· Città del Vaticano ·

Il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita rilancia l’appello del Papa affinché i giovani si prendano cura degli anziani specie nella pandemia

Non lasciateli soli

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28 luglio 2020

Nell’alleanza tra le generazioni indicata da Francesco c’è il ricordo di nonna Rosa e, poi, il rapporto con Benedetto XVI


«Non lasciateli soli!». Premuroso e preoccupato, il Papa fa proprie le difficoltà dei più deboli in questo tempo segnato dalla pandemia, e pensa ai tanti anziani che, nelle maglie del distanziamento sociale, rischiano di precipitare nella solitudine e nell’abbandono. In loro soccorso il Pontefice ha chiamato a raccolta i giovani, che considera collaboratori privilegiati in questa opera, invitandoli «a compiere un gesto di tenerezza verso gli anziani, — ha detto all’Angelus di domenica 26 luglio — soprattutto i più soli, nelle case e nelle residenze, quelli che da tanti mesi non vedono i loro cari. Cari giovani, ciascuno di questi anziani è vostro nonno!».

L’appello è stato immediatamente raccolto dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, che sul sito (www.laityfamilylife.va) ha avviato la campagna “Ogni anziano è tuo nonno”. Un’iniziativa che, per coinvolgere maggiormente le nuove generazioni, si affida anche alla diffusione su tutti i canali social dell’hashtag #sendyourhug «manda il tuo abbraccio». Nel rispetto delle norme sanitarie in vigore nei diversi Paesi, l’invito è quello, molto concreto, fatto dal vescovo di Roma: «Usate la fantasia dell’amore, fate telefonate, videochiamate, inviate messaggi, ascoltateli e, dove possibile nel rispetto delle norme sanitarie, andate anche a trovarli. Inviate loro un abbraccio». I post più significativi saranno poi rilanciati dal portale. Già, del resto, si legge in un comunicato del Dicastero, in questi mesi molte Conferenze episcopali, associazioni e singoli fedeli, proprio con «la fantasia dell’amore» hanno trovato il modo per far giungere agli anziani soli la vicinanza della comunità ecclesiale. Ora, si aggiunge, «laddove ciò sia possibile — o quando l’emergenza sanitaria lo permetterà — invitiamo i giovani a rendere ancora più concreto l’abbraccio, andando a trovare gli anziani di persona».

Quello di Francesco è stato un appello forte e al tempo stesso fiducioso da parte di chi sente e vive un profondo legame con le giovani generazioni. Egli stesso, in fondo, si sente un nonno al quale i nipotini possono rivolgersi in qualsiasi momento: come quando durante il viaggio nelle Filippine nel gennaio 2015 la folla lo chiamava Lolo Kiko (“nonno Francesco”) e lui, più volte, si disse contento di tale familiarità.

Già, familiarità. Alla base di questa premura c’è, infatti, una realtà che, sin dall’inizio del pontificato, Bergoglio ha posto come centrale nel suo magistero, quella della famiglia. In essa, in particolare, egli ha costantemente sottolineato l’importanza di un ponte tra le generazioni, di un’alleanza di vita per la quale i giovani portano avanti i sogni degli anziani, i nipoti costruiscono il futuro sulle radici salde dei valori ereditati dai nonni. Di fronte a una società che giudica l’anziano un peso, un elemento improduttivo, uno scarto, il Papa è instancabile nel proporre la “ricchezza di anni” come un bene prezioso per l’intera comunità.

Gli anziani sono la saggezza della famiglia, non certo un peso inutile; e attraverso la loro esperienza e la loro memoria possono dare un contributo alla vita della società. Concetti ribaditi a più riprese, nelle omelie, nelle catechesi, durante i viaggi e le visite pastorali, o nel recente Sinodo dedicato ai giovani. Ma mai affidandosi a ragionamenti teorici. Quando Francesco parla di questo rapporto tocca sempre la carne della vita, ricorda aneddoti, visualizza con le parole ciò che emerge dalla quotidianità. E usa immagini concrete, come quella eloquente dell’albero che se staccato dalle radici non cresce, non dà fiori né frutti. «Quello che l’albero ha di fiorito, viene da quello che ha di sotterrato», ha detto domenica scorsa citando i versi del poeta argentino Francisco Luis Bernárdez (1900-1978).

Quante volte il Pontefice ha accennato, con discrezione e tenerezza, al rapporto che lo legava alla cara nonna Rosa? A come lei regalasse perle di saggezza e di buon senso al nipotino; a come da lei egli abbia imparato a pregare? In un’occasione spiegò: «Le parole dei nonni hanno qualcosa di speciale per i giovani. Anche la fede si trasmette così, attraverso la testimonianza degli anziani che ne hanno fatto il lievito della loro vita. Io lo so per esperienza personale. Ancora oggi porto sempre con me, nel breviario, le parole che mia nonna Rosa mi consegnò per iscritto il giorno della mia ordinazione sacerdotale; le leggo spesso e mi fa bene». E quante volte, trasferendo queste immagini familiari a quella che è la famiglia della Chiesa, Francesco ha parlato di Benedetto XVI, il Papa emerito, come di un nonno affidabile e sapiente? «È come avere — disse in un’intervista — il nonno saggio a casa».

«Ogni anziano è tuo nonno»: l’appello del Papa, nella contingenza di un periodo così difficile per l’intera società, fa riemergere questo tesoro e rilancia quel ponte fra le generazioni, quel prezioso nesso fra radici e futuro che dona speranza all’umanità. Perché — come disse il Pontefice lo scorso febbraio ai partecipanti al congresso «La ricchezza degli anni», organizzato proprio dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita — bisogna guardare gli anziani «con occhi nuovi», perché anche essi, come i giovani e accanto ai giovani, «sono il presente e il domani della Chiesa».

di Maurizio Fontana