· Città del Vaticano ·

I trent’anni dell’Istituto di studi ecumenici San Bernardino di Venezia

Molto più di una scuola

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
20 luglio 2020

Il 1° marzo 1990 la Congregazione per l’educazione cattolica pubblicò il decreto di approvazione dei corsi dell’Istituto di studi ecumenici (Ise) San Bernardino di Venezia per il conseguimento della licenza in teologia ecumenica: con questo atto si apriva una storia che aveva preso le mosse anni prima a Verona. Infatti l’idea di un biennio autonomo per una licenza in teologia ecumenica era venuta maturando a Verona, soprattutto grazie all’iniziativa del padre francescano Tecle Vetrali, all’inizio degli anni ’80; questa idea aveva trovato il sostegno di alcuni vescovi italiani, tra i quali monsignor Alberto Ablondi e monsignor Giuliano Agresti, che ritenevano la formazione ecumenica della comunità locale come un passaggio fondamentale nella recezione del concilio Vaticano II nella linea indicata da Giovanni Paolo II.

L’idea di un istituto ecumenico non era una novità in Italia dal momento che dal novembre 1969 era attivo l’Istituto ecumenico San Nicola, prima a Molfetta e poi dal settembre 1971 a Bari, voluto dalla Conferenza episcopale pugliese e dai domenicani anche per rafforzare il dialogo della Chiesa cattolica con il mondo ortodosso alla luce dei passi compiuti da Paolo VI e dal patriarca Atenagora. Il progetto dell’Istituto studi ecumenici San Bernardino si collocava quindi in un contesto di grande vivacità del cammino ecumenico, che si confrontava con le difficoltà della promozione della dimensione ecumenica nella Chiesa cattolica, come elemento costitutivo di una Chiesa in dialogo per la missione.

Dopo un periodo di rodaggio a Verona, dove venne verificata la bontà del progetto anche grazie alla presenza di appassionati e competenti docenti, tra i quali vanno ricordati almeno monsignor Luigi Sartori e il pastore valdese Renzo Bertalot, l’Istituto si trasferì a Venezia, nei locali del convento di San Francesco della Vigna, con la «benedizione» del cardinale Marco Cé, patriarca di Venezia, che vedeva in questa presenza un’occasione per rilanciare l’idea di Venezia, città del dialogo. Il passaggio dell’Ise a Venezia portò anche alla creazione di una biblioteca specializzata, con una ampia e aggiornata sezione di riviste ecumeniche, arricchita da una parte storica nella quale è presente una copia della prima edizione a stampa del Corano (1538). Con l’assunzione della presidenza dell’Ise da parte del francescano Roberto Giraldo, allievo del teologo Umberto Betti, si aprì una nuova stagione, dove, accanto al ripensamento in termini sempre più accademici di alcuni insegnamenti, così come era richiesto dalla Facoltà di teologia dell’Antonianum di Roma, della quale l’Ise faceva parte, si sviluppò il progetto per la realizzazione di una «comunità ospitale», nella quale francescani e studenti vivessero e pregassero insieme. Si creò uno stile ecumenico di accoglienza e di condivisione, tanto più fecondo quanto si moltiplicarono gli studenti di paesi e di confessioni cristiane diverse che si trasferivano nel Convento di San Francesco, anche grazie alla possibilità di accedere a borse di studio per il conseguimento della licenza in teologia ecumenica.

