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Per contribuire all’armonia e alla pace in Sudan e in Eritrea

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A Toledo il cardinale Parolin conferisce l’ordinazione episcopale al nunzio apostolico Muñoz Cárdaba

25 luglio 2020

«Un’opera di costruzione della pace e dell’armonia nella Chiesa e tra le nazioni», che desiderano «ascoltare parole di speranza e di sapienza». Così il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha riassunto il compito dei nunzi apostolici, durante l’ordinazione episcopale di Luis Miguel Muñoz Cárdaba, rappresentante pontificio in Sudan ed Eritrea. Il rito si è svolto nella cattedrale di Toledo, sabato mattina, 25 luglio, con conconsacranti gli arcivescovi Francisco Cerro Chaves, ordinario della sede primaziale di Spagna, e Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati.

Al novello presule, il cardinale Parolin ha ricordato che è chiamato a «rappresentare la persona del Pontefice, che conferma i fratelli nella fede, è segno e artefice di comunione, simbolo e chiamata all’unità». Ha poi rilanciato le parole di Papa Francesco nell’incontro con i nunzi apostolici del 13 giugno 2019, facendo notare che si tratta soprattutto di «far conoscere e insegnare ad apprezzare il pensiero» del Pontefice in modo speciale riguardo: «alla dignità di ogni persona dal concepimento fino alla morte naturale»; alla promozione dei più poveri e abbandonati; al favorimento «della pace tra le nazioni e al rispetto della libertà religiosa». Senza dimenticare ciò che riguarda «la preservazione dell’ambiente e lo sviluppo di una economia equa e inclusiva, per evitare che molti rimangano intrappolati in un destino di emarginazione».

Allo stesso modo, ha spiegato il segretario di Stato, spetta ai nunzi «informare la Santa Sede sulle questioni più rilevanti che attraversano il tessuto ecclesiale e tutta la società» dei Paesi in cui vengono inviati. Senza questo valido ausilio «risulterebbe difficile alla Santa Sede calibrare i propri interventi, offrire il proprio contributo specifico» in modo adeguato e organizzare «la sua azione in maniera efficace, determinando le priorità ed evitando di fare passi che non siano fondati sui solidi elementi di giudizio».

Il porporato ha poi richiamato le parole di Paolo VI nella lettera apostolica Sollicitudo omnium Ecclesiarum del 1969: «Mediante i nostri rappresentanti, che risiedono presso le varie Nazioni, noi ci rendiamo partecipi della vita stessa dei nostri figli e quasi inserendoci in essa veniamo a conoscere, in modo più spedito e sicuro, le loro necessità e insieme le aspirazioni». In questo modo, ha aggiunto il segretario di Stato rivolgendosi a monsignor Muñoz Cárdaba, «ti prepari per portare alle differenti culture e al centro delle tensioni e degli squilibri che attraversano l’umanità» una parola sapiente, ponderata, coraggiosa e «capace di lasciare intravedere, anche in situazioni drammatiche, un orizzonte di speranza che nasce dal Vangelo».

Poi l’invito a mantenere salda la fede: per illuminare l’essenza dei problemi «con sguardo evangelico e mantenere generosità nello sforzo e imparzialità di giudizio»: infatti il rappresentante pontificio ha bisogno di «conservare la fede, fortificare la speranza ed accrescere la carità, rimanendo docile alla scuola della Parola di Dio». Avendo fisso «lo sguardo su Gesù potrai essere un valido suo testimone e vedere il prossimo con la stessa carità con cui lo vede il Signore», ha assicurato Parolin.

A tale proposito, è di particolare aiuto la liturgia della festa di san Giacomo apostolo — che in Spagna è celebrata come solennità — la quale parla «della testimonianza coraggiosa» (prima lettura), dei vasi di creta in cui si conserva il tesoro del ministero apostolico (seconda lettura) e del servizio (Vangelo) a imitazione di Cristo, il quale non è venuto per essere servito, ma per servire. Infatti quest’ultimo brano mostra che la vera grandezza, alla quale Gesù esorta, è il servizio. In esso «scopriamo gli apostoli ancora imperfetti, concentrati in speranze di gloria». In particolare, ha spiegato Parolin, i “figli del tuono”, Giacomo e Giovanni, che ricercano i primi posti, nonostante si tratti della realtà definitiva del Cielo. «Gesù — ha aggiunto — ci insegna a distaccarci dai programmi di gloria umana e a non mettere troppa attenzione nella gloria definitiva riservata per coloro che abbiano amato il Signore e compiuto opere di bene». Per adempiere a questa grande responsabilità, il vescovo «riceve con il dono dello Spirito la pienezza del sacerdozio e le grazie necessarie per adempiere al suo incarico». Tuttavia, nessun presule deve mai dimenticare che l’episcopato è il nome di un servizio, non di un onore. Perché al vescovo compete più servire che dominare. Perciò, ha osservato il cardinale celebrante, «amare e servire, testimoniare e pregare: questo è l’orizzonte che il vescovo ha davanti a sé per rendere fecondo il suo governo pastorale» e per il quale il Signore non tralascerà di dare la propria ricompensa. E san Giacomo, patrono di Spagna, che con suo fratello Giovanni e l’apostolo Pietro ebbe «il dono di essere presente alla Trasfigurazione del Signore», seguì questo cammino: «Amò, dette testimonianza, pregò e dette la sua vita per il Signore con il martirio». Ecco perché la Spagna, ha aggiunto il segretario di Stato, ha riconosciuto la gloria della testimonianza data dal santo ed «è orgogliosa di averlo come patrono e di possedere le sue reliquie, verso le quali da secoli si incammina una grande e ininterrotta peregrinazione di devozione e di fede».

Infine, rivolgendosi a monsignor Muñoz Cárdaba, il cardinale Parolin ha aggiunto che la sua preoccupazione sarà quella di far percepire la vicinanza del Santo Padre e della Sede Apostolica «alle rispettive comunità cattoliche che si trovano» in Sudan e in Eritrea e di promuovere «un dialogo fecondo con le altre confessioni religiose, mostrando allo stesso tempo alla società civile e alle autorità politiche» di quegli Stati che la Santa Sede ha come «obiettivo unicamente il bene e la crescita umana, sociale e civile di quei popoli, nel rispetto reciproco, la collaborazione e il dialogo fiducioso».