· Città del Vaticano ·

Pellegrini si diventa

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Le “dritte” di una guida del XII secolo

24 luglio 2020

Oggetti che si rompono improvvisamente, pane che diventa pietra, case che si incendiano: è grande la collera del Signore se non si fa come è stato detto. «I pellegrini (…) quando vanno o vengono da Santiago, devono essere caritatevolmente ricevuti e venerati da tutti. Infatti chiunque li accolga e li ospiti diligentemente, non solo san Giacomo avrà come ospite, ma lo stesso Gesù Cristo, come lui stesso ha detto nel Vangelo. Qui vos recipit me recipit. Sono stati in molti, soprattutto nel passato, coloro che sono caduti nella collera del Signore, perché non hanno voluto ricevere i bisognosi e i pellegrini di Santiago». E al termine di una casistica piuttosto esaustiva, l’autore conclude così: «Per cui si sappia che i pellegrini di Santiago, tanto poveri che ricchi, devono essere (…) ospitati diligentemente».

Costituisce il quinto libro del Liber Sancti Jacobi e occupa i fogli 192-213 del Codex Calixtinus della cattedrale di Santiago de Compostela quella che viene definita Guida del pellegrino di Santiago (Jaca Book, Milano, 2020, pagine 160, euro 16). Diviso in undici capitoli e probabilmente scritto attorno all’anno 1140, il testo si apre con le parole «Comincia il libro quinto di san Giacomo apostolo» che la tradizione vuole sia l’evangelizzatore del Paese iberico.

La guida non solo costituisce uno dei testi di maggiore rilievo per la storia del pellegrinaggio a Santiago, ma è uno dei migliori esempi di quella letteratura «di viaggio» che nacque in conseguenza delle tre peregrinationes maiores a Roma, Gerusalemme e, appunto, Santiago.

Ciò che contraddistingue questo testo dai tanti altri che nel tempo si sono occupati dei pellegrinaggi a Roma e a Gerusalemme è che qui l’autore non si limita alla descrizione della meta, ma dedica gran parte della sua opera al racconto del viaggio. Non manca davvero nulla: c’è la natura, con i suoi tranelli e le sue meraviglie, ci sono i fiumi, i ponti, i valichi, le strade, e ancora il clima, gli incontri, le esperienze, le città (anche in relazione alle spese), gli ospizi e i luoghi di accoglienza. «Nessuno degli aspetti che caratterizzano il pellegrinaggio — scrive Paolo Caucci von Saucken, già direttore del Centro italiano di studi compostellani e rettore della confraternita di San Jacopo di Compostela, che firma la lunga e accurata introduzione nonché il commento dell’opera — è trascurato», compresi «devozioni da compiere, corpi santi e reliquie da visitare e l’accurata descrizione della cattedrale di Santiago, compimento finale del viaggio». Il risultato di questo che è, insieme un testo letterario, un documento storico e un manuale a uso dei pellegrini, è il ritratto di quella «Europa in cammino» che appare sempre più come la caratteristica del Medioevo europeo.

Nella lunga introduzione alla guida, tra gli altri aspetti, Caucci von Saucken si sofferma sulle motivazioni che spingevano al pellegrinaggio, un pantheon che incuriosisce il lettore degli anni Duemila, considerato il successo che il percorso compostellano riscuote ancora oggi. Perché si partiva? La spiegazione va individuata nella devozione e nella ricerca di un rapporto personale con san Giacomo, l’unico santo, nota Caucci von Saucken, che nell’iconografia si identifica con i propri fedeli fino a essere rappresentato con gli elementi che li caratterizzano. E cioè l’abito da pellegrino, la conchiglia, la bisaccia, il cappello a larghe tese. San Giacomo non è solo «un patrono potente», ma è il «difensore» personale di ciascun pellegrino.

Si poteva però anche essere pellegrini pro voto, ripagando il santo con il sacrificio del viaggio e con la testimonianza personale della grazia ricevuta. E ancora per penitenza, «volendo in tal modo purgarsi di qualche peccato», o per pena canonica o civile. Ma si andava a Santiago anche per denaro, al posto di un altro. O, più genericamente, per rompere la quotidianità e ricercare lo straordinario.

Prima ancora di mettersi in viaggio, però, occorre diventare pellegrini. «Pellegrino, infatti — scrive ancora Caucci von Saucken — lo si diventa; non è una condizione naturale, ma uno status che si acquisisce attraverso una precisa pratica liturgica e si mantiene attraverso determinati comportamenti».

Perché il pellegrinaggio deve avere soprattutto il carattere di un cammino spirituale. Ricordando sempre, come si legge nella guida, che «tutti coloro che vogliono vivere santamente in Cristo debbono sopportare gli obbrobri degli empi e degli eretici e di essere disprezzati come pazzi e stolti, perché è necessario subire numerose tribolazioni per entrare nel regno di Dio».

di Silvia Gusmano