· Città del Vaticano ·

Non solo pittore

Raffaello Sanzio,  «Autoritratto» (1506 circa)

Mario De Simoni racconta Raffaello

14 luglio 2020

Un percorso insolito e originale che prende il via a Roma dal giorno della morte del “divino pittore” per concludersi ad Urbino dove tutto ebbe inizio. Una retrospettiva su uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, visto non solo come pittore e architetto, ma anche come uomo d’affari e appassionato amante, che si apre con la riproduzione monumentale della tomba custodita al Pantheon sulla quale è incisa a chiare lettere la dedica del Bembo: «Qui giace Raffaello, che quando visse la natura temette d’esser vinta, e ora che egli è morto teme di morire». Ne parliamo con Mario De Simoni, presidente delle Scuderie del Quirinale, che ha guidato la straordinaria mostra su Raffaello curata da Matteo Lanfranconi e Marzia Faietti.

Perché la scelta di invertire l’itinerario delle opere partendo dalla fine?

Capisco che possa essere considerata una scelta audace, ma quando Matteo Lafranconi l’ha proposta tutti siamo stati subito d’accordo. Raffaello muore a Roma, è a Roma che deve la sua consacrazione di artista totale (pittore, architetto, urbanista, studioso dell’antico), quest’anno si celebra l’anniversario della morte, è parso a tutti naturale accettare un’idea che attraverso un percorso a ritroso consente di ricostruire in filigrana la parabola artistica e umana di Raffaello, partendo proprio dalla sua più completa maturità. Fra l’altro, la forza simbolica della perfetta replica della tomba consente di presentare subito al visitatore alcuni dei temi fondanti della mostra, dallo spirito progettuale di Raffaello (che progetta la sua stessa sepoltura) al confronto con l’antico, all’attraversamento delle varie discipline.

La pandemia ha costretto anche le Scuderie del Quirinale a chiudere i battenti ma non a fermarsi. Come avete reagito? In che modo siete riusciti a permettere comunque ai visitatori di tutto il mondo di entrare nelle sale del museo?

Ancor prima dell’autorizzazione a riaprire le Scuderie, avevamo sviluppato un protocollo con Maurizio Marceca, del Dipartimento di malattie infettive de La Sapienza, poi armonizzato con le linee guida. La modalità individuata consente una visita in sicurezza. A parte la prenotazione obbligatoria e un accurato triage all’ingresso (compreso un tappetino di decontaminazione delle suole) i visitatori vengono divisi in piccoli gruppi di 8 persone, che partono ogni cinque minuti accompagnati dal nostro personale, per una visita che alla fine dura un’ora e venti minuti.

Quanto ha contato l’uso delle moderne tecnologie per gli allestimenti e la fruizione della mostra?

Oltre alla straordinaria replica in scala naturale della tomba, vi è un altro caso assai significativo: la perfetta replica del cartone preparatorio del Sacrificio di Listra, il meraviglioso arazzo prestatoci dai Musei Vaticani. I cartoni infatti non possono viaggiare per la loro fragilità e l’utilizzo di queste tecnologie, uniche al mondo, di rimaterializzazione in 3D delle scansioni effettuate ad altissima risoluzione consente al visitatore di apprezzare l’arazzo, a confronto con l’altrettanto significativo cartone.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con i Musei Vaticani. In che modo, e come valuta questa collaborazione? Come sono avvenuti i contatti e come è avvenuta la scelta delle opere?

La collaborazione con i Musei Vaticani è stata uno degli elementi decisivi per la riuscita della mostra. Una collaborazione che si è sviluppata almeno su due livelli. Un livello strategico, grazie al quale abbiamo armonizzato date e contenuti delle rispettive iniziative, e un livello più strettamente scientifico, con la partecipazione di Barbara Jatta e di Guido Cornini al Comitato Scientifico della mostra, da cui sono derivati prestiti preziosi, anche per costruire al meglio il continuo confronto con l’antico che costituisce il filo rosso dell’esposizione.

Un’impresa colossale costruire un’esposizione così completa; e sicuramente anche molto complesso gestire l’emergenza. Quanto è stato importante il tessuto connettivo con gli altri musei per fronteggiare la crisi in modo condiviso?

Quel che è successo con l’emergenza covid-19 lascerà tracce anche nel mondo dei musei e nelle loro relazioni. Nel momento più buio, con una mostra di queste dimensioni immobilizzata, abbiamo avvertito fortissima la solidarietà di tutti, nel convincimento che per situazioni così drammatiche non esistono soluzioni individuali, ma solo soluzioni collettive. E inoltre, nello specifico, abbiamo rilevato come da parte di tutti i prestatori internazionali venisse riconosciuto il diritto di Roma e dell’Italia a celebrare degnamente Raffaello.

A suo parere la massima espressione pittorica di Raffaello è da rintracciarsi nelle opere commissionate dalla Santa Sede?

A poche domande riguardanti la storia dell’arte, e la storia in genere, si può rispondere affermativamente con tanta certezza.

Cosa ci offriranno le Scuderie per il 2021?

Una grande mostra sull’epoca d’oro di Genova (1600/1700), realizzata insieme alla National Gallery di Washington e un progetto sull’Inferno in occasione delle celebrazioni dantesche.

di Flaminia Marinaro