Nei lunghi anni della presidenza del padre Giraldo vennero fatti dei passi nella direzione della creazione di rapporti ecumenici con Facoltà di teologia e Istituti di ricerca, dalla Germania alla Romania, che portarono esperienze ecumeniche che andavano ben oltre il confronto teologico, ma aiutavano a comprendere meglio quanto uniti fossero i cristiani. Di questa stagione, così ricca di iniziative, in un tempo nel quale il cammino ecumenico, anche in Italia, dovette confrontarsi con le nuove condizioni geopolitiche determinate dal crollo del Muro di Berlino, con la nascita in occidente di tante comunità di cristiani orientali, si possono ricordare almeno tre passaggi particolarmente significativi. Il primo è la riflessione sui rapporti tra il cammino ecumenico e il dialogo interreligioso; su questo tema vennero organizzati vari incontri nella consapevolezza che «un esperto in ecumenismo dovesse avere chiare le distinzioni e le relazioni tra ecumenismo, dialogo ebraico-cristiano e dialogo interreligioso e che mediante il dialogo interreligioso la centralità del Cristo potesse avere il suo giusto risalto, come pure che tutto il mistero di Dio potesse riacquistare una luce più calda e brillante e attirare così l’attenzione dei nostri contemporanei», come ricorda lo stesso Giraldo. A questa riflessione si può far risalire l’idea di istituire due corsi di master di primo livello, uno in teologia ecumenica e l’altro in dialogo interreligioso, fruibili anche in modalità webinar, che sono giunti alla decima edizione, come momento di aggiornamento e di approfondimento, ampliando così la proposta formativa del corso biennale per la licenza in teologia ecumenica. Il secondo passaggio è stato il riaffermare il legame con la Pontificia Università Antonianum, con l’incorporamento dell’Ise nella Facoltà di teologia al momento della creazione della Facoltà di teologia del Triveneto, quando era stata posta la questione di un trasferimento dell’Ise nella nuova Facoltà. Infine l’accoglienza del progetto per la realizzazione di un Centro studi per l’ecumenismo in Italia, voluto dall’allora presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana monsignor Vincenzo Paglia, sostenuto da un gruppo di vescovi e teologi impegnati direttamente in campo ecumenico, per la raccolta della memoria storica del movimento ecumenico in Italia e per la promozione dell’informazione ecumenica in Italia.

Il Centro studi venne presentato, a Roma, il 26 novembre 2008, durante il convegno nazionale per i delegati diocesani per l’ecumenismo, per poi trovare una sede definitiva, sempre nel convento di San Francesco della Vigna, grazie all’intervento della Fondazione Giovanni Paolo II, il 7 luglio 2012 quando venne riaffermata la collaborazione scientifica tra l’Ise e il Centro studi nel campo della ricerca storico-teologica.

A questi tre passaggi se ne dovrebbero aggiungere molti altri che hanno arricchito la vita quotidiana dell’Ise, scandita da convegni internazionali, giornate di studio, seminari di approfondimento, partecipazione a incontri ecumenici, oltre che da innumerevoli rapporti di fraternità ecumenica che hanno profondamente segnato coloro che sono stati accolti, anche per una sola giornata, a San Francesco della Vigna, scoprendo, spesso, un universo di dialogo. A questa stagione appartiene anche la nascita dell’Associazione italiana docenti di ecumenismo, che raccoglie studiosi avventisti, cattolici, ortodossi, pentecostali e valdesi, che proprio a Venezia, all’Ise, il 12 ottobre 2013, presero la decisione di creare questa associazione, chiedendo ospitalità all’Ise, riconosciuto, anche in quella occasione, come la casa della formazione ecumenica, anche perché molti dei docenti di ecumenismo, impegnati talvolta anche nel campo della pastorale ecumenica a livello regionale e nazionale, condividevano l’esperienza di studio all’Ise.

In occasione del 30° anniversario del riconoscimento dei corsi dell’Istituto era stato programmato, per il 12 marzo 2020, un convegno internazionale nel quale offrire una riflessione sullo stato del dialogo ecumenico della Chiesa cattolica con il mondo della Riforma, con le Chiese ortodosse e con l’ebraismo e sul contributo dell’Ise a questo dialogo, e proporre un confronto sull’ecumenismo in Italia e sul suo rapporto con il dialogo interreligioso. Il convegno doveva essere anche l’occasione per ringraziare pubblicamente i due presidi dell’Ise, padre Vetrali e padre Giraldo, e per presentare il volume Un laboratorio ecumenico a Venezia - I trent’anni dell’Istituto di studi ecumenici,pubblicato nella collana dei Quaderni di studi ecumenici, ma la pandemia del covid-19 ha fatto rinviare il convegno alla primavera del 2021. Per il 5 settembre, con la partecipazione di padre Giuseppe Buffon, decano della Facoltà di teologia della Pontificia Università Antonianum, è previsto un seminario per i docenti dell’Ise, coordinato dal nuovo preside, nominato il 17 giugno: padre Lorenzo Raniero. Sarà l’occasione per interrogarsi, anche alla luce dell’esperienza del covid-19, su come declinare nel presente e nel futuro la vocazione ecumenica dell’Ise per favorire la conversione all’unità in modo da uscire «dall’accampamento» e stare in mezzo agli altri per conoscere e far conoscere Cristo, luce delle genti.

di Riccardo Burigana