· Città del Vaticano ·

Mosca e Ankara sostengono la tregua in Libia

Soldati delle forze leali al premier libico al-Serraj nei pressi di Tripoli (Reuters)

In vista di una soluzione politica del conflitto

09 luglio 2020

Russia e Turchia stanno lavorando per favorire un cessate il fuoco immediato in Libia. A darne notizie è stato ieri il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, auspicando che Ankara «riesca a convincere il Governo di accordo nazionale della necessità di una tregua». I diplomatici turchi — ha detto Lavrov — «stanno lavorando in questa direzione con il Governo di accordo nazionale, spero che riusciranno a raggiungere l’unica giusta decisione nelle attuali condizioni».

Secondo il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, «una soluzione politica alla crisi libica può essere cercata solo quando quella militare sarà messa definitivamente da parte». Lo ha fatto sapere Ibrahim Kalin, portavoce e consigliere del presidente, nel corso di un’intervista all’agenzia statale turca Anadolu. «La Turchia continuerà a sostenere il legittimo governo libico di Fayez al-Serraj» ha assicurato Kalin, sostenendo che «la sicurezza della Turchia dipende anche dalla sicurezza dell’Iraq, dalla sicurezza dell’Iran e anche da quella di tutti gli altri suoi vicini e del Mediterraneo» e che «la Libia è il nostro vicino marittimo al di là del Mediterraneo; non avremmo mai voluto che la Libia diventasse un teatro di guerra per milizie e mercenari stranieri. Ma quando guardiamo a quello che alcuni attori internazionali hanno fatto in Siria — ha aggiunto il portavoce — vediamo che uno scenario simile sta lentamente emergendo in Libia».

Intanto, ieri, si è svolta in videoconferenza la sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia, organizzata dalla presidenza tedesca, in un formato allargato a tutti i Paesi partecipanti alla Conferenza di Berlino. La riunione, che è stata presieduta dal ministro degli esteri tedesco Heiko Maas e ha visto la partecipazione del segretario generale dell’Onu António Guterres, ha rappresentato — secondo i commentatori — «una proficua occasione per confermare il sostegno della comunità internazionale agli sforzi delle Nazioni Unite nel raggiungere la cessazione delle ostilità e promuovere pace e sicurezza in Libia». Il ministro degli esteri italiano, Luigi Di Maio, ha riaffermato il convinto sostegno del suo Paese al Processo di Berlino secondo quattro prioritarie linee di azione: la fine di tutte le interferenze esterne in violazione dell’embargo Onu; il raggiungimento di un accordo sul cessate il fuoco effettivo; la rivitalizzazione senza ulteriore ritardi del dialogo politico a favore di una soluzione pienamente inclusiva; la tempestiva ripresa della produzione petrolifera. Di Maio ha infine sottolineato l’urgenza di nominare quanto prima un nuovo rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Libia.