ed hanno spesso una lunghezza ben superiore a quella normale per una predica.

Sono poi articolati secondo precisi canoni letterari, che ne fanno dei veri propri piccoli trattati teologici. Partendo dal versetto biblico che dà il titolo alla predica, Cusano sviluppa infatti le linee generali del suo pensiero, per cui troviamo anche le tracce evidenti delle sue opere filosofiche principali, che da questi sermoni ricevono ulteriore chiarificazione.

Ciò premesso, vogliamo però sottolineare come questo imponente corpus sia innanzitutto testimonianza dell’attività pastorale del Nostro e della necessità, che egli sentì come assolutamente prioritaria, di una riforma della Chiesa in capite et membris. Nella sua lunga attività di prelato con ampia esperienza di uomini e luoghi, dalla Germania a Costantinopoli, Cusano aveva compreso benissimo che si doveva combattere da un lato la superstizione popolare, che avviliva la religione cristiana, e dall’altro la mondanità e la corruzione nelle alte sfere, che la avviliva non di meno. Leggendo questi sermoni, ci accorgiamo infatti che la stessa urgenza di rinnovamento morale e spirituale veniva posta tanto ai contadini della val Pusteria, quanto, mutatis mutandis, ai cardinali romani.

Ben convinto dell’accordo tra fede e ragione e persuaso che la retta filosofia offra un sostegno alla religione cristiana, così come hanno pensato tutti i grandi maestri cui si rifà — a partire da Agostino fino ai contemporanei, come Emerico di Campo — Cusano, che, sotto questo profilo, potremmo considerare un erasmiano ante litteram, comprese appieno che l’umanesimo poteva offrire una straordinaria opportunità di rinnovamento al mondo cristiano, oppure, al contrario, segnare l’inizio di una sua grave crisi. Questo suo convincimento era fondato nella conoscenza della mistica medievale germanica (ricordiamo che dobbiamo proprio a Cusano la trasmissione di importanti opere di Eckhart), alleata con la verità filologica.

Ma la pacifica riforma auspicata, purtroppo, non avvenne: una ben diversa e tragica riforma si compì, invece, mezzo secolo dopo. La resistenza, fino alla guerra aperta, che l’autorità politica — il duca del Tirolo — in complicità con un clero mondanizzato (le monache di Sonnenburg) fece a Cusano nel periodo del suo vescovato a Bressanone, così come la resistenza per così dire passiva delle gerarchie ecclesisastiche, resero vane le speranze del Nostro, che pure godeva dell’appoggio e persino dell’amicizia personale con Pontefici illuminati e grandi umanisti, quali Niccolò v e Pio ii. Cusano morì, a Todi, proprio a pochi giorni di distanza dall’amico Enea Silvio Piccolomini, Pio ii, che stava cercando di raggiungere ad Ancona, per la crociata che doveva riprendere Costantinopoli, caduta in mano turca. La crociata non ci fu, e non solo perché il Papa morì, ma perché le navi veneziane che dovevano imbarcare le truppe non si presentarono affatto. Le ragioni della politica e dell’economia prevalsero su quelle della fede. Riprendendo il titolo di un celebre libro del padre De Lubac, potremmo perciò parlare di un’«alba incompiuta del Rinascimento» anche per questi splendidi sermoni cusaniani, che ora si offrono al lettore italiano.

di Sabina Moser